L’aquila bicipite russa

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La politica del ""nuovo zar"" Putin segue quella che nei secoli scorsi fu dei veri zar.art. di Calibano

L’aquila bicipite che spiccava sugli stemmi degli zar e che dopo il crollo del comunismo è tornata a sventolare sulle bandiere russe stava a significare a tutto il mondo che santa madre Russia guardava ad entrambi i mondi, quello d’occidente e quello d’oriente.

Il nuovo zar Vladimir Putin segue la politica che fu nei secoli scorsi dei veri zar. Visto che l’Europa è un po’ in ribasso e  non gli dà molte gioie con l’inchiesta Gazprom, dopo aver freddamente trattato Monti in quanto gli andava, dietro incarico dell’Europa, a perorare la causa dell’inviso gasdotto Nabucco, concorrente a quello South Stream  costruito dalla Russia e fiore all’occhiello del governo Putin, egli si è rivolto ad oriente ed ha organizzato a Vladivostok un forum della Cooperazione economica Asia Pacifico (Apec), organizzazione che include 21 paesi che si affacciano sul Pacifico, dalla Cina al Cile, agli Stati Uniti. Si tratta di un’area enorme dove vive il 40% della popolazione mondiale. Non solo, ma vi si concentra il 44% del commercio internazionale e vi si produce il 54% del Pil del pianeta. Putin ha chiaramente indicato la politica estera  russa “Una vasta cooperazione con i nostri vicini dell’Asia- Pacifico è una delle nostre priorità.”  Mosca insomma vuole rilanciare il proprio ruolo di potenza a cavallo fra l’Europa e l’Asia, ed in tempo di crisi dell’eurozona pare sempre più interessata ad avvicinarsi alla regione Pacifico- asiatica. In questa zona può fornire energia a paesi che ne hanno estremo bisogno e ricevere in cambio investimenti industriali e infrastrutturali.

Ma il vertice Apec di Vladivostok, organizzato da Mosca con una spesa faraonica di oltre 20 miliardi di dollari, è servito anche a creare dei contatti fra nazioni che non avevano sinora rapporti benevoli. Il presidente cinese Hu Jintao ha fatto appello a tutti i partecipanti affinché venga preservata la pace e la stabilità nella regione: “È nell’interesse di tutti e nostra comune responsabilità mantenere la pace e la stabilità, nonché il sano dinamismo della crescita economica nella regione” Fra i paesi con i quali vi erano relazioni tese vi è il Giappone che reclama dalla Russia quattro isole : Kunashiri, Etorofu, Shikotan e Habomai, invase dall’ URSS poche settimane dopo la sua resa nella seconda guerra mondiale.

Il premier nipponico Yoshihiko Noda ha concordato  di rafforzare la cooperazione economica bilaterale con investimenti per lo sviluppo di petrolio e gas naturale nell’estremo oriente russo e in Siberia, fra cui un impianto di gas naturale liquefatto che il Giappone costruirà vicino a Vladivostok. Circa le quattro isole è stato concordato di promuovere un dialogo sostanziale ad alto livello per cercare di trovare una soluzione reciprocamente accettabile.

 

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