Le cinque “emme” della donna perfetta

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Considerazioni di Maria sulla indicazione del ministro Brunettta , se pur appena abbozzata, riguardante la perequazione verso l'alto dell'età pensionabile di uomini e donne

Quando si dice la saggezza dei proverbi…

Qualche settimana fa ci fu una spassosa citazione di Emmeci, nostro prestigioso lettore e commentatore d’oltre oceano,  a proposito di rovinose cadute in quel di Venezia, (Le zoccolate della nobilcultura di sinistra). Esse sono molto  frequenti, anche prima che venisse inaugurato il Ponte della Costituzione, noto anche  come Ponte di Calatrava, frequenti tanto da essere oggetto  di un proverbio addirittura, riguardo alle  facili cadute sullo scivoloso marmo bianco dei ponti, in ogni epoca.

Sempre attingendo alla saggezza dei proverbi e alla  grazia sorridente tipica del Veneto, cito questo delizioso proverbio che in sintesi definisce le qualità della donna perfetta, riassumibili in quattro “emme”.

Matrona in strada, Modesta in cèsa, Massara in casa, Mata in leto.

Matrona, nel senso di signorile e distinta, per la strada.

Modesta, ovviamente, in chiesa.

Massara, corrispondente all’ arzdora emiliana e romagnola, cioè perfetta donna di casa.

Mata in leto, importante quanto e più delle precedenti qualità,  non credo abbia grande necessità di essere tradotto J

Temo che questo proverbio stia per  essere aggiornato.

Nella fattispecie, aggiungendo una quinta “emme” per il raggiungimento della  femminile perfezione.

Quella di  “Manager”.

Non  uso questa parola per indicare solo la donna che  ha incarichi dirigenziali, no, ma per indicare in generale  la donna che  deve essere anche una lavoratrice e, stando alle ultime notizie, deve esserlo come un uomo anche nella durata del periodo lavorativo, perché è giusto che vada in pensione a 65 anni.

Giusto, ci dobbiamo adeguare alle normative europee, anche se, con amarezza, noto che ci adeguiamo, come al solito,  preferibilmente nell’ultima parte, tralasciando, ad esempio, altre cose assai importanti cui ci dovremmo adeguare, come il telelavoro,  la parità nelle contribuzioni fra uomo e donna, gli asili-nido, sia pubblici, sia privati all’interno dei posti di lavoro, e in senso lato con l’incremento di tutte quelle strutture, scolastiche, sociali, etc. che rendano possibile e meno affannosa e difficile per una donna la gestione della famiglia e dei figli.

Qualche volta l’ho scritto, e ancora lo penso, ossia che una donna dovrebbe lavorare soltanto se vuole, e dovrebbe poterlo fare senza sottrarre alla cura dei figli, del marito e della casa nemmeno una piccola parte del tempo che essi meritano.

Non si può fare, perché dovrebbero essere almeno raddoppiati gli emolumenti spettanti ad ogni capofamiglia. Cosa impensabile e poi è noto che  ci son molte coraggiose madri che sono esse stesse capofamiglia, perché allevano da sole, per i più svariati motivi, (separazione, vedovanza, uomo che si è vigliaccamente dileguato di fronte alla responsabilità di un bimbo in arrivo) i loro figli, e per queste madri, per queste persone forti e tenaci,  lavorare non è un grazioso hobby, per pagarsi  qualche capriccio o qualche abitino firmato… ma è, purtroppo, la dura e inevitabile necessità della vita.

Pertanto, è perfettamente inutile fare della retorica su questo tema, favoleggiando, con imperdonabile misoginia,  di impegnatissime donne che lavorano per pagare le baby sitter, mentre loro sono occupate a far spese o dall’estetista o a sgambettare in palestra. Per quanto queste siano figure femminili realmente esistenti nella nostra società, non appartengono alla normale, benedetta moltitudine di donne “qualsiasi”  che davvero si dedicano con inenarrabili sacrifici ai propri cari e al lavoro. Inoltre, nell’immaginario collettivo, anche ai giorni nostri, le donne devono occuparsi degli anziani, dei disabili, delle persone più deboli, spesso presenti in famiglia e, come mi è accaduto di dire altre volte, viene da chiedersi quando queste donne abbiano un briciolo di tempo per loro stesse.

Quindi, il provvedimento ventilato dal Ministro Brunetta, peraltro ammirevole per determinazione e spirito d’iniziativa  in svariate altre  occasioni, credo sia per lo meno discutibile.

Forse sarebbe una cosa buona adeguarci in tutto, non soltanto nella perequazione verso l’alto dell’età pensionabile di uomini e donne, se possibile facendo una valutazione non solo dell’aspetto finanziario ma anche del ruolo sociale che svolge ogni  donna. La quale deve conciliare lavoro, maternità e servizi di assistenza e, dopo il lavoro fuori casa, rientra e inizia il suo vero lavoro di moglie, madre  e factotum, in famiglia.

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