L’Ago nel pagliaio

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La presentazione venerdi pomeriggio del Polo culturale, recentemente battezzato col nome (“originalissimo”) di “Ago”, è stata la classica manifestazione di propaganda politica, tutta chiacchiere e zero contenuti. Una visita guidata all’interno di ciò che già era noto (la struttura del palazzo), un contenitore senza contenuti, che richiama alla mente il titolo di un vecchio film di Vanzina: Sotto il vestito niente

 

Ma andiamo sul concreto. Per l’avvio dei cantieri, annunciati fin dai tempi del sindaco Pighi e del Presidente della Fondazione Landi, si sta ancora aspettando il via libera della Sovrintendenza. Siamo abituati alle lunghe attese ma qui stiamo davvero andando per le lunghe. Di questo passo il taglio del nastro sarà compito dei nostri figli, se non dei nipoti.

Peraltro, forse è meglio così, dal momento che quanto ai contenuti siamo all’anno zero, come tradisce il ricorrente ricorso a locuzioni tanto eufoniche quanto prive di reale sostanza, come «connessione tra cultura umanistica, arte e scienze» e ad affermazioni roboanti, come quelle del presidente Bonaccini «E’ un ingrediente che renderà ancora più competitivo il nostro territorio col resto d’Europa» o del sindaco Muzzarelli: «Dovevamo dargli un’identità e con questo inizio lanciamo un messaggio che unisce storia e futuro». Il solito rito di propaganda politica, che tenta di mascherare il vuoto di idee e che rende davvero sproporzionato l’entusiasmo del presidente della Fondazione: “un bellissimo gioco di squadra”, afferma. Dimenticando forse che per fare gioco di squadra occorre la partecipazione di tutte le forze del territorio. Le Associazioni di categoria, gli attori culturali (a  parte l’Università, peraltro relegata dalla politica ad un ruolo di comprimario), gli imprenditori, le forze economiche. Dov’erano? Che cosa pensano?

La cultura ha confini ben definiti. Uscirne o smarrirsi è facile, ritrovarla è difficile. Come un Ago in un pagliaio.

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