Lasciatemi godere le Olimpiadi!

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Lasciatemi godere i Giochi, l’unico evento che riunisce tutti gli sport più praticati del mondo in un trionfo di nazioni, di inni, di bandiere talvolta sconosciute, un evento irripetibile a cui manca solo di accompagnarsi ad un tregua mondiale, come nell’antichità, ma sarebbe sperare troppo.

 


Lo so! Non c’è il pubblico; c’è il problema dei contagi dentro il villaggio olimpico, ci sono tutte le possibili piaghe non d’Egitto che avversano l’Olimpiade di Tokio, ma per favore lasciatemi godere i Giochi. Lasciate che le imprese sportive ci raccontino valori, storie di donne e di uomini, di incontri e di pace; concedetemi di appassionarmi come e più degli Europei di calcio. Come ha detto Usain Bolt: “I primati mondiali sono fatti per essere battuti, un oro olimpico resta per sempre”.

Lasciate che io ritenga un gravissimo errore quello dell’atleta marocchino che si rifiuta di affrontare un Israeliano; ha messo la sua nazionalità al posto della sua umanità. Se fosse stato coerente non sarebbe neanche andato a Tokio, visto che c’è anche la squadra israeliana e che avrebbe comunque potuto incontrare quell’atleta.

Il campione Igor Cassina, dichiarandosi contrario al boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino diceva: “La violazione dei diritti umani è un fatto grave, non c’è dubbio, è importante lottare contro certe ingiustizie. I Giochi però dovrebbero rappresentare un momento di aggregazione e un messaggio positivo, l’evento non andrebbe strumentalizzato”.

Lasciatemi godere i Giochi e appassionarmi a tutte quelle discipline che la Domenica Sportiva manda all’una di notte perché prima deve dare notizia perfino dell’unghia incarnita di un calciatore. Se poi la Rai avesse ottenuto i diritti anche per Raiplay consentendoci di vedere a computer ciò che trasmette su Rai2, sarebbe stato ancora meglio. Trovo un po’ incoerente con l’impegno di questi anni a lanciare la sua piattaforma, leggere la scritta: “Ci dispiace: non abbiamo i diritti”.

Fa lo stesso; vedrò quel che posso e spero di gustarmelo senza inciampare ad ogni piè sospinto in remember sulle difficoltà e sugli intralci organizzativi, sugli spalti vuoti, sulle gaffe.  Li conosco già; mi hanno informato abbondantemente, ogni giorno e in ogni particolare, sui cittadini contrari ai Giochi, sul direttore licenziato per una frase, sulle bolle non sempre bolle, Insomma, alla fine repetita frangunt (scusate il latino maccheronico);  diamo spazio allo sport. Non passa minuto che il telecronista non accenni all’Olimpiade speciale, ‘senza pubblico’.

Dovremo aspettare almeno altri quattro anni per ritrovare l’unico evento che riunisce tutti gli sport più praticati del mondo in un trionfo di nazioni, di inni, di bandiere talvolta sconosciute, un evento irripetibile a cui manca solo di accompagnarsi ad un tregua mondiale, come nell’antichità, ma sarebbe sperare troppo.

Do ragione a Candido Cannavò quando sosteneva che “L’Olimpiade è una parentesi tra le contraddizioni dello sport, viaggia tra le angustie e gli splendori del mondo, non maschera nulla, non ci fa dimenticare tragedie e ingiustizie, difende faticosamente valori. Benedetto sia chi la concepì e chi la fece rinascere”.

Lasciatemi godere delle Olimpiadi che poi, a settembre, quando Dabicesidice riprenderà dopo la pausa agostiana, dovremo scontrarci con la realtà e non sarà facile.

 

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