Una studentessa di un noto liceo della Capitale ha pensato bene di ingannare l’attesa dell’insegnante supplente inscenando un balletto in classe, con un compagno, accompagnata da musica altissima e con la maglietta alzata, per danzare meglio, probabilmente. Il tutto, immortalato dal cellulare per confezionare un video su Tik Tok. L’insegnante che si è trovata di fronte alla scena tersicorèa, purtroppo ha permesso a sé stessa di sbottare in una frase decisamente infelice : “”Ma che, stai sulla Salaria?””.
Grave errore, a mio avviso, non perché la studentessa danzerina non meritasse di essere ripresa ma perché non era quello il modo. Agli insegnanti, implicitamente, si richiede una quasi “perfezione”… Non si è disposti a scusare nulla, li si vuole preparati, ovviamente, ma anche imparziali, indulgenti, comprensivi, generosi, complici e pazienti … Certamente non è permesso loro di richiamare con battutacce gli studenti. Questo in una sorta di mondo scolastico idilliaco e irreale; nella realtà, accanto a docenti straordinari sotto ogni aspetto, ce ne sono altri che chiamano “quattrocchi” una scolaretta di seconda elementare che porta gli occhiali… altri che distribuiscono paragoni zoologici che vanno dai quadrupedi agli animali da cortile… e altro ancora. Diciamo, per amore di verità, che sono eccezioni, ma esistono.
Sbottare in una battuta che francamente trovo volgare e infelice, non è degno di un’insegnante. Non solo per l’implicito paragone con chi sulla Salaria esercita il mestiere più antico del mondo, come si definisce eufemisticamente chi si dedica al meretricio, ma perché l’insegnante è in una condizione di superiorità rispetto agli studenti e non dovrebbe mai permettersi l’insulto. Il richiamo, verbale o scritto, sicuramente sarebbe stato più efficace e giusto, per un comportamento tutt’altro che consono alla scuola in generale, inopportuno se tenuto in classe, in particolare.
Con una solidarietà degna di miglior causa tutti i compagni hanno fatto quadrato, così ora la giovinetta è diventata la vittima cui dare solidarietà incondizionata e, neanche dire, a fare da contraltare, c’è un procedimento disciplinare a carico dell’insegnante.
Ma schierarsi a prescindere contro gli insegnanti è veramente ingiusto…essi sono esseri umani. Certo, un’insegnante che richiama una scolaretta che porta gli occhiali chiamandola “quattrocchi” per me non solo è un mostro di insensibilità ma perde anche l’autorità per poter correggere qualche bambino che prendesse a sua volta in giro la compagna usando lo stesso termine.Ma, come si è detto, sono eccezioni.
Agli insegnanti si chiede sempre molto, anche di non perdere la pazienza, anche di non permettere a sé stessi di fare una battutaccia. Ma al peggio non c’è mai fine: dopo l’infelice uscita della supplente del Righi, l’insegnante di un altro liceo cittadino ha pensato bene di lanciare una preghiera collettiva sui suoi profili social: “Oggi facciamo una preghiera, anche laica, per tutti quelli che mandano le figlie a scuola vestite come tr…”.
Adesso, la bilancia pende tutta a favore della disinvolta studentessa, già umiliata da un paragone insultante, ancora più forte per il fatto che sia anche un commento “sessista”. E, quando si sconfina in questo campo, apriti cielo!
Pertanto, nessuno più oserà giudicare il comportamento decisamente non consono all’ambiente scolastico che richiede pur sempre abbigliamento appropriato e, citando a gran voce che “L’abito non fa il monaco“ giustificheranno l’ombelico in bella mostra e altro.
I detti e i proverbi, tuttavia, possono essere stiracchiati e adattati a piacimento, proprio come le persone vengono tirate per la giacchetta quando, a tutti i costi, le si vuole adattare alle convinzioni, alle idee personali, alle situazioni più comode. A farne le spese, sono la verità, il buon senso, la correttezza.
“Eppure dicono che l’abito non fa il monaco. Non è vero. Io a furia di indossare indegnamente questa gloriosa divisa, mi sento un po’ Carabiniere”. Nel film “I due marescialli”, del 1961, Totò, nella parte di un ladruncolo avvezzo a vivere di espedienti, indossando per l’ennesima truffa la divisa di Carabiniere ne sente profondamente l’onore fino ad essere disposto a morire fucilato ingiustamente, per non rinnegarla.
Allego in calce il link al film, visibile su YouTube integralmente. Sorrisi e risate assicurati.
I detti e i proverbi, nella loro intransigenza, non sono leggi assolute. Certo, abiti e atteggiamenti non possono essere presi come unico metro di valutazione ma sono sicuramente indicativi. Come il buon senso e l’intelligenza suggeriscono, ci sono circostanze, situazioni e luoghi che richiedono abbigliamento e comportamento consoni. Ad esempio in una classe liceale.
La nostra Scuola naviga in perigliose acque, per le difficoltà dell’insegnamento in tempo di pandemia; per le contingenti tragedie che hanno visto protagonisti giovanissimi studenti, impegnati nel tirocinio previsto dall’Alternanza scuola lavoro; per lo stato degli edifici, talvolta fatiscenti… nonché per la protervia degli studenti che addirittura chiedono la testa del Ministro, oltre che dettar legge sullo svolgimento degli esami di Maturità… Non ha bisogno, pertanto, di episodi come quello avvenuto al liceo Righi di Roma, episodi che sono come sassetti da nulla, rispetto ai macigni che l’opprimono.
Inoltre, aggiungo, noi italiani che amiamo tanto scimmiottare altre culture, principalmente quella anglosassone, se si tratta di Halloween e simili… non ci facciamo neppure sfiorare dall’idea di adottare una divisa che gli studenti devono indossare a scuola, uguale per tutti, come accade nelle altre nazioni.
Almeno un problema, quello di come mandare vestiti i figli a scuola, sarebbe risolto.
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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più agevolmente il giornale, andando direttamente all’articolo interessato.
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L’abito qualche volta fa il monaco
A.D.Z.
Morire per Kiew? Non scherziamo
Massimo Nardi
Non c’è motivo di essere filo russi, o parteggiare per il popolo ucraino arrampicandoci sugli specchi per rivendicare posizioni buoniste nella difesa di una nazione e del suo popolo dal dominio di un altro. Una guerra, ma anche solo uno scontro di frontiera, non lo possiamo permettere.
Alberto Venturi
La pandemia ha colpito ricchi e poveri allo stesso modo, ma lascia cicatrici profonde in modo disuguale, già
a partire dall’accesso alle cure per le altre patologie. Chi ha potuto rivolgersi alla sanità privata non ha dovuto fare le infinite code (talvolta con ancora finite) per analisi o cure.
Paolo Danieli
‘Ne uccide più la lingua della spada’ dice il proverbio. È vero. La potenza delle parole è tale da costituire una delle armi più potenti in mano, o meglio, in bocca all’uomo. E soprattutto del potere per condizionare il pensiero e il comportamento della gente. L’uso insistito e tendenzioso di una parola in modo improprio o sbagliato ne fa addirittura cambiare il significato.
Rivincita di una “colpevolezza”: Ennio
Francesco Saverio Marzaduri
Undicesimo lungometraggio di Tornatore, “Ennio” offre al pubblico la possibilità di udire un’ultima volta la voce (umana) di Morricone, nonché di ascoltare molti suoi capolavori seguendone la genesi, nonché l’esigenza di confezionare un equo tributo a un altro uomo delle stelle; un uomo, prima che un artista, segnato da glorie e vicissitudini, applausi e rimpianti, umiliazioni e riconoscimenti.
Quando la memoria diventa Storia
Ugo Volpi
Sono passati 77 anni dall’eccidio di cinque partigiani a Fiorano. Scivola il tempo e la memoria, per non polverizzarsi, deve diventare storia e se il racconto diventerà scientifico, purtroppo facilmente è destinato a perderne il cuore, i sentimenti, le passioni, il dolore, le speranze.
La casa va aggiustata prima che crolli
Redazionale
Se la vogliamo aggiustare prima che crolli dobbiamo cominciare dalla base. Cioè dai partiti, Riportandoli al loro ruolo di mediatori fra popolo e istituzioni, di confronto continuo sui problemi del paese, di dibattito politico, di scuola e selezione per il personale politico.
Buona settimana e buona lettura del n. 788 – 480.