La violenza: giovani come locuste

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Così accade oggi che i giovani “”qualunque””, ossia “”liberi-e-vuoti””, tenuti troppo a lungo nella irresponsabilità dell’adolescenza, a cui non si chiede alcun sforzo che li scuota dall’inerzia, vengano attratti dai luoghi marginali, nella cui oscurità si annida il disadattato psicolabile utilizzabile all’insurrezione sovversiva.

Questo tipo umano, anche quando non irrompe nella società con le sue devastazioni e i suoi saccheggi, perdura infatti nell’ombra dei margini.

Solo, si mantiene nella fase che possiamo definire “”solitaria”” per analogia zoologica. Anche la locusta, periodico flagello della natura, per lo più sopravvive isolata, pacifica, rosicchiando inoffensiva i fili d’erba.

Ma accade che a volte, imprevedibilmente, guidata da misteriosi segnali fero-ormonali analoghi ad una suggestione collettiva irresistibile, si raduni con milioni, miliardi di altre locuste. Dalla fase “”solitaria””, l’insetto passa a quella “”gregaria””.

Lo sciame si fa colossale e si polarizza; prende una direzione determinata, ancorchécasuale ( la gigantesca migrazione non ha un traguardo, un progetto), avanza coprendo il cielo e divora tutto ciò che di vegetale trova sulla sua strada, riducendo la terra a deserto; poi, inspiegabilmente come s’era adunato, si disperde, si dilegua.

La cavalletta ritorna l’insetto solitario e innocuo di prima. Così la nostra frangia antropologica.

Per decenni, gli individui che la compongono possono vivere in forma solitaria nella marginalità sociale. Lo studioso di zoo-antropologia potrà distinguervi viziosi divorati da piccoli vizi sconci, improduttivi che vivono di espedienti, non-qualificati facili a perdere ripetutamente il lavoro per mancanza di puntualità, fidatezza e disciplina o per piccoli furti; vari tipi d’incapaci, per insignificanti turbe della personalità, di assumere un ruolo sociale dignitoso: spesso questa gente incappa in infrazioni penali lievi, ma vergognose.

Lo studioso riconoscerà anche, nella semi-oscura marginalità sociale, individui che vivono in un loro mondo di quieta follia.

Magari riuniti in piccoli gruppi che predicano l’anarchia, la non-violenza, sognano palingenesi socialiste, o praticano sette pagane anticostituzionali, o forme attenuate di pseudo-misticismo: sessuale e nudista, salutista ed ecologico, femminista, vegetariano.

Vivono innocui, inseguendo piccole fissazioni di rinnovamento sociale, per lo più su sfondo ecologista o dietro a profeti della fine del mondo imminente, ad angosciati dall’effetto-serra o dalla sovrappopolazione, dalle polveri ultrasottili, dall’inquinamento elettromagnetico, dai cibi transgenici, che radunano un magro seguito di creduloni. Un po’ ridicoli nei loro comportamenti anomali ma generalmente inoffensivi. Ma viene il giorno che costoro passano alla fase “”gregaria””. Gli individui, spinti da parole d’ordine che “”sono nell’aria”” come i feromoni odorosi che richiamano le locuste, si radunano; e il crescere stesso del loro numero finisce per polarizzare questa massa molteplice. Nella massa, ognuno continua ad essere abitato dalla sua ossessione privata, o minoritaria; ma le ossessioni plurime si unificano attorno a un grido, che domina da solo la massa.

Ci fu un tempo in cui il grido fu “”Sterminare gli empi”” e “”distruggere Babilonia”” per le genti di fra’ Dolcino, o “”abbattere la tirannide e l’oscurantismo”” per la Rivoluzione francese, o “”pace subito”” – “”la terra ai contadini”” che aizzò le plebi russe contro lo Zar e la nascente democrazia, o ancora “”instaurare un potere fondato sulla violenza svincolata da ogni legge”” come proclamava Lenin, e poi “”la fantasia al potere”” o “”vogliamo l’impossibile”” come nel  1968.

Nei disordini di Genova del luglio 2001, il grido “”impedire il G8″” ha polarizzato 800 gruppi antagonisti che prima perseguivano singoli sogni particolari: ecologisti del WWF e squatters, femministe e missionari integralisti, contadini sussidiati dai fondi europei e omosessuali militanti, Pax Christi e picchiatori della nuova anarchia informatica, Ultras fanatici e violenti, borderline e disadattati dei Centri Sociali, ganddhiani ed ex suore, castristi e zapatisti, Arci e preti da strada, tossicodipendenti e comunità antidroga. 

Poco importa che la parola d’ordine sia tale da suscitare la speranza che ogni “”bisogno””, il più assurdo e proibito, stia per essere esaudito, e così crei la suggestione collettiva capace di coagulare la massa irrequieta e labile. Questa gente non ha bisogno di ragioni: le basta un pretesto, purché elettrizzante. E il sentirsi di colpo in tanti la elettrizza di per sé. E’ gente che non vuole vivere in proprio, ma essere vissuta dalla forza collettiva che anima le moltitudini. Sono gli “”ossessi”” che anelano a devolvere la loro personalità fluttuante e insufficiente ai “”posseduti””: tali saranno i loro capi, quelli che spiccano tra la folla delle “”non persone””, perché essere più totalmente in balìa di una sola idea fissa conferisce l’apparenza di personalità “”forte””, paranoicamente raziocinante, argomentante, decisa ad “”andare fino in fondo””. Quel “”fondo”” è poi lo stesso, immutabile nei secoli.

 Proclami pure come grido unificatore “”la pace””, “”libertà e giustizia”” e il soccorso agli “”ultimi””: è la devastazione universale, il rovesciamento di ogni ordine, la violenza senza scopo e senza limiti, la “”liberazione”” incontrollata di ogni impulso primario e anzitutto, ovviamente, sessuale.

Notava divertito Engels: “”Fatto curioso: in ogni movimento rivoluzionario di qualche importanza il problema del “”libero amore”” si pone sempre in primo piano””.

Proprio lui, che aveva adottato come divisa d
ella Rivoluzione Totale la frase del Mefistofele faustiano, -“”Tutto ciò che esiste merita di morire””- , sapeva bene quale sete di morte e nichilismo si cela dentro questa “”fame d’orgasmo””, che è in realtà voglia di stupro-omicidio, il feromone che inebria lo sciame delle locuste umane. Un giovane milanese benestante che partecipò nel settembre del 1996 ai disordini sociali identificò bene, in una sua lettera al Manifesto, questo orgasmo come “”gioia di odiare””: ciò che descrive, “”una gioia e un senso di liberazione mai provato prima””, è uno spasmo sessuale. Cercato per sé, che basta a sé stesso. E’ questo il fine, tutto il resto – la proclamata instaurazione di una società assolutamente giusta – non viene degnato di una riflessione. “”Inondate il mondo di sangue, e in qualche modo le cose si organizzeranno””, fa dire Dostoevskij a un suo personaggio demoniaco, uno dei suoi nichilisti ossessionati dalla rivoluzione.

 

Liberamente tratto da NO GLOBAL – La formidabile ascesa dell’antagonismo anarchico – di Maurizio Blondet

 

 

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