Le province le aboliamo noi!

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Bice pubblica questo articolo del Sen. Paolo Danieli
, seguito ideale de ""Il taglio non fatto"" pubblicato sul n. 283

 

 

E’ qualche anno che indichiamo nell’abolizione delle province un modo per ammodernare lo stato e risparmiare un bel po’ di soldi: 10.6 miliardi, fatti salvi i posti di lavoro, secondo uno studio dell’Ispes, che si tradurrebbero, secondo uno studio della Confesercenti, in un risparmio di 300 euro l’anno a famiglia.

Lo avevamo detto che era un errore per Berlusconi accettare il veto di Bossi. Poi sono arrivate le sberle delle comunali e del referendum, chiari segnali d’allarme circa il gradimento del centrodestra. Noi, che di centrodestra siamo, abbiamo subito pensato: adesso il Cavaliere prende il coraggio a due mani e abolisce le province, come da programma, per dare alla gente dei segni forti di cambiamento e far vedere che vuole davvero modernizzare il paese e tagliare i costi della politica.

Invece no.

La Camera, a maggioranza compatta, boccia l’unica riforma che poteva fare con una certa facilità. Con questo il Pdl ha pensato di essersi tolto dai piedi una grana che portava ad avere problemi con la Lega. Ma non è così. Anche su altre questioni la Lega aveva espresso contrarietà come per la guerra di Libia o le missioni militari all’estero. Non per questo Berlusconi vi ha rinunciato. E’andato avanti per la sua strada e per Bossi ha trovato delle compensazioni politiche. Non è stato così per le province. Ed è un grave errore, perché il messaggio che passa è la mancanza di volontà, se non l’impotenza a cambiare qualcosa. Non ci sarà un rapporto diretto, ma guarda caso, dopo pochi giorni c’è stato il crollo della Borsa in seguito alla sfiducia degli investitori internazionali rispetto alla capacità dell’Italia di cambiare marcia, anche a fronte della manovra di oltre 40 Mld di euro messa in piedi da Tremonti.

Ormai quel che è fatto è fatto. Rimane comunque una gran parte di opinione pubblica, a destra come a sinistra, che non accetta altri tagli se prima non si fa quello più facile sull’istituzione più inutile.

Libero e Il Tempo, giornali di destra, la pensano come noi ed hanno lanciato una campagna per un referendum che faccia dal basso quello che non hanno fatto i partiti. Anche Di Pietro, sul fronte opposto, si è detto favorevole all’iniziativa. Tanto meglio. E’ un’occasione da non perdere, che va oltre lo specifico dell’abolizione delle province. Si tratta di qualcosa di cui bisogna cogliere il significato profondo: è il primo atto in cui si manifesta che il popolo, anche quello della Libertà, vuol prendere lui l’iniziativa e realizzare quello che i suoi rappresentanti non riescono a fare pur avendolo promesso nel programma elettorale. E’ una rivolta costruttiva e pacifica della gente contro quella casta che proprio in questi giorni mostra casi intollerabili di malcostume e disonestà. Solo così può rinascere il centrodestra. Recuperando lo spirito del ’94 e con la partecipazione di tutti.

 

 

 

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