Le donne all’attacco “Per ottenere norme anti …..

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Caterina Liotti, consigliera provinciale ds, fondatrice del centro documentazione donna, sposata e madre di una ragazzina di 15 anni che approva e ne condivide il lavoro è presidente della “Conferenza delle donne”, un nuovo organismo del quale fanno parte 300 donne elette negli organi di governo degli enti locali

Le donne ragionano in modo diverso dagli uomini?

 

Ma secondo me tanto: le motivazioni che spingono le donne alla politica sono completamente diverse, molto piu’ concrete, con il desiderio di voler cambiare le cose per andare verso un miglioramento della qualità della vita delle persone, anche perché credo che sia tipicamente femminile il tema della salvaguardia della vita umana, della relazioni, della cura delle persone

 

Le donne sono anche piu’ pulite?

 

In questo momento sicuramente sì perché sono meno coinvolte nelle logiche di potere, poi ritengo che lo siano anche tradizionalmente come impostazione, ma su questo non possiamo essere così certe perché noi donne siamo sempre rimaste fuori dal potere, quindi le tentazioni non ci sono state.

Lo vedremo forse fra 100, 200 anni quando arriveremo a dividere il potere con gli uomini.

 

Questa idea trasversale come vi è venuta?

 

Perché già diversi anni fa mi sono resa conto che questi argomenti nelle donne della destra facevano molta fatica a passare, non per motivazioni politiche, ma per scarsa conoscenza anche dei dati. E quindi l’idea di lavorare insieme per mettere in disarmo la macroscopica differenza tra la presenza maschile e femminile, è nata nella passata legislatura pensando che un organismo che potesse comprendere tutte le elette di tutti i partiti forse poteva andare a proporre ai consigli e alle istituzioni norme anti – discriminatorie che riuscissero a scalfire questo soffitto di cristallo.

 

Non vi prendete qualche volta per i capelli?

 

Magari in futuro ci troveremo a dover mediare tra differenti punti di vista politici, ma ora con Claudia Severi, la vice presidente, di Forza Italia, in questi ultimi tempi abbiamo trovato molta condivisione degli obiettivi. Cercheremo di darci pochi obiettivi, chiari, condivisi in modo da poterli realizzare. Non vogliamo fare attività pubbliche, strane. Vogliamo lavorare perché gli statuti dei Comuni, la futura legge elettorale, lo statuto regionale abbiano queste norme. Il nostro deve diventare anche un modo per diffondere questo argomento.

 

Ma le quote rosa non sono discriminanti?

 

Anche io qualche anno fa la pensavo così. Ma dopo sessanta anni dal voto, le donne nelle istituzioni invece di essere piu’ numerose, lo sono sempre meno. Ed ora con il ritorno della legge proporzionale che non darà piu’ la possibilità di esprimere una preferenza, le donne non saranno votate se non saranno messe nei punti giusti della lista. Quindi il tema viene ribaltato sui partiti. I partiti hanno una struttura molto maschile, le donne sono solo il 5%, quindi è molto piu’ facile allearsi tra maschi e andare avanti su obiettivi prioritari che si condividono.

 

Gli uomini amano anche molto le poltrone…

 

Credo che le poltrone facciano piacere a tutti, però credo che le motivazioni che spingono gli uomini ad entrare in politica, per la maggior parte, siano anche legate a questo desiderio di potere. Mentre per le donne, lo ripeto, c’è il desiderio di cambiare le cose. Se non fosse così non si impegnerebbero tanto, anche perché l’impegno politico diventa un terzo, quarto lavoro: il lavoro primario, il compagno, i figli, la casa, le piante, il cane… e la politica, noi spesso facciamo politica mentre facciamo altre cose. C’è un problema culturale di fondo. Ma credo che avendo sommato invece di eliminare una parte del lavoro, noi ci siamo “fregate”. Spesso in famiglia si deve privi
legiare la professione dell’uomo per ragioni strettamente economiche, spesso quindi anche queste discriminazioni nascono da scelte di vita. Però non conosco tante donne che fanno politica per professione, mentre conosco tanti uomini che lo fanno. Alla fine poter dedicare 40 ora alla politica è sicuramente diverso dalle 3-4 ore nostre, quindi ci sono anche differenze sulle possibilità di sviluppo, di incarichi, di carriera

 

In questi ultimi tempi, almeno nella nostra provincia, c’è stato un forte riciclo di politici…

 

Perché, facendolo per professione, vengono ad essere assegnati  incarichi al di là delle competenze specifiche. Noi donne, invece, puntiamo molto sulla qualità del nostro lavoro, sull’esserci sempre, essere competenti, avremo più difficoltà a passare, ad esempio, dalle politiche ambientali a quelle scolastiche, un’altra modalità. Tutte le consigliere provinciali hanno un altro lavoro che non hanno lasciato per la politica insegnanti, avvocate, imprenditrici, impiegate… da qui si capisce la differenza.

 

Il primo obiettivo delle elette?

 

Immediatamente il tema delle norme antidiscriminatorie per l’accesso nelle giunte. Tutti gli statuti comunali possono averne. Nella passate legislature abbiamo fatto la battaglia su Modena e Carpi: è stata approvata una dicitura dello statuto che dice che un sesso non può prevalere sull’altro per piu’ di due terzi. Infatti a Modena abbiamo 4 assessori donna perché c’è questa norma. Quindi primo obiettivo fare aumentare le donne nelle istituzioni per far sì che siano una massa critica. Poi la formazione sugli strumenti che si hanno a disposizione. Ma intanto la consapevolezza di tutte le donne nelle istituzioni che ogni decisione politica, ogni decisione di dove mettere i soldi ha un colore e un senso politico. Se, ad esempio, decido di investire sugli asili nido favorisco la possibilità per le donne di andare a lavorare, se decido di investire sugli stadi, favorisco un’altra classe di persone. Quindi importante influire sui bilanci, su come vengono investiti i soldi. Se le amministratrici avranno questa consapevolezza forse riusciremo anche a confrontarci sui temi di genere sulle scelte della politica, cosa molto difficile ora.

 

Ma ci sono donne che vogliono impegnarsi?

 

Si sente spesso “ma se solo ci fossero delle donne da mettere in lista…” ma le donne ci sono, bisogna solo riuscirle a vedere, se non le vogliono vedere… è ridicola questa affermazione. Soprattutto nella selezione delle candidature: se ci fossero dei criteri legati alla competenze e alla rappresentatività delle varie categorie, sarebbe veramente importante. Una legge così obbrobriosa sulla fecondazione assistita non sarebbe sicuramente passata se in parlamento ci fossero state il 50% di donne. Le nostre non sono recriminazioni sterili o rivendicazioni di potere, è rivendicazione rispetto ad un progetto politico che deve avere contemplata una mediazione tra i due punti di vista. E andrebbe a colmare sicuramente un deficit di democrazia

 

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