L’attentato a Belpietro

Condividi su i tuoi canali:

Bice intervista il Segretario Generale del COISP, Franco Maccari,sul fallito attentato dei giorni scorsi a Maurizio Belpietro, direttore di Libero.


L’evento ha destato una profonda eco. Le indagini sono in pieno svolgimento, tra perplessità e veleni, scambio di  accuse e ombre sulle quali gli inquirenti dovranno fare chiarezza.

La prima domanda,  sul comportamento di Belpietro, che candidamente dice che avrebbe aperto ad una eventuale scampanellata:ciò non è in contrasto con le regole che la scorta stessa detta? Che senso ha accompagnare chi è sotto protezione dentro casa, se poi il soggetto stesso apre alla porta?

 

Per quello che ho potuto leggere sui vari quotidiani, mi sembra di ricordare che Belpietro[1] abbia detto che avrebbe aperto la porta di casa se tramite lo spioncino avesse visto un uomo con indosso una divisa della Guardia di Finanza, o comunque delle Forze di Polizia in genere, con ciò significando che non poteva non fidarsi di un uomo in divisa.

Un soggetto sotto scorta, e da tanti anni come sembra lo sia il sig. Belpietro, dovrebbe aprire la porta di casa solamente alle persone che conosce benissimo o agli uomini della propria scorta e poi a nessun altro senza aver prima avvisato gli uomini posti di sorveglianza per la sua sicurezza. Belpietro avrà sicuramente imparato la lezione e di certo d’ora innanzi seguirà attentamente i consigli dettati dal personale di scorta.

Non è questo però che preoccupa. Questa volta è andata bene e quindi serve a poco discutere sul comportamento che Belpietro avrebbe potuto adottare.

Preoccupa invece il fatto che una persona abbia utilizzato una divisa per compiere un delitto. Questo accadeva in certi periodi il cui ritorno non è certamente auspicabile.

 

Sono molte le incongruenze che emergono da una prima  ricostruzione dei fatti. Fra le anomalie riscontrate, spicca, per i “”non addetti ai lavori”” il fatto che un agente della scorta, quindi preparato, tiratore scelto, possa mancare  il bersaglio, in un ambiente così ristretto.

 

Sullo svolgimento dei fatti sono state disposte attente e scrupolose indagini.

Vero è che le scale di una palazzina sono un ambiente ristretto, ma va anche considerato che pochi metri di distanza in una scala possono anche significare tanto. Se a questo si aggiunge un sicuro effetto sorpresa e quindi qualche istante di troppo prima che il poliziotto estraesse l’arma, ecco quindi che il bersaglio mancato può apparire più che verosimile.

I poliziotti che effettuano le scorte hanno ricevuto un ottimo addestramento al tiro. Va visto poi in che misura tale preparazione è stata sostenuta nel tempo.

In alcune Questure i poliziotti si addestrano a sparare solo due-tre volte l’anno. Ed anche se chi svolge determinati servizi è un buon tiratore, comunque non è certo un killer e vedersi puntare in faccia una pistola, anche se poi il colpo si inceppa, non è certo una cosa da niente.

Le mie comunque sono tutte ipotesi. C’è una inchiesta e la magistratura e la Polizia sapranno fare un ottimo lavoro come sempre.

 

Le chiedo anche: se l’agente avesse, invece, raggiunto l’ipotetico aggressore, a quali conseguenze sarebbe andato incontro?

 

Se i colpi sparati dal poliziotto avessero raggiunto l’aggressore, il mio collega non sarebbe andato incontro a nessuna conseguenza in quanto avrebbe adempiuto ad un preciso suo compito, quello di tutelare la persona sottoposta al servizio e di scorta ma anche quella di tutelare la propria incolumità. L’aggressore era armato e l’inceppamento della pistola poteva sbloccarsi al secondo tentativo di sparare. Quindi da parte sua vi era ancora una minaccia armata.

Comunque, come sempre accade, anche in questo eventuale caso sarebbe stata aperta una inchiesta, con il fine di accertare l’esatto svolgimento dei fatti.

Ogni volta che c’è un conflitto a fuoco vengono effettuate indagini per verificare compiutamente i fatti.

 

Trova giusto che la scorta ad un giornalista, debba essere svolta dagli uomini della Polizia di Stato? Non l’aveva nemmeno Montanelli, quando fu “gambizzato”, negli anni di piombo.

 

Io, il Sindacato COISP che rappresento al massimo livello, e tutti i poliziotti, troviamo ingiusto che si debba rischiare la propria vita e non di rado anche quella delle proprie famiglie, per uno stipendio sicuramente non adeguato al rischio. Riteniamo altresì vergognoso ed inaccettabile che il governo se ne infischi assolutamente delle nostre esigenze e di riconoscere economicamente i rischi del nostro lavoro.

Quanto alla Sua domanda, beh … se una persona, sia esso un giornalista, un imprenditore, un politico, od altro, ha ricevuto minacce gravissime è normale che venga sottoposto ad una tutela da parte delle Forze dell’Ordine, ma di certo molte scorte potrebbero essere eliminate, e qualche centinaio di poliziotti restituito a servizi finalizzati a garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Nel caso del giornalista Belpietro la scorta era più che necessaria, così come è stato necessario incrementarla.

 

Quanti uomini, con quale spreco di risorse, sono impiegati in scorte a personalità comunque non di primissimo piano?

 

Non si tratta di scorte a personalità di primo o di secondo piano. Si tratta di garantire tutela a chi realmente ne ha necessità sulla base di dati oggettivi e non altro.

In Italia sembra che le scorte ormai siano diventate una necessità per tutti, e non è pensabile che sia davvero così.

È un po’ come le auto blu. In Italia ce ne sono 10 volte quante in tutta l’America.

Ed a farne le spese sono sempre i cittadini visto che diverse migliaia tra poliziotti e carabinieri vengono così distolti dal primario impiego volto a garantire sicurezza a tutta la collettività.

 

      Franco Maccari

          Segretario Generale del COISP

 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Leva obbligatoria

La politica italiana gioca ai soldatini senza nemmeno sapere le regole del gioco. La politica italiana conferma la sua impreparazione sui temi militari e questa