L’abito fa il fratacchion

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""Ciliegina sulla torta, o meglio, ulteriore sterco sul letamaio, si sono aggiunte poi le intercettazioni, conversazioni tra il predetto padre Fedele e varie interlocutrici,""
art. di Maria

La mia idea di sacerdote, e di frate in particolare, non è proprio quella  rappresentata dai vari preti salottieri che affollano le trasmissioni televisive, né dai preti-manager che appaiono più propensi a servire Mammona che Dio, né da certi ben pasciuti religiosi che non danno esattamente impressione dell’ascesi e dell’astinenza. Capisco che  non tutti siano portati per la vita parca e sobria del santo curato d’Ars, abbiano l’aspetto ascetico di un Monsignor Tonini o sappiano vivere in perfetta letizia la povertà e la semplicità francescane. Ma, almeno, chi non è in grado di dare, con il suo comportamento, coerenza alle sue parole, è meglio che cambi mestiere.

Dato che ancora non siamo ciechi o sordi, sappiamo, nostro malgrado, della poco edificante vicenda dell’ineffabile padre Fedele, per il quale, più che mai, vale il detto “”l’abito non fa il monaco””.

Non fa il monaco, ma il fratacchion, sì. Simile ai gaudenti fratacchioni tratteggiati in alcune delle “Novelle”  del Casti; per esempio  quel fra Gennaro che, nei suoi lieti …conversari… con una tale  Carlotta, sembra aver insegnato molto a padre Fedele da Bisceglia.

Un personaggio abbondantemente sopra le righe, quest’ultimo, anche quando svolge i doveri del proprio ministero, a cui si aggiungono discutibili frequentazioni, nonché svariate intemperanze non sempre comprensibili o, almeno per me, addirittura inaccettabili,  come la “perla” dello sciopero della fame per la salvezza,  non delle anime, ma della squadra del cuore, il Cosenza!

Non discuto sulla bontà di cotanta causa… ma non sarebbe male, allora, che  lo sciopero della fame lo facesse anche per i disgraziati che di fame ci crepano, non  solo nelle lontane  terre di missione, ma anche qui; o per gli ammalati, o i pensionati al minimo,o i disabili o i disperati che, per i più vari motivi, sopravvivono più che vivere e talvolta, come la povera mamma di Capannoli (1), soccombono, alla disperazione, alla solitudine. all’abbandono.

Tornando a padre Fedele, a queste  sue diciamo “intemperanze”, si sono aggiunte cose un tantino più serie,  che  lo hanno portato, il 6 luglio scorso, ad una condanna per  violenza sessuale nei confronti di una suora dell’Oasi francescana da lui fondata.

Questo sulla base di denunce, accuse provate,testimonianze.  Ciliegina sulla torta, o meglio, ulteriore sterco sul letamaio, si sono aggiunte poi le intercettazioni, conversazioni tra il predetto padre  Fedele  e  varie interlocutrici, con comune denominatore il sesso, che queste persone riescono, con le loro squallide parole, a far apparire sudicio,cosa che non è, meschino e riprovevole, cosa che non è, anche se le intercettazioni pubblicate sono scelte con cura tra quelle meno volgari.Figuriamoci le altre.

Già quelle frasi, fra l’altro sempre le stesse mi vuoi, ti faccio questo, mi fai quello, etc etc. usate dagli aficionados degli ardori virtuali al cellulare o in chat… sarebbero ridicole… se poi  uno dei chiacchieroni infoiati è un frate, la cosa sinceramente funziona da potente emetico.

Ma ciò che mi appare in questa storia altamente disgustoso e realmente  pornografico, non sono le sozze banalità scambiate dal fratacchion con la tizia di turno, no. Ad apparirmi pornografia vera e propria  sono le prediche estemporanee, le plateali proteste d’innocenza, le offese fuori dal Tribunale, indirizzate alle povere suorine,  alcune delle quali chiamate a testimoniare.

E’ pornografico e osceno quel “Vergognatevi e pentitevi”,  teatrale  anatema scagliato davanti alle telecamere, portando al collo un crocifisso di 10×20, così come è pornografico citare Gesù Cristo,con Cui evidentemente padre Fedele è in grande confidenza, dato che si permette di paragonarsi a Lui,  innocente condannato.

Questa è roba da non mandare in fascia protetta, altro che le squallide intercettazioni. Perché se è innocente, se è tutto un complotto ordito ai suoi danni,  con quelle esortazioni da predicatore medievale certo non ha guadagnato in credibilità. Diciamo che gli è sconosciuta la dignità di Socrate che, ingiustamente condannato, bevendo la cicuta, affermava che nulla deve  temere un uomo giusto, in questa  vita e nell’altra.

Se, invece, padre Fedele sa bene di essere lui in persona  il  disinvolto verro che indegnamente indossa la veste di sacerdote e, nonostante questo, accusa tutti, vittima,testimoni e giudici compresi, di essersi “fatti un film” delle sue nefandezze, la cosa cambia.

Se è colpevole, e   continua a fare il risentito, maledicendo e facendo predicozzi agli altri, tutto ciò dovrebbe costagli una maggiorazione della pena, per aver considerato degli idioti gli ascoltatori, per aver fatto passare come mentitori senza scrupoli i suoi accusatori e le sue vittime, per aver considerato degli incapaci gli investigatori e i giudici. E magari per aver allontanato dalla chiesa qualche disgustato  credent
e.

 

Maria

 

1

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/07/10/541145-pisa_carbonizzati_auto_mamma_figli.shtml

 

 

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