Le parole sono importanti

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp

I furbi hanno il sopravvento, assai sovente, nell’eterna lotta con gli intelligenti… La cosa è nota ma, almeno, non chiamiamoli “furbetti”, termine che suona quasi come un indulgente vezzeggiativo. Le parole sono importanti. Chiamiamoli truffatori e, soprattutto, quando  si ha la ventura di  scoprirli, trattiamoli come tali.

 


L’impennata di assenze per malattia, il lunedì successivo al 15 ottobre 2021, ha fatto scoprire,  ultimi, in ordine di tempo, i “furbetti” del certificato medico, all’entrata in vigore dell’obbligatorietà del green pass.  A precederli, negli anni, i “furbetti del cartellino” che timbravano per poi tornarsene a nanna,  come nel caso  del  vigile  di Sanremo immortalato in  slip mentre compie il rito della timbratura, oppure andarsene a spasso, come appurato per molti  lavoratori che abitavano in luoghi ameni, oppure  per dedicarsi a salutare attività sportiva in canoa, oppure per fare addirittura altri lavori, in caso di stakanovisti.

Non ricordo chi disse che la furbizia fu concessa dal buon Dio agli stupidi che, altrimenti, sarebbero stati destinati a soccombere  in mezzo agli intelligenti. Credo, sperando di non apparire blasfema, che questa cosa, però, sia un tantino sfuggita di mano all’Altissimo… infatti,  non solo i furbi non soccombono,se la passano alla grande e hanno, solitamente, il sopravvento  sulle persone intelligenti.  Le quali  finiscono, loro sì, per apparire addirittura stupide.
È da furbi, in appalti milionari, acquistare mascherine di carta straccia  spacciandole per DPI, lucrando pure sulle provvigioni. È da furbi, quando si è da tempo ritornati nei propri Paesi d’origine, dichiarare di risiedere sempre in Italia,  continuando così a beneficiare di pensioni sociali  dello stato italiano. È da furbi, timbrare un cartellino  e andarsene in giro  piuttosto che annoiarsi  stando dietro una scrivania. È da furbi  gonfiare le note spese, così  da guadagnare da ogni viaggio di lavoro o incarico;  è veramente da  furbi, all’indomani  di un provvedimento  che si vuole aggirare, come l’obbligatorietà del green pass  sul  luogo di lavoro, presentare un certificato medico, (mettendosi in malattia, come  si usa dire fra noi del volgo)  invece di sottoporsi al tampone a pagamento o, ovviamente, vaccinarsi. È da gran furbi fare man bassa del lavoro altrui, appropriandosene, attribuendolo a  sé stessi, agghindandosi con le classiche penne del pavone, anche quando si è, tutt’al più, delle cornacchie.
(Detto per inciso, proprio per carità cristiana, ritengo opportuno avvisare che le penne del pavone portano  anche jella…)
È davvero da furbi, scodinzolare accanto a VIP e “vippini”, in modo da brillare almeno di luce riflessa. È da furbi, millantare  di possedere i requisiti per il reddito di cittadinanza, garantendosi un bell’introito che taluni  non raggiungono neppure lavorando; è da furbi, fingere di essere portatori  di handicap, guadagnando grazie a questo un sussidio. La lista dei  “furbi” o “furbetti” è  assai lunga, la  tipologia come si vede, è assai variegata. Ma tutti, a mio avviso, anziché essere definiti furbi, o furbetti,  (quasi un vezzeggiativo)  meritano di essere chiamati  con il loro vero nome : truffatori.

Godere di benefici per i quali non si ha titolo, significa sottrarre  ad altri un diritto. 
Dimostrare di  essere presenti al lavoro mentre ci si dà al buon tempo, fa lavorare il doppio  chi, invece, è così poco furbo da timbrare e mettersi all’opera. Fingere una disabilità,  beneficiando di  aiuti e diritti, inevitabilmente danneggia chi disabile lo è davvero e, che, dato che le  risorse economiche dello Stato  non sono inesauribili, spesso rimane fuori da aiuti e sovvenzioni.
I furbi sono la parte marcia della società, abili nell’approfittare  della buona fede altrui, nel mondo del lavoro,  in politica,  nella scuola, nei rapporti umani… avvantaggiandosi di ogni fatto e situazione. Talvolta sono soltanto fonte di amarezza e delusione, molto più spesso sono di reale danno a chi furbo non è e non sarà mai.  

Ma il pericolo più grande è che, visto l’andazzo,  si arrivi a rinunciare a educare alla rettitudine  i ragazzi ed i giovani, esortandoli, invece,   a “farsi furbi” .

^^^^^^^^^^^^^^

Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

^^^^^^^^^^^^^^^^

Le parole sono importanti

A.D.Z.

La strana Italia che ci aspetta in  un futuro non troppo lontano

Massimo Nardi

Dodici nazioni in Europa vogliono costruire dei muri per impedire gli ingressi nelle loro nazioni di ospiti non propri ben accetti. Qualcuno si è persino spinto a dire che quest’operazione danneggia noi italiani, e in parte è vero. Sì, perché chi vuole una nuova vita, cambierà strada e cercherà di entrare dalla parte del “ventre molle dell’Europa” e cioè dall’Italia.

Calenda guarda le convergenze

Alberto Venturi

Calenda, persona di grandi capacità (e difetti), se vuole essere credibile bisognerà che abbandoni vezzi della politica di oggi, come essere eletto in consiglio comunale a Roma e dimettersi il giorno dopo, tenendosi il ruolo di eurodeputato. Non avrebbe dovuto neanche presentarsi.  Questo vale per la destra, la sinistra e anche per Draghi.

Al Centro Via Vittorio Veneto parliamo di…. “Judo”

La Reine

Domenica 24 ottobre 2021 alle ore 17.00 presso il Centro Via Vittorio Veneto, sono proseguiti gli appuntamenti con lo sport.

Draghi sì, Draghi no, ma sempre Draghi

Paolo Danieli

Il futuro della democrazia gira attorno al Quirinale. A febbraio, mese in cui dovrà essere eletto il Presidente della Repubblica, mancano solo 4 mesi. E’ sempre importante l’elezione del Capo dello Stato, ma questa volta di più. Vediamo perché.

Titane: gloria e vita al nuovo cinema?     

Francesco Saverio Marzaduri

Il film,  vincitore della Palma d’oro a Cannes, è  secondo lungometraggio della trentottenne parig
ina Julia Ducournau.

Sotto la cenere

Ugo Volpi

La vittoria politica non è quanto potere si ha, ma come si è riuscito a gestirlo quando lo si ha avuto e c’è una misura ancora più importante del voto, seppure non la si consideri ed è il miglioramento della situazione sociale, economica, culturale e di umanità della comunità che si è guidato.

Buona settimana e buona lettura del n. 772 – 463.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...