L’amore, non va mai sprecato

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Quattro passi tra i ricordi della nostra storia maestra di vita. Personaggi noti e meno noti che si raccontano per i più giovani

 

           Quattro passi tra i ricordi della nostra storia, maestra di vita. Personaggi noti e meno noti che si raccontano per i più giovani


 

           Recentemente un TIR messosi di traverso mi ha costretto ad abbandonare la superstrada Ravenna – Orte ritrovandomi, come tutti gli latri, in fila sul vecchio tratto della statale ad avvitarci tra ripidi e scomodi tornanti come quarantanni fa quando, unica strada, le ore e ore di auto si passavano a conversare. Con prontezza i ricordi di quegli anni furono messi a fuoco e in particolare tornò alla mente il dialogo con mio padre, mentre percorrevamo quella strada, con una invidiabile Lancia Appia!

Avevamo un buon rapporto, ma non da considerarsi “confidenziale” e “ amichevole” per cui compresi il pudore che guidava il suo discorso.

Mi chiese se Luciana, la mia fidanzata, laureatasi da poco, aveva già trovato lavoro.

Poi con decisione arrivò al nocciolo, che evidentemente voleva affrontare:

« Mi dicono che ti vedono molto spesso riportare a casa Maria Luisa, anche a notte fonda». Sentii un  tonfo al cuore nel sentire quel nome e quella inaspettata sottolineatura alla quale credo di aver risposto più o meno: «Chi ti ha informato, perché non si fa curare l’insonnia?»

Quello che invece ricordo molto bene fu l’uso di un sostantivo usato e quasi mostrato in bella vista come per chiarire subito quale era l’oggetto su cui soffermarsi a parlare.

«Forse si preoccupa della “metalmeccanica” che ogni mattina di buon ora, a differenza tua, deve timbrare un cartellino».

Mio padre era un “interclassista” dunque, cosa voleva comunicarmi con quella netta sottolineatura e distinguo tra “ la metalmeccanica” e la “dottoressa”?

Proprio perché non avvertii l’uso di quella qualifica professionale, detta in termini dispregiativi, mi chiesi  che cosa voleva trasmettermi chiamando Maria Luisa “la metalmeccanica”?

Non chiarì i miei dubbi quando mi invitò a chiedermi quanto l’attrazione per questa ragazza fosse dettata da questioni di pelle e di ormoni, queste ultime, secondo lui, motivazioni travolgenti nell’immediato, ma deboli, caduche, fragili e destinate a divenire sempre più deboli con il trascorrere dei mesi. Considerazione condivisibile, ma valida, in assoluto, non solo per chi lavora in fabbrica.

Quel giorno avevamo un appuntamento nei pressi del lago Trasimeno.

Mi chiese di parlargli della battaglia svoltasi da quelle parti tra Annibale e le armate di Roma. Per rimbalzo gli argomenti si dilatarono a dismisura per fermarsi poi alla sua richiesta di portarlo a Roma, a visitare la Cappella Sistina.

Fu dalle fatiche di Michelangelo che mio padre fece un percorso a ritroso toccando tutti i punti significativi affrontati, ma chiedendomi come e quanto Maria Luisa avrebbe potuto e saputo condividere con me quell’ universo celebrale.

Concluse: «Ho l’impressione che quella ragazza non vada bene per te!»

Anzi,soggiunse, «Se fossi in te smetterei di farla soffrire. Al tuo ritorno chiudi con Lei e deciditi a sposarti con Luciana».


Così feci: oggi Luciana, come ex moglie, la vedo raramente.

Maria Luisa non la vedo di frequente, ma ogni volta che ci incontriamo si intrecciano sguardi intensi e interrogativi irrisolti: perché?

 

Noi siamo anche ciò che abbiamo combinato negli anni, probabilmente siamo anche ciò che non abbiamo fatto, e questo è il boccone più amaro e ostico da digerire.

Ai giovani dico di non stancarsi di approfondire la ric erca evitando accuratamente di diventare vittime di ciò che nel corso degli anni non si è fatto; l’amore, non va mai sprecato!

 

Dario Mengoli

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