Le colpe? Sempre di Berlusconi

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Come la donna amata per un uomo tradito, Berlusconi è l’ossessione della sinistra. E tutto quello che non funziona è colpa del Cavaliere, persino le divisioni interne della maggioranza trovano la loro causa nei prodromi del governo di centrodestra.

Prodi vara una finanziaria di tasse che ha provocato il crollo della maggioranza nei sondaggi, oltre alle proteste di piazza e ai fischi ai ministri? La colpa è dell’eredità ricevuta dall’esecutivo di centrodestra, dalla nefasta politica economica di Tremonti e dalla necessità di coprire il “”buco”” nelle finanze pubbliche. E così la finanziaria-assassina trova il colpevole in Berlusconi.

Il governo non riesce a comunicare e quindi a far comprendere, le proprie scelte? E’ colpa di quel diavolo di Berlusconi che, come fosse “”sua emittenza””, ha occupato tutti i media!

I comunisti-pacificisti-ambientalisti-antiamericani sono contrari all’ampliamento della base militare di Vicenza e minacciano ritorsioni in Parlamento? La colpa è della politica filoamericana del premier azzurro che non ha mai saputo dire di no a Bush. Se poi anche l’amministrazione della città veneta è favorevole al progetto, la causa sta nell’atteggiamento “”del sindaco e della giunta proni ai voleri del leader azzurro”” (L’Unità 18-1-07).

La sinistra di governo non trova una sintesi sulla riforma delle pensioni con conseguenze pesanti sui conti pubblici e sul welfare futuri? Mannaggia a Berlusconi che, diciamo noi, ha fatto una riforma giusta ma troppo liberale per una cultura che si conferma sempre più comunista e che inevitabilmente divide gli animi dell’Unione. E lo stesso vale per la legge Biagi o la riforma scolastica.

Insomma, oggi come nel 1994, Berlusconi è l’uomo che ha sconvolto la loro esistenza, e poco importa che sia al governo o all’opposizione. Il nemico numero uno da abbattere rimane sempre e comunque lui: perchè è l’unico che rende precaria e traballante la poltrona del loro potere. D’altronde la strategia dei dittatori è sempre stata questa: identificare un nemico esterno su cui convogliare l’attenzione e gli strali per poter – distratto il popolo – fare all’interno quello che gli pare. Con un motivo in più: una maggioranza divisa trova nell’antiberlusconismo un collante ideologico più forte della colla dell’elefante.

 

 

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