L’arte di non fare capire niente

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La Siria paga il misero passatempo dell’America e dell’Europa contro la nuova Russia. Una diversa lettura degli avvenimenti non guasta.

 


Se qualcuno pensa che i missili sulla Siria lanciati dal trio TMM, semplifichiamo il nome dei primi attori di America, Francia e Inghilterra, sia stato fatto per motivi umanitari, se lo può scordare. In giro per il mondo ci sono altre situazioni che richiederebbero l’intervento delle potenze sopra citate. Però non hanno abbastanza risonanza per motivi d’interessi economici o politici. Infatti sarebbe la logica deduzione che spiegherebbe la fuga dal continente africano di tante persone che i buonisti nostrani s’intestardiscono ad accogliere con la motivazione del rifugiato politico. La primavera araba ha spazzato via governi che certamente non si potevano definire democratici, però, è servita ad aumentare il terrorismo e il proliferare di milizie armate islamiche che svolgono barbaramente il loro lavoro. In Siria non ci sono riusciti. Come mai? Non sarà che il dittatore di turno non è poi così cattivo? Qualche dubbio sorge. A parte l’esercito regolare, che si, ha subito poche diserzioni di ufficiali di religione sunnita, il grosso delle forze armate sotto il comando di ufficiali di religione Alawita e rimasto fedele ad Assad. Attorno a lui si sono schierate milizie di cristiani e drusi. A questi gruppi nazionali si sono affiancati gli storici alleati del Movimento libanese sciita Hezbollah. Dall’altra parte si sono trovati gli avversari del regime in un’organizzazione di varie forze chiamata Coalizione Nazionale Siriana ma che, dopo tanti anni di guerra, sono riusciti solo a creare un governo in esilio, peraltro non riconosciuto da tutti gli stati occidentali, mentre hanno assunto sempre più peso le milizie islamiche più integraliste che, come sappiamo, non vanno tanto per il sottile con i loro avversari. Non sono certo delle dame di San Vincenzo. Per loro la Convenzione di Ginevra può essere anche il nome di un piatto tipico svizzero. Poi, aggiungiamo i curdi, sempre alla ricerca di un loro stato nazionale. La Turchia che vede in questa guerra la scusa di ingrandire, anche se di poco, il suo territorio, in attesa di annettersi definitivamente la porzione di suolo di Cipro e regolare vecchi conti con i curdi. Aggiungiamo l’America e alcuni stati europei, coinvolgendo nella disputa la Russia, che ci è stata tirata dentro per onorare un vecchio debito di alleanza con Assad. A questo punto, il guazzabuglio è al completo. Sull’intervento russo vale la pena di soffermarsi perché, a differenza dell’America che spesso abbandona i vecchi alleati, lei, non lo fa. La riprova è che nessuno Stato di quell’area geografica compresa l’Africa, pensa a un’eventuale alleanza con lo Zio Sam. Naturalmente salvo le monarchie del Golfo dove però c’è una situazione diversa. L’Egitto l’ha già dimostrato. In Libia, uno dei due governi che si contende il potere, e cioè quello del generale Khalifa Haftaril, non ha stretto amicizia con gli USA, ma con Putin. Altro dubbio che viene è che la grande massa di siriani che si è rovesciata in Europa è avvenuta solo dopo l’inizio della guerra civile tra le opposte fazioni. Fino allora i profughi si potevano contare sulle dita di una mano. Anacronisticamente, sono più i pensionati italiani che sono scappati, per sopravvivere a uno stato, che si definisce democratico. Questo, solo perché permette a un delinquente di chiedere il risarcimento dei danni subiti mentre compie il reato a chi lo sta subendo e giustamente reagisce. Lascio alla fantasia del lettore interpretare gli svariati motivi per cui molti pensionati se ne vanno. Tornando alla Siria, terreno di scontro d’ideologie in sostanza religiose, si è voluto creare una situazione come al tempo della guerra fredda. Cioè, porre in atto una nuova politica estera per recuperare i disastri fatti dal quel fenomeno (altrimenti non si spiegherebbe il motivo perché nel 2009 gli abbiano dato il Premio Nobel per la Pace) di Barack Obama, smentendo, però, quanto dichiarato da Tramp in campagna elettorale. Ora, un piccolo passo indietro. La morte di 100 civili sulla presunta teoria che il dittatore Assad faccia uso di armi chimiche, scatena un lancio di missili sulla Siria. Le stesse supposizioni sulle armi chimiche di Saddam  Hussein in Iraq, furono lo spunto per abbattere il tiranno e avvalorare l’intervento americano e dei suoi alleati, come oggi, la Francia e l’Inghilterra, anche se il premier britannico Theresa May, in un rigurgito di dignità, ha tenuto a sottolineare -Non vogliamo rovesciare il regime. E’ un avvertimento per chiunque usi armi chimiche-. Ora, si usano due pesi e due misure! Ricordiamo a chi ha poca memoria, le migliaia di morti fatti dall’Isis ai tempi di Obama in Iraq, prima che l’America decidesse d’intervenire. La Siria, diciamolo chiaramente, è un terreno fertile per altri disegni politici. Così ridotta non è più una spina nel fianco per Israele. Si creano ancora i presupposti per avversare l’Iran, i cui rapporti con l’America non sono proprio idilliaci. Infine, si tende sempre a far sembrare cattivo l’orso russo. Intanto, qualcuno gode. Forse, la Cina. Questa è una visione diversa dell’informazione. 

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