Lavori che scompariranno

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Oggi  viviamo in piena rivoluzione industriale: il mondo del lavoro sta cambiando ad una velocità tale che nei prossimi anni molte prestigiose professioni che universalmente erano considerate sicure o ben retribuite, spariranno molto presto.


Ho recentemente pubblicato un videoclip che descrive come numerosi percorsi di formazione universitaria conducono inesorabilmente alla disoccupazione o all’impossibilità di conseguire un posto di lavoro decorosamente retribuito e consono agli studi accademici effettuati. Inutile continuare a far finta di niente: cosa studiare dopo la maturità rappresenta una decisione che determinerà il futuro del proprio stile di vita. Qualcuno potrebbe dire che questo valeva anche trent’anni fa, pertanto non si tratta di chissà quale novità. Tuttavia rispetto agli anni Novanta oggi viviamo in piena rivoluzione industriale: il mondo del lavoro sta cambiando ad una velocità tale che nei prossimi anni molte professioni che consideravamo sicure o ben retribuite spariranno molto presto. La transizione dalla new economy alla digital economy sta accelerando anche a causa della pandemia di coronavirus che ha obbligato la civiltà umana a cambiare il modo di lavorare, di comunicare e di relazionarsi con gli altri.

Chi è genitore non dovrebbe assecondare i propri figli nella scelta insensata di prediligere alcune facoltà universitarie che condurranno purtroppo ad una assicurata povertà endemica. Un conto è studiare per passione, un conto è studiare per cercare il miglior inserimento professionale possibile nella società. Per conseguire questo risultato è necessario discriminare ossia individuare e prediligere quelle competenze e capacità professionali che ora richiede il mercato del lavoro. Ignorare questa obbligazione condurrà ad una sola conseguenza: la disoccupazione cronica. Oltre al percorso di formazione universitaria il più possibile contiguo e correlato alle STEM (Science, Technology, Engineering and Maths) appare propedeutico comprendere in anticipo quali professioni scompariranno a breve in forza della technology disruption del decennio 2020/2030. Vediamo pertanto la classifica delle dieci professioni e mestieri che avranno la vita molto breve.

Al decimo posto troviamo il notaio, uno dei lavori tanto ambiti quanto denigrati in Italia: la figura del notaio diventerà anacronistica probabilmente già dal 2030 in quanto lo sviluppo e l’adozione della blockchain come strumento digitale di archiviazione pubblica consentirà di trasferire in piena sicurezza qualsiasi titolo di proprietà a costo molto contenuto e con una tempistica quasi istantanea. Da non dimenticare che il ruolo che ha il notaio nella società civile non è uguale in tutto il mondo: solamente in Italia quest’ultimo è contraddistinto da un elevato prestigio e considerazione professionale. Al nono posto troviamo consulenti assicurativi e finanziari che stanno già venendo da tempo sostituiti da robot advisors e piattaforme online di intermediazione di servizi retail. Solo le persone molto anziane si recano in una filiale fisica di una compagnia di assicurazione per contrarre una qualche copertura assicurativa. All’ottavo posto troviamo il piccolo agricoltore il quale sarà soppiantato dai droni robot per la semina e la disinfestazione e da automezzi elettrici a controllo remoto: già oggi nei latifondi di grande dimensione trattori e mietitrebbie sono guidati con la telemetria del satellite.

Al settimo posto incontriamo il postino: qui non vi è molto da aggiungere, conoscete ancora qualcuno che invia una raccomandata cartacea o una cartolina ? Anche il postino sarà messo fuori combattimento dai droni che lo sostituiranno nelle consegne dei plichi e pacchi a domicilio, senza dimenticare la digitalizzazione di tutti i settori economici. Al sesto posto troviamo l’operaio metalmeccanico: il colpo di grazia arriverà proprio dall’industria pesante per definizione ossia l’industria automobilistica. La produzione di auto elettriche è interamente gestionabile con catene di assemblaggio robotizzate: per rendersi conto di questo assunto andate a visitare online una Giga Factory di Tesla. Con gli operai metalmeccanici se ne andranno anche i sindacati. Al quinto posto troviamo editori e librai: la lenta ed inesorabile transizione all’editoria digitale sancisce la fine della carta stampata. Al quarto posto troviamo i camerieri che saranno (e già lo sono oggi a causa del coronavirus) sostituiti da device mobili (disk pager) che avvertono quando la propria ordinazione è pronta per essere ritirata direttamente dal fruitore al banco della consumazione.

Diverso invece il caso dei camerieri professionisti nella ristorazione d’elite. Entriamo ora in zona podio con al terzo posto gli intermediari dei servizi turistici, soprattutto le agenzie di viaggi: le varie piattaforme di intermediazione online come Booking o Trivago sono killer application che non fanno prigionieri. Per farla in breve librerie e agenzie di viaggi scompariranno proprio come si sono estinte le videoteche ad inizio del 2000. Al secondo posto troviamo autisti e tassisti: una volta che le automobili elettriche avranno sostituito quasi interamente il vecchio parco auto a trazione endotermica e le aree urbane saranno state coperte dal 5G e più avanti dal 6G (che permettono la guida autonoma del veicolo) non vedrete mai più nessuno guidare a titolo personale un’automobile (in quanto rappresenterà anche una forma di status symbol). Infine al primo posto incontrastato cassieri e tutti coloro i quali hanno a che fare con la circolazione e custodia del denaro contante. Tutte le transazioni di pagamento saranno tracciate ed istantanee: la privacy sarà un ricordo del passato come lo stenografo o la centralinista.

 

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