Le Br annunciano: Eseguiamo la sentenza

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“Pagine memorabili del giornalismo italiano”Titolo su nove colonne de “il Giornale” del 6 maggio 1978:Le Br annunciano: Eseguiamo la sentenza.di Indro Montanelli

 Il resto è silenzio.

Il messaggio delle brigate rosse lascia ben pochi spiragli aperti alla speranza, ma non li chiude tutti. A tenerne socchiuso uno è il gerundio della frase finale: «Concludiamo la battaglia iniziata il 16 marzo eseguendo la sentenza ecc.». Il che farebbe credere che la sentenza non è ancora stata eseguita, e in tal caso l’annuncio potrebb’essere un estremo tentativo per piegare la renitenza del governo alle trattative coi terroristi. Ma nel calcolo delle probabilità, questa è l’ipotesi che ne ha di meno. I più, a cominciare dagli organi della polizia, sono convinti che Moro sia stato ucciso la notte scorsa e che da un’ora all’altra ne avremo la macabra prova.

L’analisi del volantino, che a quanto pare conclude la tragica vicenda promettendone di nuove, la rimandiamo ad altro momento. Ora il nostro pensiero è occupato unicamente da Moro. Dalla vittima di una sorte che ci sembrerebbe di nobilitare chiamandola Fato o Destino: il suo nome è delitto, delitto e basta. Ma vogliamo subito aggiungere che il senso di pietà che ci pervade non è maculato di rimorsi. Tutti, è vero, dovevamo forse fare qualcosa di più per impedire che la baldanza del crimine arrivasse al punto cui arrivò il 16 marzo. Ma da allora in poi non abbiamo rimproveri da muoverci né da muovere alla classe politica. Rifiutando qualsiasi mercato coi criminali, essa ha interpretato i sentimenti della stragrande maggioranza degl’italiani. Coloro che quel mercato volevano, non lo volevano per salvare la testa di Moro, ma per dare partita vinta ai suoi aguzzini.

Non intendiamo scrivere l’epitaffio di Moro perché non ci sentiamo di rinunciare al barlume di speranza che quell’eseguendo lascia tuttora baluginare. Ma una cosa vogliamo dire, che sarebbe vera anche nel caso in cui risultasse che i brigatisti hanno ancora una volta bluffato per qualche loro cinico calcolo. Essi non hanno mai avuto in mano Aldo Moro. Il presidente della Democrazia cristiana morì nel momento in cui venne sequestrato: nulla di ciò che da allora ha detto e fatto può essergli addebitato. L’unico omaggio che possiamo e dobbiamo rendergli – oggi, domani o chissà quando – è quello di fissare la data della sua scomparsa il 16 marzo. E che il resto sia silenzio.

Siamo sicuri che, se un giorno potrà farlo, egli stesso non chiederà altro.

 

il Giornale nuovo – sabato 6 maggio 1978

E che il resto sia silenzio.

Quell’eterea speranza, appesa al filo della congettura sintattica, si rivelerà evanescente.

Non ci sono frasi, non ci sono aggettivi, non ci sono verbi oggi come non ci furono allora.

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