L’alternativa c’è

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All’indomani della sentenza del Tar che ha annullato l’Autorizzazione Integrata Ambientale al raddoppio dell’inceneritore, sono in molti ad interrogarsi sul futuro della propria provincia. “Dove metteremo i rifiuti?” “Finiremo come Napoli?”

Con questa lettera, vogliamo rassicurare i nostri concittadini e, allo stesso tempo, rivolgere un appello agli amministratori.

 

Cari concittadini,

ci preme far subito chiarezza su un punto: le alternative all’incenerimento esistono. La scelta non è tra inceneritore e discarica ed agitare lo spauracchio della “monnezza campana” è fuorviante.

Di certo, ci vuole una ferma volontà politica e l’impegno di tutti, per rivedere interamente l’attuale gestione dei rifiuti. Il problema va infatti affrontato “alla fonte” e non “a valle”. La strategia da adottare è la cosiddetta strategia delle “Erre”: Riduzione alla fonte, Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo.

 

Il campo di intervento sul lato della prevenzione (riduzione) è enorme. In Europa, e ora anche in Italia, si stanno sempre più diffondendo le positive esperienze di reintroduzione della vendita dei prodotti alla spina (dalle bevande ai detersivi) o con vuoto a rendere. Sempre in tema di riduzione occorre rifiutare la cultura dell’usa e getta. Si potrebbe, ad esempio, vietare l’utilizzo di stoviglie usa e getta in mense, sagre, feste, ecc. o, per lo meno, incentivare – tramite specifici capitolati nei bandi di appalto – l’uso di stoviglie lavabili e riutilizzabili o in materiale biodegradabile. Altri strumenti per prevenire la produzione di rifiuti sono la promozione del noleggio e del mercato dell’usato e della pratica dell’autocompostaggio domestico.

 

È vero, qualcosa in questo senso è già stato attuato nel nostro territorio: esistono sconti ( esigui però )sulla tariffa d’igiene ambientale per chi pratica l’autocompostaggio ed esistono isole ecologiche e mercatini dell’usato, come il Tric Trac. Questi interventi non sono sufficienti. Bisogna ancora fare molto sul fronte della raccolta differenziata.

 

Sulla modalità di organizzazione della raccolta differenziata non esiste un’unica ricetta applicabile in tutte le realtà. Tuttavia, le esperienze dimostrano che la raccolta effettuata con le campane stradali nelle migliori delle ipotesi permette di raggiungere circa il 30%. La vera svolta operativa che permette di far balzare in pochi mesi al 60, 70 e anche 80% la raccolta differenziata è il sistema “porta a porta”.

 

È questo il sistema richiesto nella proposta di delibera d’iniziativa popolare presentata in Comune da WWF, Comitato Modena Salute Ambiente e Meetup di Grillo. Sono passati oltre 6 mesi e non è ancora stata discussa in Consiglio Comunale. Ora, ci auguriamo che la sentenza emessa dal Tar possa spingere i nostri amministratori a prendere in considerazione le proposte costruttive presentate dai cittadini.

 

Ma come funzione il porta a porta?

 

Con il vero porta a porta si tolgono i cassonetti dalle strade e vengono raccolte casa per casa, a giorni alterni, tutte le diverse frazioni di rifiuto. L’eliminazione dei cassonetti stradali permette di evitare il conferimento illecito di rifiuti provenienti da attività produttive, oltre che migliorare l’aspetto delle nostre strade. Ma soprattutto la raccolta “porta a porta” è l’unico metodo per misurare quanti rifiuti ogni cittadino effettivamente produce e quindi applicare la tariffa puntuale. Con la tariffa puntuale trova applicazione il principio “chi inquina paga”: le famiglie pagheranno in base alla quantità di rifiuti prodotti, e non calcolando solo la superficie dell’abitazione e il numero dei componenti il nucleo familiare come oggi accade. Ad esempio è possibile calcolare la tariffa in base al numero di svuotamenti del bidoncino del rifiuto indifferenziato, modalità che permette di premiare i comportamenti virtuosi, incentivando la massima separazione possibile dei rifiuti riciclabili e la riduzione dei rifiuti non riciclabili né compostabili. Le diverse esperienze di raccolta porta a porta, attuate in Italia e nel mondo, dimostrano che questo metodo:

– contribuisce a ridurre la produzione di rifiuti,

– permette di far balzare la raccolta differenziata fino ad oltre l’80%,

– riduce il conferimento in discarica,

– non comporta grandi variazioni nel costo complessivo del servizio, dal momento che l’aumento dei costi per la raccolta sono ampiamente ripagati dalla riduzione dei costi per lo smaltimento e dai proventi della vendita del materiale riciclabile,

– crea nuovi posti di lavoro,

– libera spazi pubblici, vie e piazze dal degrado dei cassonetti, spesso sommersi da rifiuti abbandonati,

– è da sfatare il problema della laboriosità da parte dei cittadini: la raccolta domiciliare, per chi differenzia i rifiuti, può essere solo un vantaggio ed una comodità.

 

Un esempio ormai classico di porta a porta è quello realizzato dal Consorzio Intercomunale Priula, che riunisce 23 comuni in Provincia di Treviso e serve un totale di 224.000 abitanti. Nel 2006 la raccolta porta a porta nel territorio del Priula ha permesso di raggiungere quota 77%, con punte dell’83%.

 

Ma anche diverse realtà a noi più vicine hanno adottato il sistema del porta a porta e con ottimi risultati. Si veda il caso di Carpi o quello di Fidenza.

 

La nostra speranza è allora che tutti voi vi uniate alla battaglia contro il raddoppio del
l’inceneritore, chiedendo agli amministratori che non sprechino il loro prezioso tempo e i vostri soldi nel tentativo di impugnare la sentenza del Tar o ottenere una nuova autorizzazione, ma che adottino piuttosto, e nel più breve tempo possibile, il porta a porta con tariffa puntuale. Così si potrà non solo fare a meno del raddoppio, ma anche, in futuro, spegnere del tutto l’inceneritore. Infatti, nel momento in cui la raccolta differenziata arriverà a percentuali del 70-80%, non ci saranno più rifiuti da bruciare: il rimanente 15-30% di rifiuti indifferenziati potrà essere sottoposto ad un trattamento meccanico-biologico (TMB), un trattamento a freddo che stabilizza e riduce ulteriormente la quantità e la pericolosità dei rifiuti da portare in discarica, quantità e pericolosità che saranno ben inferiori a quelle di ceneri e fanghi dell’attuale inceneritore.

 

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