La Terra dei Padri

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L’apertura di un circolo culturale, non omologato alla sinistra, provoca l’assedio di una via in citta’ da parte dei nipotini di Stalin. Tanta tensione, ma nessun incidente. 

 


Che delusione sarebbe stata per il sindaco Gian Carlo Muzzarelli (sempre in mostra), e i caporioni delle varie associazioni di estrema sinistra, anarchici e collettivi vari che nei giorni scorsi, ma principalmente sabato 14, hanno protestato contro l’apertura del centro culturale La Terra dei Padri (definito di estrema destra), se fossero entrati nella sala adibita a conferenze e luogo d’incontro di persone che non vogliono un’informazione culturale come si evince dal titolo. Niente croci celtiche, nessun manifesto inneggiante alla RSI!  Sul banchetto dove sono appoggiate le magliette con il simbolo del circolo e libri di politica quotidiana, non ci sono portachiavi, accendini con l’immagine di “Lui” o libri di Giorgio Pisanò (scrittore storico della RSI). In compenso, non mancano le bandiere tricolore: simbolo dell’unità nazionale dal risorgimento a oggi. Le persone intervenute all’inaugurazione, circa 150 (né più né meno di coloro che protestavano nelle vie adiacenti), si possono definire normali. Nessuna testa rasata. Anzi, qualcuno, dall’abbigliamento, si potrebbe approssimare più ai centri sociali. Nessun saluto, chiamando in causa Lucio Battisti e la sua canzone “La collina dei ciliegi” che canta “planando su boschi di braccia tese”, ma piuttosto “Il mio canto libero”. Certo, fra loro alcuni volti che hanno visto le loro primavere politiche passare sotto il vecchio simbolo della Fiamma Tricolore – MSI-DN e adesso, con i capelli più radi e grigi, non hanno voluto mancare all’inaugurazione. Ci sono anche, e non potevano mancare (per un pugno di voti si fa questo e altro), gli esponenti della Lega e di Forza Italia. La maggioranza è gente comune: molti giovani venuti per ascoltare un modo nuovo, per questa città “ingessata”, di fare cultura e informazione. C’è pure lo spazio per una breve intervista al presidente del circolo Fabio De Maio.

De Maio, si aspettava tanto clamore e intolleranza per l’apertura di questo nuova realtà culturale?

 

No. Dico solo che questo è il paradigma della cultura italiana: non volere leggere le novità politiche, le dinamiche del globalismo e mundialismo con una lettura sopra le logiche di fascismo e comunismo vecchie di 80 anni

 

Quindi, riproporre un nuovo modo di tradurre il presente in chiave propositiva perché l’identità di una nazione non venga distrutta dalle forze citate prima?

In effetti, noi cerchiamo di promuovere e rinnovare la consapevolezza identitaria nelle nuove generazioni con attività di riscoperta della cultura italiana e della tradizione a partire dalla Roma antica

 

Progetto molto ambizioso. Però, visto com’è stata accolta l’apertura di questo centro, non piace. Sbaglio?

 

Questo, perché la sinistra è ferma al ‘900. Ma le dinamiche sono superate, anche perché si sono voluti unire con i neo globalismi e guerra-fondai che, come Obama, hanno innescato le destabilizzazioni d’intere nazioni come Libia, Siria e altre regioni del Medio Oriente, e poi non hanno saputo governare la pace. Basta pensare all’Ucraina, dove l’occidente è schierato con i battaglioni parafascisti contro i russi

 

Per concludere, voi non vi fate spaventare dal clamore che si è acceso e andate avanti?

 

Certamente, perché siamo convinti che agire alla luce del sole nel portare avanti argomenti d’interesse comune oltre a un confronto sui temi dell’identità, sia la risposta migliore alla crisi della Vecchia Europa

 

Che cosa resta da dire? Mentre cala la sera con le Forze dell’Ordine a presidiare la zona per garantire uno dei capisaldi della democrazia (che è quello di esprimere il proprio libero pensiero), c’è l’esplosione di un petardo e la trita retorica di un gruppo di ragazzi, sollecitati da cattivi maestri, che recitano slogan di un passato che ha portato solo dolore e lacrime, sia a sinistra come a destra, e che sarebbe meglio lasciare chiusi in un baule in cantina. 

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