La violenza è di casa per molte donne immigrate

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A sostenerlo è Souad Sbai, presidente dell’Associazione Onlus della Comunità delle donne Marocchine in Italia

 “I Cpt presenti sul territorio italiano non sono dei lager, ma strutture indispensabili  dove l’immigrato clandestino deve risiedere per un periodo non superiore ai tre giorni (non per svariate settimane) poiché una volta appurato il paese di provenienza dell’immigrato clandestino deve divenire operativa e scattare l’espulsione immediata dal territorio nazionale”. Questa la proposta di Souad Sbai, candidata in Puglia per il Pdl,  nata in Marocco e divenuta cittadina italiana 29 anni fa, membro della consulta sull’Islam, istituita presso il Ministero degli Interni. La Souad da diversi anni è amica e collega dell’Onorevole Isabella Bertolini. Insieme le due donne, con autorevolezza e ricca argomentazione, affermano che, ora le donne immigrate, senza volto e senza voce, in prima persona devono battersi per conseguire diritti civili e giuridici e portare avanti questa ennesima battaglia di civiltà contro i soprusi e violenze subite da mariti o parenti. La Bertolini,  in Parlamento, ha inoltrato numerose iniziative ed interrogazioni parlamentari sul tema della violenza di cui sono oggetto, in Italia, le donne musulmane vittime di mariti padri – padroni. Una violenza che, secondo recenti dati Istat, pone l’Emilia Romagna al primo posto con il 38% per violenze, stupri e vessazioni e costrizione  per le donne immigrate a vivere mute e  recluse in casa dal consorte musulmano. La Sbai, presidente dell’Associazione Onlus della Comunità Marocchina delle donne, tramite un numero verde antiviolenza, è entrata in contatto diretto con 870 donne marocchine  picchiate in Italia; spesso, addirittura, sono i genitori delle  figlie marocchine picchiate dal marito, in vari casi clandestinamente bigamo, telefonano direttamente dal Marocco per denunciare a. L’associazione, fondata dalla combattiva donna marocchina,  si è costituita parte civile contro il Pakistano che uccise mesi fa a Brescia la figlia perché la ragazza voleva indossare i pantaloni e vestirsi come le sue compagne di scuola. La Onlus si  costituita con la esplicita finalità di denunciare le continue ed intollerabili violenze di cui sono vittime le donne immigrate mogli o figlie di mariti o padri padroni immigrati di religione musulmana. La Sbai e l’onorevole Bertolini hanno infatti  redatto un documentato quanto agghiacciante dossier su  diversi e svariati casi di violenze subite in Italia da mogli e figlie di immigrati musulmani: storie di ordinaria violenza con una lista interminabile di soprusi di ogni genere culminate negli ultimi 18 mesi in Italia con l’uccisione di  38 immigrate. “Per aiutare le immigrate, che, oggi come oggi, paradossalmente, godono di maggiore libertà in Marocco che in Italia, ad uscire da questo stato intollerabile di segregazione – afferma poi la Sbai – occorre imporre loro un corso obbligatorio di italiano, condizione imprescindibile da imporre per legge anche ai mariti”. “Infine –continua – un no categorico in Italia al velo imposto alle bambine immigrate figlie di immigrati musulmani che solo attraverso la scuola, magari supportate da una figura di tutolar, possono prendere coscienza dei propri diritti per  difendere se stesse e le madri”. Un percorso difficile e coraggioso per denunciare e, magari prevenire inaudite violenze fisiche e morali, uxoricidi, clitoridectomia ed infibulazione: una situazione di allarme che dovrebbe subito far scattare la nascita di un  partito “trasversale” tra tutte le donne elette nelle varie ammnistrazioni locali e nazionali. L’integrazione, come avviene in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti ed in altri paesi occidentali deve avvenire sempre all’insegna della legalità, del rispetto della legge del paese d’adozione. 

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