Le interviste di BICE : M° Tarallo

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BICE intervista il M° Attilio Tarallo,  direttore  della Corale S.S. Pietro e Paolo Apostoli di Torre Maina.

Chi è il Maestro Tarallo?

Napoletano di origine, sposato dal 2000, tre figli, 44 anni, Laureato in Scienze dell’Informazione, come molti dei direttori delle corali amatoriali del nostro territorio, anche io non sono un musicista di professione. Accanto ai miei impegni lavorativi e familiari, coltivo da sempre la passione per la musica in maniera attiva, pur non avendo ultimato gli studi di pianoforte al conservatorio. Fin da ragazzo, ho provato a cimentarmi nella direzione di cori parrocchiali: a 16 anni, quando frequentavo il Liceo Scientifico presso la Scuola Militare Nunziatella a Napoli (uno dei collegi militari dell’Esercito Italiano), subentravo nella direzione del coro degli allievi che serviva alla Messa domenicale e festiva. Da allievo dell’Accademia Militare di Modena, dal 1992 al 1994, ho continuato su questa linea, alimentando e accrescendo la mia passione e le mie competenze.

Da ormai 12 anni, ho lasciato l’Esercito, quando ero nel grado di Capitano, per dare più spazio alla mia personalità, alle mie passioni e, soprattutto, ai miei affetti. Oggi sono responsabile commerciale e di produzione in un’azienda di automazione industriale del Distretto ceramico di Sassuolo.

 

Cosa è stato che l’ha avvicinata alla musica?

In famiglia, sono l’unico che ha compiuto studi di musica e che si è cimentato attivamente nelle espressioni musicali. Tuttavia, mia madre ha sempre ascoltato, in casa, musica classica e operistica. Mi ricordo che, quando frequentavo la scuola media, nomi e componimenti di autori come Bach, Mozart, Brahms, Beethoven, senza trascurare Verdi, Mascagni, Puccini e tanti altri che hanno fatto la storia della musica internazionale, erano per me familiari, al contrario dei miei compagni di classe che ignoravano totalmente tale realtà, facendomi guadagnare i favori della mia professoressa di musica. Già allora conoscevo a memoria le arie e le romanze più famose del melodramma, che mio padre spesso canticchiava in macchina mentre mi accompagnava a scuola. Pertanto, devo ringraziare i miei genitori che, pur non in possesso di alcun titolo accademico in materia musicale, hanno educato la mia sensibilità alla bella musica. Un altro motivo di riconoscenza che ho verso i miei genitori è il fatto che, pur non essendo benestanti, hanno fatto di tutto per comprarmi un pianoforte e pagarmi gli studi musicali che, avendo io scelto di entrare in una Scuola Militare, sono stato costretto – ahimè –  ad abbandonare. Questo abbandono costituisce per me, ancora oggi, un motivo di grande rimorso per non aver dato soddisfazione ai sacrifici fatti dai miei genitori e per non aver acquisito maggiori competenze in ambito musicale.

 

La musica è sempre stata il sottofondo della sua vita, cosa significa?

Se la domanda è da intendersi in maniera concreta, posso dire che, piuttosto che ascoltare brandi di dubbio gusto che passano per le radio commerciali, preferisco sintonizzarmi su canali radiofonici dove viene trasmessa musica classica di ogni epoca. Ritengo che tale tipo di musica elevi l’animo dell’uomo verso il Bello e il Vero, al contrario delle canzonette commerciali che, al di là della loro bassissima qualità, sono un prodotto di consumo “mordi-e-fuggi” che non consentono alla persona di svilupparsi interiormente. Esse sono fatte per non permettere alla persona di pensare, di raccogliersi in introspezione. Esse ti scivolano addosso senza lasciarti nulla. Al contrario, la musica concertistica ed operistica deve essere seguita con attenzione per gustarla appieno e, per questa ragione, i nostri sensi e il nostro animo risultano costantemente impegnati durante tutto l’ascolto. Il sottofondo musicale diventa educazione dell’anima. Può immaginare, a questo punto, quale sia il sottofondo della mia vita.

 

Ad un certo punto ha assunto l’incarico di dirigere la corale Ss. Pietro e Paolo Apostoli di Torre Maina, una bella sfida. 

Certo, una bella sfida di sicuro! La corale di Torre Maina è nata con me, nel 2010, grazie all’impegno di alcuni amici, la maggior parte dei quali tuttora coinvolti nelle attività, e per volontà del Parroco, Don Pierino Sacella, il quale desiderava avere un gruppo che servisse alle Messe con un canto solenne. Grazie ai miei amici coristi della prima ora, sono riuscito a mettere in piedi, partendo da zero, un gruppo solido che, tra alti e bassi, ha raggiunto dei traguardi più che soddisfacenti, soprattutto in considerazione del fatto che stiamo parlando di persone che, nella quasi totalità dei casi, è priva di istruzione musicale. Infatti, i componenti della corale, come per tutte le realtà simili alla nostra, sono volontari appassionati del canto, che dedicano una parte del loro tempo libero ad un’attività ricreativa, secondo me, la più bella: la musica corale.

Dopo lunghe e numerose (non vorrei dire, esagerando, “estenuanti”) sessioni di prove, raggiungere un risultato più che decoroso riempie di soddisfazione me ed ogni singolo corista e ci fa dimenticare tutte le fatiche e anche le delusioni sperimentate durante la preparazione.

 

Quali sono le maggiori difficoltà nel dirigere tante persone, con preparazione, competenze, cultura e voci diverse?

Vengo proprio a quello che dicevo poco fa. Al di là del mio ruolo di direttore di coro, che vivo con passione per il forte legame che ho con la musica classica, ricevo enormi soddisfazioni dai risultati ottenuti dai miei coristi. In altre parole, preparare e dirigere persone di estrazione eterogenea non è facile, perché bisogna rispettare i ritmi di ciascuno e bisogna che tutti raggiungano un risultato che sia minimamente accettabile, una sorta di livello minimo di qualità. Fare questo richiede delle caratteristiche innate di propensione all’insegnamento: una mia corista ha giustamente osservato che spesso i pregevoli musicisti sono carenti nell’insegnamento verso i coristi amatoriali, perché parlano (giustamente) la lingua aulica dei musicisti e, per questo, non vengono sempre compresi. Le innegabili difficoltà che si sperimentano nel raffrontarsi con le corali amatoriali vengono tutte abbattute dal temperamento e dall’indole del direttore: io non sono un vero e proprio musicista, ma spesso riesco a captare le difficoltà di chi non conosce la musica e cerco di parlare la loro stessa lingua. Bisogna essere consapevoli che non si ha di fronte un corpo musicale di professionisti, ai quali si consegnano gli spartiti, ci si incontra per due o tre prove, dopodiché si va in scena. Avere a che fare con una realtà amatoriale comporta, come detto in precedenza, lunghe sessioni di prove, con ripetizioni quasi ossessive addirittura di singole battute o piccoli gruppi di esse, per tirar fuori un risultato che sia accettabile in termini di intonazione e dinamiche. In polifonia, poi, tutto diventa più difficile. Chi non sa leggere la musica è costretto a imparare a memoria e questo costa tempo e sacrificio non solo per il discente, ma anche per l’insegnante.

 

Che cosa vorrebbe per il futuro delle corali o della musica in generale?

Mi piacerebbe che le realtà musicali, che ancora sono vive nel Nord Europa, influenzassero un po’ la nostra cultura, non in termini di stile (di quello ne abbiamo da vendere), ma in termini di impegno. È molto facile cantare le canzoni di tutti i giorni, i cui “autori” e “interpreti” di
bassissima lega sono, oggi, agli onori degli altari proprio grazie a quella connotazione di “usa-e-getta” della musica leggera e della musica contemporanea in generale. La musica classica, polifonica richiede sacrificio nell’esecuzione e, oserei dire, anche nell’ascolto e noi Italiani, un tempo maestri in questo settore, oggi stiamo vivendo una profonda decadenza, specchio di quello che avviene in tutti gli ambiti della nostra società. Il Bello e il Vero hanno lasciato il posto al relativismo e non si intravedono prospettive che migliorino questo stato di cose. Le conseguenze sulle realtà corali sono devastanti: numerose compagini corali cessano lentamente di esistere. Anche per ciò che concerne l’impegno nelle funzioni liturgiche, spesso si preferisce dar spazio ai giovani (in gran parte dei casi, non più tali), i quali mettono in piedi repertori di dubbio gusto, per niente attinenti alla liturgia a cui il loro servizio dovrebbe essere dedicato. Non mi si fraintenda, io non ho pregiudizi nell’impiego di strumenti musicali diversi dall’organo per il servizio alle funzioni liturgiche: anche una chitarra suonata bene, e non come accompagnamento ritmico di canzoni improbabili ed assolutamente anti-liturgiche, ha pieno diritto di essere inserita in un contesto sacro per accompagnare il canto.

A Torre Maina, siamo fortunati perché il Parroco Don Pierino Sacella, riesce, in maniera sapiente, a valorizzare tutte le realtà che ruotano intorno al volontariato parrocchiale. Pertanto, la nostra corale, fortemente voluta dal Parroco stesso, trova il giusto impiego durante alcune delle Messe, più o meno solenni, dell’anno liturgico. Inoltre, la disponibilità di Don Pierino è elevata, mettendo a nostra disposizione i locali parrocchiali per le nostre prove settimanali. Purtroppo, non è dappertutto così e, sempre più spesso, parlando con colleghi direttori, sento dire che la loro opera è ignorata, quando non addirittura osteggiata dai Parroci. In funzione di quanto sancito dal “Musicam Sacram”, ritengo questo stato di cose un enorme abuso oltre che un’ingiustizia nei confronti di chi volontariamente dedica il proprio tempo alle attività della Parrocchia di appartenenza, servendola “in musica”.

 

Quali sono i vostri prossimi appuntamenti così che i lettori di BICE possano venire ad ascoltarvi?

L’Ensemble di Corali, che raggruppa alcuni dei cori dell’ASCAMN (Associazione delle Corali dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola), si riunirà, il 18 e il 19 marzo, a Spilamberto per cantare le Laudi di San Giuseppe durante i festeggiamenti per il Santo Patrono.

Sono previsti, inoltre, ulteriori impegni, quali un concerto presso la Chiesa di San Pietro in Modena, il 15 aprile, replicato presso la Chiesa Parrocchiale di Torre Maina il 24 giugno in occasione del festeggiamento dei Santi Patroni. Il 25 maggio stiamo organizzando un concerto che ripercorra i brani che hanno caratterizzato la Grande Guerra.

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