Le Primarie

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""Che per ripristinare la democrazia sia sufficiente chiamare alcuni cittadini a scegliere i candidati di questo o quel partito è una pericolosa illusione.""art. del Sen. Paolo Danieli

Le primarie, nuovo rito purificatore di un sistema che di democratico ha ormai solo il nome, avrebbero dovuto avere la funzione di riportare la politica vicino ai cittadini, di riprendere forme di partecipazione perdute e fornire legittimazione democratica a un sistema palesemente rifluito verso l’oligarchia finanziaria. Ma curare i sintomi e non la causa della malattia rischia di mascherarne le manifestazioni e aggravarla.

 

Che in Italia la democrazia sia poco più che un ricordo lo hanno capito tutti. Ma che per ripristinarla  sia sufficiente chiamare una tantum alcuni cittadini a scegliere i candidati di questo o quel partito è una pericolosa illusione.

Piaccia o no la democrazia indiretta, ovvero rappresentativa, necessita dei partiti come ponte fra il popolo e le istituzioni. Non si scappa. Altrimenti, o si fa la democrazia diretta, impraticabile per le dimensioni degli stati moderni, o si cade nella tirannide (dittatura, per il linguaggio di oggi) oppure nell’oligarchia che significa potere nelle mani di pochi e non necessariamente  dei migliori, perché, altrimenti si tratterebbe di aristocrazia.

Non c’è niente da fare: i partiti ci vogliono. Anche se sono detestati perché hanno subito la medesima derivazione oligarchica del sistema.  Non sono più luogo di partecipazione popolare, ma mezzo per l’affermazione di interessi particolari e di pochi. In più succhiano un sacco di soldi col finanziamento pubblico. Sono insomma la degenerazione o la caricatura di quello che dovrebbero essere.

Il primo passo per restituire al popolo quella sovranità di cui è stato espropriato dai trattati internazionali e dalle degenerazione della democrazia, è che i movimenti o partiti che di si voglia che andranno a costituire la 3^ repubblica rispondano al requisito di essere autenticamente democratici. Ottenibile solo per legge, dando ad essi figura giuridica e regolamentandone i meccanismi rappresentativi interni. Il che vuol dire normare tutti i meccanismi di dirigenza e rappresentanza interna dei partiti, dalla base fino ai vertici, dalle sezioni o club o circoli diffusi sul territorio su, su fino alle direzioni e alle segreterie nazionali. Solo così, esercitando al loro interno la democrazia, i partiti potranno garantire scelte realmente rappresentative della loro base, a cominciare dalla composizione delle liste elettorali.

Non dovrebbe essere una cosa molto difficile da fare. Ci vuole solo la volontà politica di portarla avanti, dopo aver sfatato tutte le panzane dei partiti leggeri, degli eletti, telematici, di plastica ecc.

Le circostanze sono favorevoli. Questa volta la transizione sarà gestita dalla base, non come quella tra il ’92 e il 94 che venne gestita dai leader. Oggi di leader in giro non ce ne sono più. O, se ce ne sono, non sono ancora venuti fuori. Questo favorisce il nuovo impianto democratico e popolare della 3^ Repubblica. L’alternativa è continuare così.

 

 

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