L’Assessore alla ceramica Claudio Casolari sulla ceramica ecologica

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Nel corso del Coverings, la recente fiera del settore ceramico americana, si sono svolti un grande numero di incontri relativi alle nuove tendenze del mercato e delle nuove tecnologie del building business e, come si poteva immaginare, sono emersi tutta una serie di dispositivi legati al building green policy (non molto evidenti nell’ultimo governo Bush) che nel nuovo corso politico americano hanno preso piede in modo esplicito.

Il riferimento alle piastrelle di ceramica è di fatto indiretto, nella misura in cui non sono almeno per ora cambiate le normative di riferimento per il manufatto di cui l’ Italia, è leader da decenni, al punto di offrire al TCA (Tile Council of America) gli elementi basilari per valutare i parametri tecnici domestici, e relativi all’importazione.

Un occhio alla concorrenza sul territorio mostra che, i fabbricanti cinesi, non hanno naturalmente fatto alcun passo verso il compimento del ciclo della qualità e tantomeno dell’ecologia, che permane ad un’altezza troppo elevata per la maggioranza di loro fatta eccezione per alcune aziende dell’area di Shanghai dove la qualità è sicuramente comparabile all’europea..

Gli spagnoli, così come gli europei in generale, si affacciano al mercato americano con un portfolio prodotti sicuramente all’altezza della situazione ma che da domani potrebbe, con o senza bolla speculativa attiva, essere di difficile gestione a meno di una drastica revisione dei protocolli interni di produzione.

Nelle recenti adozioni tecniche dei principali building engineering prescribers, ovvero quei soggetti tecnicamente abilitati alla scelta dei materiali atti ad entrare nelle prescrizioni protocollari delle costruzioni tanto pubbliche che private, è apparsa tra le altre una disciplina definita LEED™ (leadership in energy and environmental design). In sostanza uno standard certificato che parte dal “designing guideline”, ed arriva alla best practice, (la nostra regola d’arte) in realtà nato da circa 5 anni, ma pubblicato nel 2006 con recenti revisioni del 2009.

Costruire in LEED™ policy significa secondo i promotori ottenere un edificio che corrisponda ai più moderni protocolli tecnologici orientati in primo luogo alla conservazione ambientale ed a minimizzare le dispersioni prodotte da imballaggi inutili o eccessive lavorazioni di affinamento in situ.

Il tutto dovrebbe in altre parole funzionare per il proprietario o costruttore americano per “superclassificare” il proprio edificio partendo dal concetto che l’essere umano è posto al centro del suo universo casa, il luogo oggi deputato alla crescita antropologica attraverso la sostenibilità, il basso impatto ambientale generato dell’uomo durante il suo percorso vitale diretto o indiretto.

La sensibilità ambientale della nuova amministrazione Obama, naturalmente coinvolge il mondo industriale direttamente, ed anche la sfera intera della filiera produttiva i cui fattori di sviluppo strategico passano tra l’altro, attraverso il controllo della distanza stradale o marina, entro la quale i prodotti dovranno confluire agli spot costruttivi.

Dentro le regole condivise dal progetto LEED™, che e’ di fatto un trade mark, di proprietà privata (ma con tanti seri concetti sociali che necessariamente vengono non solo recepiti dalla politica ma fortemente stimolati nell’applicazione estensiva nel mondo delle costruzioni), vi sono una serie di indicazioni e consigli premiabili in positivo con voti da 1 a 2 punti o penalizzati per lo stesso valore al negativo dipendendo per esempio dalla scelta del sito su cui erigere la propria dimora e l’impatto ambientale critico che la stessa avrà nel futuro di media e lunga visione.

LEED™  green building policy, guida di fatto, il cambio di tendenza consumistico, che fin qui ha portato il costruttore americano all’abuso di materiali non totalmente riciclabili e magari non così amichevoli al cospetto dell’utente finale, tipo moquette e linoleum o rivestimenti ancora più semplici di legno grezzo, di cui, per altro, le case americane tradizionalmente sono composte.

LEED™ fondamentalmente stabilisce delle regole di totale efficienza per esempio, in relazione al risparmio energetico fissando dei parametri di finestratura della superficie illuminante naturale che però non deve superare un certo coefficiente per non risultare di complicato isolamento termico, per tutto ciò vi sono punteggi attribuiti secondo criteri tecnici e tecnologici perfettamente collaudati in anni di test, ad ogni materiale performante si aggiunge un punteggio positivo che però diventa negativo qualora si opti per soluzioni alternative alle best practices tipiche del protocollo.

I livelli ottenibili per l’edificio sono sostanzialmente 4 e compongono il concetto di HOME Rating System, 1) certificato, 2) Silver, 3) gold, ed infine il più prestigioso “platinum” il cui score deve essere tra i 90 ed i 136 punti, per ottenere i quali per esempio si deve garantire un recupero superiore al 50% delle acque piovane attraverso il drenaggio naturale del tetto, scegliere tra vasca da bagno (punteggio negativo) e la più premiante e performante doccia (punteggio positivo), così come il dosaggio ponderato del sistema irrigante del giardino che non può superare un certo coefficiente per m2 costruito, l’impiego poi, di sanitari che contemplino un duplice attivatore dell’acqua, in funzione della necessità di scarico, è tra le più interessanti aree di risparmio.

Si ottengono punti positivi anche, se, per esempio, si ricorre alla costruzione della struttura lignea della casa completamente OFF SITE cioè nel caso in cui arrivi al sito, un kit di montaggio che non preveda tagli o correzioni sul posto, altri punti positivi sono incassati qualora si tenga conto del Radon che dal suolo attinge la costruzione per il cui isolamento sono raccomandati almeno 2 piedi di distacco dal suolo.

Quando alla pagina 13 o 14 si arriva agli “Hard Floor Coverings”, ovvero le piastrelle il granito ed il marmo, allora si dovranno recepire certi specifici suggerimenti come per esempio, la provenienza da siti estrattivi che non superino le 500 miglia dal luogo della costruzione, anche il granot ed il marmo sono assoggettati alla stessa procedura con l’aggravante per il granito di dover dimostrare la neutralità ad eventuale “attività nucleare”.

Questa nuova esigenza di mercato che non e’ evidentemente una legge ma pare prendere sempre più piede specialmente a bordo dei progetti dove tradizionalmente il fornitore italiano di HFC hard floor covernigs è interlocutore naturale, rende comprensibile l’avvicinamento da parte di molti imprenditori della piastrella italiani agli USA.

Diventano quindi addirittura strategiche, le recenti acquisizioni da parte di gruppi italiani di nuove quote d
i produzione americana, (già iniziate per la verità una ventina di anni orsono), se il fattore distanza dal sito di installazione sarà così determinante per avere o no il privilegio di fornire i nostri materiali, allora trovano larga giustificazione i decentramenti pur rimanendo fondamentali i principi secondo i quali, le radici tecnologiche e decorative, di marketing strategico, vengano approvvigionate e costruite ancora qui a Sassuolo dove di fatto sono nati, e dove tantissimi esperti vecchi e nuovi potranno ancora per molti anni contribuire al loro mantenimento d’eccellenza, su questo, loro malgrado i colleghi cinesi, non potranno fare alcuna azione di special price.

 

Assessore alla Ceramica Comune di Sassuolo

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