La torre del Pennello della Rocca di Vignola: una nuova “meraviglia” che si disvela attraverso i suoi “antichi” colori.

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                                                                                                                            Sabato 5 settembre 2015, la Rocca di Vignola ritorna all’antico e recupera lo splendore e tutti i colori dell’intera decorazione  esterna originaria, che risale ai primi anni del Quattrocento.                                                 Il fatto che le originarie decorazioni esterne si siano conservate fino ad oggi, seppure in forma di frammenti, fa della Rocca di Vignola un “unicum” e una testimonianza preziosa di un aspetto poco noto del nostro Medioevo: l’esistenza sugli edifici più importanti di uno “spazio pubblico dipinto” , non tanto per assecondare una aspirazione di tipo estetico , quella cioè di nobilitare l’umile cotto , quanto per trasmettere il prestigio dei nobili Contrari di Ferrara, feudatari di Vignola, attraverso motivi e colori araldici.  Il progetto Tracce in luce (compreso nel progetto generale tutticoloridelpennello ) ha ottenuto il patrocinio dell’ UNESCO , nell’ambito dell’ Anno Internazionale della Luce e l’inserimento nel calendario nazionale e internazionale delle iniziative UNESCO per l’ Anno Internazionale della Luce. (precisamente è il patrocinio SIF “Internatyional Year of Light and Light-based Tecnologies”- IYL 2015- che agisce per conto dell’UNESCO)

 La torre del Pennello ha vinto la sfida contro l’usura dei secoli e l’energia distruttiva dei terremoti del 2012. Il 5 settembre 2015, a conclusione di un complesso intervento di consolidamento e restauro, il Pennello riapre le porte ai visitatori, ritornando agli antichi splendori. Il progetto di restauro strutturale e architettonico, che fa parte del percorso di tutela e valorizzazione voluto dalla Fondazione di Vignola e denominato Tutti i colori del Pennello , è stato realizzato seguendo le norme antisismiche e ha comportato il consolidamento statico della Torre, il recupero degli ambienti  sommitali ricchi di storia, intervento che ha messo in luce raffinati decori quattrocenteschi, nonché il consolidamento ed il restauro conservativo dei preziosi frammenti dipinti e degli intonaci quattrocenteschi ancora presenti sulle facciate della Torre.

Il  progetto Tracce in luce, anch’esso parte integrante di Tutti i colori del Pennello , è una scommessa giocata tra passato e futuro. Sovente il primo ci parla attraverso frammenti, minute testimonianze di grandi meraviglie. Tra queste figuravano certamente le facciate della rocca di Vignola , affrescate con coloratissimi motivi architettonici  e araldici. Ricostruire, dalle esigue testimonianze pervenuteci, il disegno ed i colori di quel fantasmagorico impianto decorativo è stata la sfida raccolta con successo da Tracce in luce, grazie alla stretta collaborazione tra ricerca storica e tecnologie avanzate. Una mostra (intitolata “ Vedere oggi, come nel Quattrocento, i decori esterni della rocca di Vignola”)  ripercorrerà le tappe principali di questo innovativo restauro virtuale, tra i primi in Italia, che ha consentito di ricomporre le pitture esterne risalenti a seicento anni fa. La proiezione architetturale delle ricostruzioni, metodo innovativo ed efficace di ampia divulgazione dei risultati conseguiti dal progetto, offrirà al pubblico la visione completa, per le facciate ovest e sud e per la torre del Pennello, di un mondo di colori e significati il cui splendore rifulgeva nella Vignola del Quattrocento”

Sabato 5 settembre 2015, a partire dalle ore 17,30, la Fondazione di Vignola , proprietaria della quattrocentesca  Rocca di Vignola, inaugura il progetto di consolidamento antisismico, restauro e conservazione della Torre del Pennello, chiamato  Tutti i colori del Pennello.                                                                   L’intervento, reso necessario in seguito  ai terremoti del 2012 (che hanno scaricato la loro energia anche sulle torri della Rocca di Vignola e, in particolare, su quella del Pennello, accentuando i problemi statici già esistenti nella parte sommitale)  ha ottenuto il patrocinio del  Segretariato regionale del Ministero dei Beni Culturali e Paesaggistici per l’Emilia-Romagna, è stato voluto, realizzato e finanziato dalla Fondazione di Vignola che, per statuto, ha la missione di conservare e valorizzare la locale rocca medioevale. Il progetto Tutti i colori del Pennello  ha ottenuto il contributo di BPER, Gruppo Hera, CMS e Toschi Vignola All’inaugurazione sono presenti  l’archeologo-scrittore Valerio Massimo Manfredi  (Presidente della Fondazione di Vignola);  il Presidente della Provincia di Modena, Gian Carlo Muzzarelli e il Sindaco dell’Unione Terre di Castelli, Mauro Smeraldi;  il critico e storico dell’arte Philippe Daverio, il capo servizio arte e cultura de “Il Sole-24 Ore” , Marco Carminati, la (ex Soprintendente per l’Emilia-Romagna ed ora) dirigente del Ministero dei Beni  e Attività Culturali e del Turismo, Carla Di Francesco.  Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini , sarà presente all’incontro “L’uso del colore nell’antichità classica” di martedì 8 settembre 2015.

Dopo il saluto delle Autorità, alle ore 17,30, inizia una tavola rotonda “Patrimonio culturale: innovazione nella tradizione” coordinato dal giornalista de “Il Sole-24 Ore” Marco Carminati e che prevede la partecipazione del critico e storico dell’arte Philippe Daverio;  del Dirigente del Ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo, Carla Di Francesco;   del Restauratore e Conservatore di Beni Culturali di interesse Storico-Artistico, Natalia Gurgone

Seguono poi  (19,30) inaugurazione/visita della torre del Pennello e della mostra Tracce in luce; (ore 21,00) Promenade musicale: Parma Brass Quintet.  A seguire: videoproiezioni delle decorazioni quattrocentesche sulle facciate della Rocca. Uno sguardo contemporaneo sulla Rocca –anteprima di artisti visivi-

Nei giorni a seguire, sono previste altre manifestazioni artistico-culturali come “L’amore e il flamenco” –anteprima Poesia Festival 2015 con Ugo Pagliai & Mediterranea (domenica 6 settembre ore 21,00); “L’uso del colore nell’antichità classica” –incontro con Valerio Massimo Manfredi (martedì 8 settembre, ore 21,00); mercoledì 9 settembre: “Rocca on the Rocks” AperiMusica (ore 19,30) e (calata la sera)  “Uno sguardo contemporaneo sulla Rocca- videoproiezioni di artisti visivi- con Crònotopos –Massimiliano Amati- e Una memoria di pietra – Elio Castellana e Maurizio Bartolini ; venerdì 11 settembre 2015 (ore 21,00) Sul confine della sera, incontro  con Francesco Guccini. E’ prevista la presenza di suor Roberta Vinerba che dialogherà con Francesco Guccini ; sabato 12 settembre 1415 (ore 15,30) Storie colorate della torre del Pennello –Laboratori tematici e attività creative per
bambini e famiglie; (ore 21,00) La fonte incantata: storie zampillanti nella piazza del Castello  a cura del Teatro dell’Orsa, spettacolo per bambini e famiglie  e (calata la sera) videoproiezioni delle decorazioni quattrocentesche sulle facciate della Rocca

 

Con l’intero progetto “Tutti i colori del Pennello “ e il progetto “Tracce in luce” “l’antica livrea dipinta sulle cortine del maniero vignolese ritornerà a vestire le facciate e le torri, nella sua forma modernissima di ricostruzione virtuale scientificamente accurata. Saranno i fasci di luce di speciali proiettori a trasportarla sulle mura, e non importa se vi resterà una prima volta per la breve durata di una proiezione architetturale, perché, essendo un’immagine la si potrà ammirare ancora  in altre occasioni, senza dover temere le ingiurie degli uomini e del tempo”.                                                     Così conclude il direttore del “Centro di Documentazione della Fondazione Rocca di Vignola”, Achille Lodovisi, una sua bella ed esaustiva presentazione dedicata all’intero progetto “Tutti i colori del Pennello” e al progetto “Tracce in luce”  : due progetti per uno spettacolare percorso di restauro e recupero della torre del Pennello, progetti che,  come già anticipato , con il patrocinio della “Segreteria  Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna”  sono stati voluti e realizzati dalla “Fondazione di Vignola”, con il sostegno di “BPER”, “Gruppo Hera”, “CMS” e “Toschi Vignola”.

Va sottolineato che il progetto di restauro strutturale e architettonico della torre del Pennello rientra nel piano generale di interventi finanziati da decenni dalla Fondazione di Vignola, proprietaria della Rocca e, quindi, responsabile in prima persona della conservazione di questo monumento , icona di Vignola e simbolo di una cultura che travalica i confini della valle del Panaro.  Il progetto Tracce in luce si pone la realizzazione di un sogno ad occhi aperti: ridare vita e splendore alle “flebili testimonianze delle decorazioni (oggi appena visibili) che originariamente formavano un complesso apparato pittorico, una vera e propria pelle dipinta della Rocca , che per secoli ha comunicato a quanti la osservano i caratteri politici e culturali dell’edificio” . Così  da ridare luce e splendore , attraverso i colori originari (già dall’antichità i colori arricchivano sculture ma anche edifici e architetture) , a questa antica Rocca che da maniero di difesa si è sempre più trasformato e caratterizzato come residenza nobiliare  e sede di “delizie” da parte dei Signori e delle loro corti.  Va anche sottolineato che la Torre del Pennello  fa parte dell’ampliamento della Rocca, voluto, intorno al 1410, da Uguccione dè Contrari. La torre è stata edificata tra il 1416 e il 1419, la sua evoluzione nel tempo è illustrata soprattutto dalle testimonianze iconografiche riguardanti la Rocca. La prima immagine della torre del Pennello sinora conosciuta risale agli anni compresi tra il 1550 e il 1560. Si tratta di un affresco che rappresenta Vignola circondata dalle mura e dominata dalla mole della Rocca. Il dipinto è stato attribuito al pittore bolognese Giovanni Battista Fiorini su disegno preparatorio del grande architetto vignolese Giacomo Barozzi che, con questa veduta, volle consegnarci  uno dei suoi capolavori: il Palazzo Farnese di Caprarola. Nell’affresco, la torre è raffigurata con una garitta che la sovrasta , sporgendo dal tetto;  sulla torre Nonantolana si può osservare la stretta struttura sommitale , edificata con tutta probabilità nel 1404.

Nei secoli, più volte, la Rocca di Vignola è stata oggetto di studi ed interventi tesi a valorizzarne la “preziosa” bellezza e i suoi ricchi e colorati decori.                                                                                                         

E’ sufficiente ricordare il XVI secolo e le testimonianze di  Antonio  Scappi , che, per conto di Giacomo Boncompagni , nuovo feudatario di Vignola, descrive anche il torrione dell’orologio della piazza come bello dipinto ,  con “bellissima varietà di forme, colori e significati “  che facevano da coronamento all’antica piazza dominata dalla Rocca.        

Nella seconda metà del XVII secolo, Domenico Belloi, nella sua cronaca vignolese, ci rende una “testimonianza assolutamente attendibile sulla   presenza degli antichi dipinti esterni e sulla loro bellezza ed estensione” . Belloi, tra l’altro, narrava : “vidi i ponti dei bastioni e le porte di difesa variamente colorati a meandri arabici, a festoni, fronde, fiori, frutti diversi, con molte figure sia umane sia di belve, di uccelli, di pesci, oltre ornamenti di stemmi ed imprese così leggiadramente dipinti che la grazia della pittura sembrava gareggiare colla maestà del fortilizio” .

Il progetto Tracce in luce ha preso avvio dalla ricerca storica, nei primi mesi del 2014 sono iniziate le indagini: i documenti risalenti ai primi anni del Quattrocento, epoca in cui, molto probabilmente, furono, realizzati i dipinti , non menzionano i decori delle facciate. L’indagine storica si è concentrata anche sulle tracce dei dipinti ancora visibili nelle fotografie storiche risalenti ai primi decenni del Novecento, che mostrano  l’estensione della superficie anticamente decorata ma non i particolari dei fregi, difficili da “catturare” per le ottiche assai rudimentali delle prime macchine fotografiche. (come documenta Achille Lodovisi) . Ma la scoperta più importante ai fini dello sviluppo del progetto Tracce in luce è stata il reperimento, tra le carte dell’archivio di  Corrado Ricci, uno dei più importanti storici dell’arte dei primi decenni del Novecento, consulente del principe Boncompagni Ludovisi , per i restauri degli anni Venti e Trenta nella Rocca di Vignola, di cui una serie di acquerelli del pittore restauratore Ginogiano Mandrone, in cui l’artista proponeva una ricostruzione del disegno e dei colori delle decorazioni esterne del maniero. Tali ricostruzioni acquerellate, realizzate nel 1931, “sono riuscite a regalare al sogno di Tracce in luce un’aura di concretezza, ma tutto ciò non bastava. Occorreva, infatti, sottoporre a scrupolosa verifica critica i risultati ottenuti, per confermare il valore. Occorrevano altre prove raccolte con mezzi di indagine diversi, per poi collazionarle, adottando il dubbio come sistematico metodo di lavoro”

 Il progetto  Tracce in luce è stato impiegato in modo del tutto originale, svolgendo un ruolo fondamentale poiché ha restituito “ immagini fotografiche ad alta risoluzione scattate da un punto di vista privilegiato, prossimo alle parti alte dei paramenti murari, che mai prima è stato possibile ottenere” (attraverso anche il laser scanner 3D del modello tridimensionale della torre del Pennello e della facciata ovest e sud della Rocca, e l’esecuzione del rilievo fotografico ravvicinato con l’ausilio di una fotocamera installata su un drone). Così che l’incontro vis-a-vis con le pareti, i lacerti degli intonaci e i frammenti dipinti –laddove il drone per ragioni di sicurezza non si era avventurato – ha permesso di abbandonare alcune congetture per acquisire certezze, completando e
rettificando in parte il disegno e la coloritura dei decori ricostruiti virtualmente.  Tutti i particolari dei fregi validati nel corso delle numerose verifiche sono stati quindi affidati alla matita e agli acquerelli di Marcella Morlacchi , architetto, docente presso la Facoltà di Architettura di “Roma-La Sapienza” ed autrice di una serie di splendidi rilievi acquerellati delle più belle piazze e strade della Roma storica, tavole in cui la la precisione scientifica si fonde con l’accurata indagine storico-architettonica e con lo studio artistico dei colori.

La mostra “Vedere oggi, come nel Quattrocento, i decori esterni della rocca di Vignola  ( a cura di Natalia Gurgone e Achille Lodovisi) : da sabato 5 settembre a domenica 18 ottobre 2015 presso la rocca di Vignola (Piazza  dei Contrari, 4 Vignola) Apertura feriale dalle ore 09,00 alle 12,00 e dalle 15,30 alle 19,00. Apertura festiva dalle ore 09,00 alle 13,00 e dalle 15,30 alle 19,00 (chiuso il lunedì) . Le proiezioni : 5,6, 8, 9 e 11 settembre 2015 (calata la sera)                                                                                                                                                      Si vede solo ciò che si conosce: All’origine di Tracce in luce, titolo del progetto che ha ricostruito il disegno ed i colori delle decorazioni esterne della Rocca di Vignola, realizzate intorno al 1420 nelle facciate ovest e sud e nella torre del Pennello, c’è il desiderio di realizzare e condividere un sogno a occhi aperti, che ha pieno diritto di cittadinanza in quella che si può considerare come una vera e propria cultura del frammento. A volte il passato ci è pervenuto in lacerti che appaiono come piccole testimonianze di grandi meraviglie, tali sono i pochi sparsi frammenti delle pitture e dei motivi decorativi quattrocenteschi, ancora visibili lungo le facciate e sulle torri della Rocca. Le flebili tracce di tali pitture presenti sulla torre del Pennello sono state consolidate e restaurate nell’ambito del cantiere di ripristino statico e architettonico del torrione, che ha restituito al pubblico la completa accessibilità allo storico edificio. La sola conservazione dei preziosi frammenti, per quanto indispensabile, rischierebbe tuttavia di lasciarli orfani del loro aspetto originario, rendendo incomprensibile il significato delle decorazioni. Questi minuzzoli ci spingono ad affinare lo sguardo per afferrarne la forma e il senso, ricomponendo graficamente il disegno e le colorazioni, data l’improponibilità della ricostruzione materiale dell’insieme. Non c’è dubbio che in origine le flebili testimonianze delle decorazioni giunte a noi formavano un complesso apparato pittorico, coerente nella forma e nei messaggi che comunicava, una vera e propria ‘pelle’ dipinta della Rocca, che per secoli ha illustrato il carattere politico e il sentimento artistico e culturale della famiglia Contrari, titolare del feudo vignolese dal 1401 al 1575. Ricostruire tale insieme, partendo da poche tracce, sovente incongrue, è una sfida affrontabile solo mediante la collaborazione tra le diverse competenze e discipline. Così è nato Tracce in luce , un progetto che ha trovato il suo senso, la sua essenza, nella costante cooperazione tra le competenze storiche, artistiche, scientifiche e tecniche.  La mostra “Vedere oggi, come nel Quattrocento: i decori esterni della rocca di Vignola”  ricostruisce e documenta  la descrizione del cammino percorso per giungere alla mèta finale: salvare la memoria di uno splendido scenario colorato e della raffinata cultura che l’ha ideato. E’ una mostra attraverso i tempi: dal 1415 ai giorni nostri . Con pannelli storici e immagini estremamente significativi, che presentano il tempo della città dipinta (quale era Vignola dai Contrari, poi con Giacomo Boncompagni e infine con i Boncompagni Ludovisi): la città  appariva  “leggiadro teatro dipinto” , secondo la cultura decorativa, assai diffusa anche in altri ambiti territoriali e città tra cui Venezia, Mantova, Genova, Milano e Pesaro. La Mostra presenta anche le  tavole a colori di Marcella Morlacchi , che saranno al centro della  mostra stessa , che –ribadiamo-  ricostruirà, documentandolo con fotografie e filmati, l’intero cammino di Tracce in luce . Ripercorre le tappe principali degli studi e delle indagini che hanno permesso l’interpretazione e la ricostruzione virtuale dei frammenti dei decori esterni. Illustra inoltre le ricerche d’archivio, mediante l’esposizione dei documenti più significativi, tra cui i disegni acquerellati con una prima ricostruzione dei decori esterni della Rocca, opera del pittore-restauratore Ginogiano Mandrone (1931).   Uno spazio particolare  è  riservato alle indagini svolte con il laser scanner 3D e alla campagna fotografica e video con drone, che hanno permesso di indagare i frammenti di pitture più nascosti.  La sezione video, mostra le riprese effettuate dal drone , la visualizzazione del rilievo 3D delle facciate e delle torri della Rocca e le tavole di analisi e progetto più significative ottenute dai rilievi e dagli studi. La mostra illustra-documenta anche lo studio preliminare di conservazione, messo a punto dai restauratori Natalia Gurgone ed Ermanno Carbonara, che ha dato avvio al restauro dei decori della torre del Pennello.  Parte del percorso espositivo è  inoltre dedicata allo studio comparativo dei frammenti che ha consentito la fedele ricomposizione dei motivi decorativi originali, indagati in tutte le loro componenti: colore, dimensioni, segni e simboli.  Come già accennato, la lettura complessiva degli apparati decorativi della Rocca è stata affidata alla mano dell’architetto Marcella Morlacchi , che ha realizzato con la tecnica dell’acquerello due tavole dei prospetti a grande scala. Queste tavole, momento culminante del percorso espositivo, restituiscono l’emozione della resa pittorica quattrocentesca.

Va sottolineato che, dalla primavera del 2014, numerosi sono stati i professionisti che si sono avvicendati nei lavori di consolidamento e restauro conservativo della torre del Pennello.  Il piano di restauro è stato diretto dall’ Arch. Vincenzo Vandelli, che si è occupato degli aspetti architettonici, mentre all’ Ing. Roberto Luppi è stata affidata la progettazione strutturale.                                                                                                          Il  piano preliminare di conservazione e restauro dei dipinti, che nel Quattrocento decoravano con un fregio continuo le pareti esterne della Rocca e delle torri, è stato predisposto-ripetiamo-  dai restauratori  Natalia Gurgone ed Ermanno Carbonara. La Ditta Candini  Arte ne ha poi curato la realizzazione.   

La restauratrice e conservatrice di beni culturali di interesse storico artistico , docente universitaria,  e responsabile del progetto Tracce in luce, Natalia Gurgone, tra l’altro, sottolinea: “ Per definire con precisione questo intervento sugli affreschi, è necessario parlare di restauro conservativo perché i frammenti delle decorazioni originarie sono stati studiati, consolidati e messi in sicurezza recuperando buona parte delle leggibilità: sarà quindi una Rocca dipinta quella che si troveranno davanti i visitatori, anche se le antiche decorazioni torneranno a rivivere nel loro antico splendore grazie alla tecnologia e al progetto Tracce in luce” . Le decorazioni originarie verranno mostrate al pubblico attraverso una nuova forma di comunicazione e divulgazione scientifica: grazie ad una videoproiezione architetturale gli affreschi saranno proiettati direttamente sulle pareti esterne della torre del Pennello, dove si trovavano nell’antichità. Il progetto Tracce in luce è stato messo a punto da Natalia Gurgone con la collaborazione di Achille Lodovisi (Direttore del Centro di Documentazione della Fondazione di Vignola)  per le ricerche storico archivistiche e iconologiche.                                                                                                                     L’archeologo e scrittore di opere di narrativa e saggistica di successo, Valerio Massimo Manfredi   (nonché Presidente della Fondazione di Vignola ) , tra l’altro, sottolinea: “ Fino a qualche anno fa conoscevamo le antiche decorazioni della Rocca solo attraverso frammenti “archeologici” e fonti  documentarie. Ora, invece, grazie ai risultati di Tracce in luce , abbiamo un’idea  precisa dell’aspetto quattrocentesco della Rocca e possiamo immaginarcela quale doveva essere : un fiero vessillo colorato di rosso, bianco e verde (i colori degli Estensi) che dominava l’intera vallata del Panaro”

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