La storia si ripete

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Si torna allo scontro fisico con la differenza che a bastonarsi non sono più gli studenti

Nei giorni scorsi c’è stata una giornata che ci ha riportato indietro al ’68 con la differenza che lo scontro fisico avvenuto non è stato fra due opposte ideologie politiche, destra e sinistra (già superate dalla storia), ma da una parte dello Stato che voleva assicurare una libera assemblea e un gruppo più numeroso di studenti di sinistra che continuano in una sterile polemica su antifascismo e fascismo.

Premesso che chi scrive non è mai stato fascista e non ne sente per niente la mancanza, ha notato un paio di cose. Tutto il lessico fuoriuscito dai cervelli degli intervistati di sinistra rimane ancorato alla solita trita e ritrita storia del ventennio di quest’anno ricorre il centenario. La cosa più strana, però, e che io vedo, è che a differenza del primo assalto alla Sapienza condotto dai fascisti con manganelli che scortavano il leader del Movimento Sociale, Giorgio Almirante (che indossava un buffo cappellino) e coperti da caschi, nell’attuale tentativo d’irruzione i “pacifici studenti”, sicuramente addestrati da cattivi maestri della sinistra, quasi si fossero passati parola, portava soltanto un pacifico striscione senza la benché minima arma di difesa, quasi a dimostrare che loro erano lì per una pacifica protesta.

Ora, io mi domando: ma se non ci fossero state le forze dell’ordine a impedire l’ingresso a questi “buonisti”, cosa sarebbe successo? Personalmente, una vaga idea l’ho. Infatti, gli oratori si sarebbero presi qualche schiaffo e due calci nel fondo schiena mentre scappavano nei corridoi dell’università. Ora, alla mia età, ritengo sia molto valido il detto – prevenire è meglio che curare -. 

Infatti, gli anni di piombo li ho vissuti nella rossa toscana e ricordo ancora quando andavo in edicola a comprare il Giornale di Indro Montanelli. Non mancava volta in cui l’edicolante mi ricordasse, tirando fuori da sotto il banco, il famigerato giornale richiesto, – lo nasconda! -. Eppure, non ero un fascista, eventualmente monarchico.

Quest’assalto non sarà certamente l’unico.

Già prevedo che qualsiasi decisione prenda il governo Meloni in cui si tende a rimettere un po’ di ordine (non tanto, un pochino) in Italia, sia visto, come un diritto leso alla libertà degli individui, quasi ci fosse un rigurgito al ritorno di un’Italia più ordinata e più legale. Ora, la faccio breve: non penso proprio che tornerà il sabato fascista.

E mi taccio.

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