Largo ai giovani

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""...incongruenza dell’attuale sistema previdenziale, da taluni giudicato così iniquo da far sentire dei ladri coloro i quali percepiscono la pensione, come se rubassero il pane alle giovani generazioni..."" art. di A.Z.

 


Mentre si srotolano le giornate di questa calda estate,  già da rimpiangere, tanto è bella,  mi accade per motivi familiari di fare viaggi in auto,  un po’ più lunghi del solito, viaggi nei quali la compagnia della radio mi è particolarmente preziosa.

Preferisco, su tutte, Radio Uno, ricca di notiziari, rubriche e programmi di approfondimento e attualità, politica, etc.

Sono molti i nomi famosi che si sono “riciclati”  in Radio, a tutte le ore, fra questi, un famoso giornalista, famoso marito di una famosa confezionatrice di televisivi programmi – spazzatura, o che, almeno per me, sono tali.

Comunque, sul curriculum professionale di Maurizio Costanzo non dico niente, è come sparare  sulla Croce Rossa, è come parlare male di Garibaldi, quando ancora Garibaldi aveva qualche estimatore.

Certo che, da un simile personaggio, qualcosa di meglio lo si potrebbe forse pretendere.

La  rubrica (parlo di quella delle ore 10 del mattino) è brevissima, poche parole, qualche volta interessanti, spesso, invece, al limite dell’ovvio, sui mondiali, sulla società, sulle maestre manesche, sui problemi degli anziani…Ma sentire, nella puntata di  ieri mattina, il frinio della sua voce, simile a quella di Titone, addirittura disquisire su John Le Carrè,  come inventore del personaggio di James Bond, un tantino mi ha sorpresa…Io ero rimasta a Ian Fleming, ma non importa…

Quello che importa è che questi personaggi, ricchi in denaro, fama, onori, privilegi e quant’altro, lavorano ancora, se potessero lavorerebbero sempre.

Mi ritengo, per vari motivi, fuori della mischia, non ho ambizioni per me stessa, né per persone giovani  a me care, in questo settore professionale, ma ho  pensato, in generale,  “”chissà quando lavoreranno i giovani giornalisti””, con questi pezzi da novanta ricchi di esperienza, di amicizie, di intrecci e relazioni con potenti e politici, con direttori e capistruttura, personaggi conosciutissimi, da molti anche amati,  personaggi che logicamente sottraggono loro ogni possibilità.

E, estendendo ad ogni altro campo lavorativo, lo stesso quesito, “quando lavoreranno i giovani” ho pensato all’incongruenza dell’attuale sistema previdenziale, da taluni giudicato così iniquo da far  sentire dei ladri  coloro i quali, dopo una vita di lavoro, percepiscono la  pensione non ancora ottuagenari, come se rubassero il pane (e la pensione) di bocca alle giovani generazioni. Un sistema  in  cui minacciando ad ogni piè sospinto di innalzare l’età pensionabile, allungare il periodo lavorativo, chiudere  “finestre”, etc, prolungano  l’attesa dei giovani che devono  entrare nel mondo del lavoro.

Da un lato c’è l’obbligo, parlo dei comuni mortali, di lavorare molto più a lungo e, per categorie  più fortunate, come possono essere i giornalisti ad altissimo livello, i politici,  gli attori, invece c’è il piacere di una professione appagante, di gustare la fama consolidata, di mostrare ancora quanto si è grandi, e migliori addirittura rispetto al passato. Non a caso, ho scelto come copertina un’immagine di  Sean Connery  avanti negli anni; da giovane non solo appariva come aspetto abbastanza “truzzo”, ma non aveva certo dato prova di essere l’eccelso attore che è.

Dall’altro, le esigenze dei giovani per i quali sembrano sempre più lontane la sicurezza e la stabilità del lavoro fisso.

Un altro dei problemi  insoluti di una società nella quale i nodi, tutti contemporaneamente, sembrano venuti al pettine.

A.Z.

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