Le prossime amministrative: quanti giovani bruceremo?

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La moltiplicazione delle liste che caratterizza le elezioni amministrative contemporanee, figlia da un lato della debolezza dei partiti e dall’altro della forza del candidato, con le liste a suo nome (sulle quali ci sarebbe da riflettere), porta come conseguenza la necessità di trovare molti candidati.

Sono ambite le donne per rispettare il 60-40 del rapporto di genere e ancor più sono merce pregiata i giovani perché in grado di attirare il voto delle nuove generazioni e perché si spera di preparare così un futuro a cui passare il testimone. Per il 65% degli Italiani i giovani dovrebbero avere più spazio in politica e nelle istituzioni.

Soltanto che, terminata la contesa, se sono stati eletti nel consiglio comunale vengono buttati nell’arena, quasi mai con una adeguata preparazione e consapevolezza. Sarebbe interessante effettuare uno studio su quanti abbiano concluso il loro primo e unico mandato, delusi e con l’idea di avere fallito o di non avere dato il possibile.  Un po’ li porta lontano la vita perché, ricordiamolo, il consigliere comunale è un ‘volontario’, con molti impegni, pochi riconoscimenti e la necessità di addentrarsi e comprendere meccanismi complicati e regole scritte, o non scritte, molto stringenti. Ma un po’ è la politica a perderli.

In genere mancano i ‘tutor’, consiglieri più esperti che abbiano la voglia e la pazienza di guidarli con regolarità; spesso perfino gli amministratori finiscono per vedere i consiglieri soltanto come coloro che devono approvare.

Un tempo il giovane arrivava al consiglio comunale dopo avere operato nel partito, nei quartieri, come rappresentante sindacale nella propria azienda. Si faceva una cultura politica e una cultura sulla propria comunità, oltre a maturare personalmente e ad acquisire sicurezza. Ora questo percorso lo deve fare dopo, durante il suo mandato e talvolta non riesce.

Si stanno predisponendo le liste per l’appuntamento di giugno e saranno tanti i giovani candidati; bisogna riuscire a non perderli dopo se non eletti e a non lasciarli soli se siedono in Consiglio. Ne abbiamo bisogno e, piuttosto che giudicarli, è nostro compito incoraggiarli, sostenerli, accompagnarli, come ha detto il presidente Mattarella: “Le giovani generazioni sono la vera speranza per il nostro Paese. Per questo è importante riconoscere e rafforzare collettivamente il loro valore e il loro contributo diretto alla crescita del nostro Paese.”

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