Laggiù nell’Arizona

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Un posto speciale

Capita nell’arco della vita di trovarsi in posti veramente speciali, posti magici che resteranno impressi nella mente e nel cuore.

 

Anni fa’ decidemmo di trascorrere alcuni giorni al “Tanque Verde”, un ranch non lontano da Tucson, in Arizona.

Buona parte del gruppetto, me compresa, conosceva poco o nulla dei segreti dell’equitazione, ma da subito, la prima mattina, non potemmo rinunciare alla passeggiata a cavallo con breakfast su per le montagne.

Ed eccoci tutti pronti.

Le poche nozioni apprese tempo addietro al Centro Ippico Lombardo non mi consentivano di far muovere il cavallo neanche di un centimetro.

Poi mi spiegarono tutto. Era una questione di “monta western”, dovevo tenere le briglia solo con la mano sinistra, perché la destra serve per tante altre cose: lazo, fucile e attrezzi da cowboy.

Il cavallo avrebbe sentito quando poteva partire.

Una volta raggiunta un’intesa, ci avviammo.

 

Rassegnato di dover portare in groppa per l’ennesima volta una turista impacciata e insicura, non sapeva che, grazie a lui, stavo facendo un’esperienza unica nella mia vita di cittadina assuefatta alla civiltà.

 

Ci avviammo nella luce rosa dell’alba, l’ora migliore per una passeggiata a cavallo in piena estate nel deserto del sud dell’Arizona, fra alti saguaro che stendevano al cielo le loro grosse braccia e piante grasse spinose di tutti i tipi.

 

 

 

 

 

 

 

Se per caso sul nostro percorso incontravamo un serpente a sonagli o, peggio, un mostro gila, niente paura, lui (il cavallo) lo sentiva, lo evitava, cambiava strada, sperando (io) che ciò avvenisse con la dovuta delicatezza.

Intanto un sole spietato cominciava ad alzarsi all’orizzonte e alcuni avvoltoi lontani, alti nel cielo, giravano lentamente in cerchio sulla preda predestinata.

 

Un vecchio cowboy, coi lunghi capelli bianchi e la faccia bruciata dal sole, ci attendeva in un campo allestito in cima a un collina e là, su un’enorme piastra di ghisa, preparava uova, bacon e i migliori pancakes che abbia mai mangiato all’ombra di un saguaro.

Intorno a noi all’infinito si stendeva il profilo ondulato delle colline.

Riprendemmo la strada del ritorno.

Nell’aria tersa della mattina gli unici rumori erano il battito degli zoccoli attutito dalla sabbia del deserto e lo sbuffare dei cavalli accaldati, che acceleravano il passo verso il meritato riposo.

E per noi un tuffo nel nostro mondo, rappresentato in quel momento da una grande, ritemprante piscina.

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