La troppa fatica di diventare grandi

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"" In galera bisognerebbe metterci la nostra cultura, tutta puntata sugli ‘eroi’ della bellezza, della ricchezza, della  forza, del potere. Non è più tollerabile una vita normale, non si può accettare la quotidianità del matrimonio, non si possono ricevere dei no dall’amata. Ci mostrano modelli inarrivabili e ne usciamo frustrati. ""

 


A Torino un ragazzo, che nell’infanzia aveva avuto problemi di salute ed era cresciuto sentendosi brutto, da qualche coetaneo definito “handicappato”, ha lasciato un messaggio alla madre: “”Ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera. Si hai capito bene, perché non credo di riuscirci più. Ho intenzione di mollare. Questo ragazzo moro piange davanti allo specchio e non trova nessuno dietro di sé che gli dica ‘ehi oggi sei maledettamente bello'””. E si è gettato oltre un parapetto.Ora i carabinieri indagano, come se potessero mettere in galera gli amici che lo prendevano in giro, o gli insegnanti che non hanno capito, o i genitori, o la comumità non accogliente.

Ci sono colpe che non possono essere punite e spesso non sono neanche colpe, ma soltanto la parte dura della vita.

Crescere è faticoso.

Bisogna attraversare quella terra di mezzo dove non è più infanzia e non è ancora maturità, quando la vita ti esplode dentro, nel corpo, nei pensieri, nei sogni, negli incubi. Il mondo intero sembra esploderti dentro. Hai bisogno e voglia di assoluto, ma ti senti piccolo e ‘brutto’, dentro e fuori.

Tutti noi siamo stati adolescenti, ieri o ieri l’altro, però, divenuti adulti, ce ne dimentichiamo e non riusciamo più a capirli, ma, io credo sia giusto così, perché se capissimo i giovani, significherebbe che i giovani sono uguali a noi e il mondo resterebbe sempre uguale a se stesso.

E poi è inutile: i figli bisogna perderli se vogliamo ritrovarli da adulti, al nostro fianco, non  più la loro mano nella nostra, ma pari a noi, a braccetto e può darsi sia la loro mano a stringere la nostra. E se rapportarsi con gli adolescenti è dura, talvolta al limite della sopportabilità, pensiamo a quanto sia dura per l’adolescente rapportarsi con il mondo. Ha ragione Jack London quando sostiene: “L’adolescenza è l’epoca in cui l’esperienza la si conquista a morsi”.

Però non possiamo accettare come ineluttabile che un giovane non ce la faccia, che un ragazzo non riesca a diventare uomo, ad accettarsi, a volersi bene, ad imparare a proteggersi dal mondo. 

In galera bisognerebbe metterci la nostra cultura, tutta puntata sugli ‘eroi’ della bellezza, della ricchezza, della  forza, del potere. Non è più tollerabile una vita normale, non si può accettare la quotidianità del matrimonio, non si possono ricevere dei no dall’amata. Ci mostrano modelli inarrivabili e ne usciamo frustrati.

I nostri figli hanno paura di quello che sta succedendo loro, delle pulsioni del loro corpo, dei pensieri, degli errori, degli insuccessi. Hanno bisogno di essere incoraggiati, hanno bisogno di giudizi positivi, hanno bisogno di conferme per le cose buone che fanno. Hanno bisogno di essere creduti.

Ma oggi quali sono le figure adulte, esterne alla famiglie, che possono risultare di riferimento per i giovani (il prete dell’oratorio con cui chiacchierare di celentana memoria in Azzurro)? Lo psichiatra al quale sempre più spesso occorre fare riferimento?

Non lo so. Non lo so come evitare che un ragazzo decida di non volere più crescere e fermarsi lì. So però che dovremmo pensarci di più ai nostri giovani.

 

 

 

 

 

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