L’abito dello zio Tom

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp
Un titolo apparentemente provocatorio, per un articolo rara sensibilità e pacatezza sul ministro Kyenge. art. di Beppe Giuliano

Certamente  sbaglio, ma c’è qualcosa nello sguardo – perennemente triste e perplesso – del ministro Kyenge che mi fa pensare ( sperare) che anche lei si sia accorta della facilona leggerezza con la quale l’hanno nominata ministro della Repubblica Italiana.

Lo dico subito così evitiamo fraintendimenti:  a me che un Italiano o un’Italiana abbiano la pelle bianca, gialla, rossa o nera non importa. Vorrei che gli Italiani vecchi e nuovi (di storia familiare e di vissuto nella Madrepatria) abbiano non soltanto gli stessi diritti e doveri, ma anche le stesse chance di diventare ministro, o professore universitario, o notaio, o avvocato, o giornalista… che hanno i figli dei “gran borghesi” elencati.

Mi avrebbe fatto piacere avere un ministro italiano di seconda generazione ad un dicastero importante – tesoro, economia, interni, difesa, esteri – perché questo avrebbe significato vedere le barriere invisibili della nostra società (quelle che aiutano soltanto i figli di…) finalmente abbattute.

Invece, alla Kyenge tocca “”soltanto”” occuparsi di immigrazione.

Non viene indicata al ministero della Salute perchè ottima oculista, ma viene messa ad occuparsi delle migliaia di migranti che si lanciano a Nord sperando l’impossibile.

Perchê? Perché così?

Avrà anche una esperienza nel volontariato, ma a me questa nomina puzza. Puzza di razzismo strisciante, da classe dirigente che galleggia sui bisogni della società che dovrebbe rappresentare e che si sceglie uno “”zio Tom”” per lavarsi la coscienza (quando va bene) oppure perché fa bello e di sinistra avere uno di colore nel Consiglio dei Ministri.

L’avessero offerto a me, io mi sarei incazzato di brutto.

Invece, il ministro Kyenge ha accettato questo ruolo cercando di fare quello che umanamente ciascuno di noi farebbe: davanti agli sguardi, alle parole, alla richiesta diretta di aiuto di persone che come lei hanno attraversato il Mediterraneo si pone automaticamente dalla loro parte: «Tu ce l’hai fatta, facci entrare anche a noi!».

E cosa pensiamo possa dire o volere una persona perbene nelle sue condizioni: «Certo, ci penso io. Cambio la legge, chiudo i Cie, varo lo ius soli…».

Io farei così. E penso tutti noi.

Ma così facendo, come ministro della Repubblica (che deve tutelare gli interessi di chi italiano già è e lo ha dimostrato pagando le tasse, obbedendo  alle leggi, servendo il Paese in armi e nel volontariato ecc ecc), Kyenge rischia di sbagliare tutto. Di non pensare a strumenti che aiutino sì chi sta male ed ha bisogno, varando regole certe, di strumenti di formazione (banalmente dalla lingua italiana  ai nostri usi e costumi, ai diritti ed ai doveri: volete vedere un esempio? guardate il prontuario predisposto in tutte le lingue, italiano compreso, dall’Australia) ma , più banalmente, di allargare soltanto le maglie d’ingresso facendo esplodere la nostra società.

Io non penso che la Kyenge voglia per l’Italia le periferie francesi dove è guerra aperta fra bianchi, neri e nordafricani. Non penso lo voglia, ma il rischio che abbiamo davanti è questo. Con un’aggravante: la Francia, o l’Inghilterra che ha problemi analoghi, sono Stati forti, organizzati, coesi. L’Italia no. È un paese giovane e fragile con scarsi controlli e tutele.

Temo che il ministro Kyenge si troverà alla fine sola; al momento del dunque i suoi padrini guarderanno alla saccoccia, a cosa vogliono i loro elettori, e assai probabilmente faranno poco o nulla delle sue raccomandazioni e idee. Un risultato triste e ignobile e si, in fondo, anche razzista. Poco diverso dagli insulti (intollerabili, dobbiamo dirlo anche noi) che sino a oggi ha ricevuto.

Credo l’abbia capito perfettamente anche lei. L’abito dello “”zio Tom”” non dev’essere facile da indossare. Per l’Italia e la sua crescita, l’ennesima occasione sprecata.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...