L’aumento dei prezzi

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L’aumento dei prezzi colpisce l’intrattenimento fuori casa e le nuove generazioni cambiano le strategie di consumo. L’aumento dei prezzi e la percezione che ne deriva per il consumatore è un fattore che ha colpito indistintamente tutti gli esercizi della somministrazione e, in particolare, alcuni segmenti della ristorazione. I vuoti ai tavoli in alcuni casi si sono dimostrati così pesanti che alcune strutture hanno deciso di tenere chiuso alcuni periodi e, purtroppo in più di un’occasione di chiudere definitivamente per i prezzi insostenibili dei costi fissi.

L’Istituto di Ricerca Nielsen, per conto di ISMEA, ha coinvolto un campione di 3000 famiglie alle quali è stato chiesto appunto l’impatto dell’aumento dei prezzi sui loro comportamenti di acquisto. Il risultato definisce, senza ombra di dubbio, la consapevolezza che i beni di largo consumo in tutti i negozi, da quali di vicinato fino agli ipermercati e agli hard discount, sono quelli che vengono percepiti con i maggiori aumenti dei prezzi in Italia con una percentuale raggiunta dell’86%. Seguono al 61% tutte le spese per le abitazioni e al 40% vengono appunto gli ambiti del fuori casa e del divertimento con il comparto Ho.Re.Ca. che raggiunge un buon 40%.

Con l’aumento dei prezzi a cosa rinuncia il consumatore italiano?

L’intrattenimento fuori casa in generale, è l’area dove si risparmia di più. Segue il Turismo e poi Industry come l’abbigliamento la salute e bellezza e, infine i prodotti alimentari. Alla domanda: “A causa dell’inflazione nei prossimi mesi pensa di divora fare delle rinunce?”, il 24% ha risposto che rinuncerebbe a ristoranti, intrattenimento, pizzerie ecc… il 17% ai viaggi, il 12% alla cultura e divertimento, il 12% ai vestiti o scarpe, il 10% ai prodotti di elettronica, il 5% a salute e bellezza e infine il 4% ai prodotti alimentari.

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