La testa ovalizzata

Condividi su i tuoi canali:

Questa settimana il Conte Ugolino esprime valutazioni sul comportamento di due illustri personaggi, vittime entrambi di uno studio con conseguenze antropomorfiche. art.di Ugolino


 

Talvolta lo studio, quando è troppo vasto, può determinare conseguenze anche antropomorfiche.

Il caso che balza alla memoria è quello dell’illustre e lontano predecessore dell’attuale inquilino dello studio ovale: Jimmy Carter[1].

Il Paese avversario è il medesimo di allora. L’ovalizzazione del cranio la stessa.

Un maestro di scacchi, molto tempo fa, mi disse che per poter vincere una partita non è sufficiente conoscere le regole del giuoco, né muoversi bene sulla scacchiera: vince colui che riesce a capire la tattica dell’avversario.

Capire la tattica, soggiunse il maestro, significa saper intuire il motivo per cui  l’avversario muove, supponiamo, la torre, e da ciò dedurre che cosa vuole ottenere e come può arrivare a darmi scacco matto. Se l’intuizione è corretta e la contromossa lo è altrettanto si può sperare di vincere la partita. Altrimenti , se non si possiede questa capacità tattica, è meglio non sedersi alla scacchiera e scegliere strategicamente un’altra sfida: lo scopone, il fioretto, la boxe, il tiro alla fune, il tressette col morto o la briscola.

In questo, infatti, risiede la differenza tra tattica e strategia.

Se invece non si hanno capacità intuitive e non si sa neppure per sentito dire quale sia il significato di “strategia” è meglio continuare a piantare noccioline, perché si rischia molto, si rischia grosso, non tanto per sé stessi e per la piantagione di noccioline, quanto per tutta la Nazione di cui si è alla guida.

L’attuale inquilino dell’ovale studio mostra inequivocabilmente di non aver la benché minima idea di che cosa pensa l’avversario, di quale sia la sua tattica e di dove voglia arrivare.

Con uno slancio di bontà e un guizzo di intelligenza egli si è seduto davanti alla scacchiera e gli ha teso la mano, probabilmente convinto che il gesto fosse apprezzato.

Il gesto è stato sicuramente molto apprezzato dall’avversario, molto più di quanto il giovane e buon inquilino possa immaginare. Ma non nel senso che egli si attendeva.

E così è stato opportunamente servito, come si diceva un tempo, di barba e di capelli.

Poi non deve aver capito bene neppure il motivo per cui l’avversario si è espresso in quei termini così sgradevolmente aggressivi. Non ha capito che quelle parole, oltre ad essere palesemente, scontatamente provocatorie, non avevano tanto lo scopo di far “indignare” gli USA, il Canada, l’Europa etc. etc..

Quella indignazione era attesa perché è stata volutamente provocata e data per scontata, una sorta di riflesso pavloviano; ma l’indignazione del Presidente USA o di chi per esso non fanno né caldo né freddo all’avversario, anzi, è particolarmente gradita, perché quelle parole pronunciate platealmente dall’avversario con inevitabile risonanza mondiale, non erano precipuamente rivolte all’Occidente in genere e agli USA in particolare, ma miravano a scuotere l’animo del mondo che gli è affine per farselo sempre più alleato.

Quando Adolf Hitler pronunciava i suoi discorsi perseguiva con la stessa logica i medesimi obiettivi: mettere paura agli avversari, mettere a nudo la loro pusillanime ottusità per mostrare al proprio popolo ed ai  propri simpatizzanti da un lato quanto coraggioso, deciso, grande fosse il personaggio che pronunciava quei discorsi, dall’altro quanta sterile, pusillanime, verbosa rabbia ci fosse nel nemico.

Così il nostro giovane dalla testa ovalizzata prima si siede alla scacchiera e, davanti alla platea mondiale che lo sta osservando, mostra di voler giocare, si dice pronto a sacrificare la torre pur di giocare una partita piacevole e sportivamente corretta. Poi aspetta la risposta dell’avversario.

Quando questi spazza via tutti i pezzi e getta a terra anche la scacchiera, il giovane, degno successore di Jimmy Carter, si sorprende, è allibito, s’indigna, ulula, sbraita, batte i piedi per terra, picchia i pugni sul tavolo  e s’illividisce per la rabbia.

E così l’avversario gongola per la doppia grande vittoria, perché può dire ai suoi:

          Il mondo intero ha visto che abbiamo di fronte uno che ha capito tutto.

          Il mondo intero ha visto che è talmente intelligente che si indigna, sbraita e poi, impaurito e tremebondo, come tutte le altre volte non farà nulla, come la famosa tigre di carta.

          Ora io vado avanti per la via gloriosa che ho avuto il coraggio di imboccare e voi, che ancora solo tepidamente mi ammirate, seguitemi fiduciosi, vi porterò in breve tempo alla vittoria totale.

Ci sarà qualche persona di buona volontà che faccia le veci del mio antico maestro di scacchi e spieghi al giovane dalla testa sempre più ovale che cosa significa strategia e come ci si deve comportare per far cadere l’avversario in trappola e vincere la partita?

In genere però l’ovalizzazione non regredisce, nella migliore delle ipotesi si stabilizza.

Due anni ancora! Due anni sono lunghi da passare e in due anni possono succedere molte cose; ma noi tutti, anche se non ci piace ammetterlo, siamo più o meno direttamente nelle mani della testa d’uovo che risiede nello studio ovale.

    



[1] Il Presidente Jimmy Carter fu un grande piantatore di noccioline. Al momento dell’elezione la sua fortuna diventa “cieca”, viene venduta, trasformata, amministrata così male che quando torna a casa, battuto da Reagan, trova un debito di un milione di dollari, e deve vendere tutto, riuscendo a salvare dal pignoramento solo la casa e la fattoria di famiglia. ( Corriere della Sera )

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

SASSUOLO ANTIQUARIATO VINTAGE

Un weekend in cui il “tradizionale” mercato dell’antiquariato del primo sabato del mese in piazza Garibaldi raddoppia. Si svolgerà, infatti, sabato 3 e domenica 4