Le dimissioni doverose ma impossibili

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Il NO è un voto contro l’insicurezza del presente e del futuro a cui siamo costretti. Ancora una volta la classe politica non ha capito che delegittimare l’avversario delegittima tutti.

 


Mi ha colto di sorpresa il risultato elettorale, con l’affermazione del NO, soprattutto perché generalizzato in tutte le regioni, anche se accentuato in Meridione e fra i giovani. Io credevo che il popolo anziano televisivo, propenso al sì dopo settimane di Renzi in ogni dove e in ogni come, sarebbe bastato a fare pendere il piatto della bilancia e in effetti i sondaggisti hanno visto il SI crescere con l’età. Ma Internet, schierato con il NO, è stato più forte e non sono servite misure come i 500 euro per la cultura, la chiusura del contratto del settore pubblico e gli altri interventi decisi nelle ultime settimane; anche nelle elezioni comunali le strade asfaltate portano voti, ma non l’ultimo trimestre nel quale risultano una misura elettorale.

La larghissima partecipazione conferma come non sia stato un voto sul merito della riforma, i cui contenuti restano incomprensibili alla maggior parte degli Italiani, ma un voto sul Governo Renzi ed è una bocciatura tale da costringere il premier a recarsi al colle per presentare le doverose dimissioni. Il presidente Mattarella dovrebbe accoglierle e pretendere un immediato ricorso alle urne, ma nel sommo caos italiano di riforme a metà, tornarci con l’attuale legge elettorale è una pazzia e in più  c’è da rendere esecutiva la legge di stabilità per il 2017. Si andrà cioè verso qualche forma di gestione provvisoria,  la soluzione menopeggio ma con orizzonti non oltre il proprio naso e quotidiani ricatti.

Più che la riforma elettorale, hanno pesato nel giudizio degli Italiani l’incapacità di regolare e gestire i migranti; la mancanza di lavoro, di prospettive e la possibilità di farsi una famiglia per i giovani; l’insopportabilità della politica parlata, anzi urlata, che non sa ripulirsi dei suoi eccessi e risulta un mondo a se stante, lontano dai bisogni della gente; la corruzione, i favoritismi, i soldi spesi male, la burocrazia.  Il NO è un voto contro l’insicurezza del presente e del futuro a cui siamo costretti. Ancora una volta la classe politica non ha capito che delegittimare l’avversario delegittima tutti.

Le riforme non si possono più fare? Perché no? Sull’abolizione del Cnel e soprattutto sull’abolizione del Senato esiste una maggioranza forte; sono contrari, forse, soltanto i senatori. Si può ripartire da lì e si potrebbe fare anche in fretta, ma tocchiamo il centro della questione: la serietà, l’onestà intellettuale e lo spirito della nostra classe politica. Ognuno cercherà di sfruttare la vittoria del NO a vantaggio del proprio gruppo e il Pd è in questo senso emblematico; ovviamente sono già stati chiesti il congresso e l’elezione di un nuovo segretario, ma pure con la vittoria del SI si sarebbe andati verso una resa dei conti, a rapporti di forza invertiti. Alla fine l’unico partito a uscirne con le ossa rotta è proprio il Pd; i suoi alleati del SI invece non pagheranno dazio e risulteranno ancora più indispensabili.  

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