La stanchezza verso le parole

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Mi sono rimbalzate stonate e retoriche quelle espresse in occasione del trentennale della
strage che uccise Paolo Borsellino e gli agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi,
Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

La scrittrice e giornalista Annalisa Vandelli mi ha fatto scoprire alcuni versi del poeta Mahmud: “Abbiamo un paese che è di parole. E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra. Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”.

Pensavo a quante parole inutili ho sentito ieri: quelle dei politici sulla crisi di governo, un bla bla su cui soltanto affondare la mia strada.

Mi sono rimbalzate stonate e retoriche quelle espresse in occasione del trentennale della strage che uccise Paolo Borsellino e gli agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Suonano false perfino se dette da coloro che parlano di depistaggi, accusando genericamente magistrati oggi pronti a ricordare e ieri pronti a deviare le indagini. Non basta traciare ombre e fermarsi lì in una repubblica italiana, nella quale nessuno al potere ha mai aiutato le indagini, ma tutti sanno tutto.

E suonano false le parole preparate dagli uffici stampa delle varie istituzioni, parole su parole che non hanno vita, soltanto l’adesione formale a un obbligo, buone da essere lette in un telegiornale e già dimenticate.

Se tutti coloro che ieri hanno espresso la loro partecipazione al dolore della nazione, davvero si mettessero al suo servizio, i troppi silenzi e i troppi segreti sulla mafia e sulla guerra alle istituzioni democratiche sarebbero svelati.

L’Italia è un Paese di parole, ma non sono pietre per il viaggio.

Ieri ne ho provato stanchezza e mi associo a quelle ben più solide del fratello Salvatore Borsellino: “Avremmo voluto celebrare il trentesimo anniversario con una vittoria sulla mafia e quindi con la scoperta della verità, purtroppo sarà anche quest’anno solo un appuntamento rimandato”, “Abbiamo chiaro che mani diverse hanno concorso con quelle di Cosa Nostra per commettere questi crimini ma chi conosce queste relazioni occulte resta vincolato al ricatto del silenzio”. “Invece di fare tesoro di ciò che in questi trent’anni è successo, ci accorgiamo che la lotta alla mafia non fa più parte di nessun programma politico”.

Soltanto le parole che vengono dal cuore hanno un suono e diventano pietre da viaggiare.

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Una risposta

  1. Parole vuote e senza senso

    Potremmo definire l’Italia la patria delle chiacchiere in libertà, delle parole senza senso, delle promesse mai mantenute ( classiche quelle pronunciate dal politico di turno all’indomani di terremoti devastanti ” non vi lasceremo soli, questa volta” ). Non vorrei spendere più parole sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 su cui si è detto di tutto in questi 42 anni .Ma qualche cosa la vorrei dire : sono stati versati fiumi di sangue, di lacrime e di inchiostro ma sono state fatte solo chiacchiere ; si è messo le mani su qualche esecutore ( tra cui Giusva Fioravanti, che ora è comunque in libertà ) ma a distanza di oltre 8 lustri non si è riusciti ( o voluto ? ) arrivare ai mandanti.Le indagini sui mandanti della strage ,che fece 85 morti e 200 feriti, da sempre sollecitate dall’associazione dei familiari delle vittime, prima archiviate dalla Procura ordinaria,sono state avocate ad ottobre 2017 dalla Procura generale.
    Ma non si fa un passo in avanti. Di fronte un muro invalicabile. quello dell’omertà ! La cosa che più inquietante in assoluto sono le affermazioni fatte da Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage alla stazione di Bologna, il quale ha detto “Ora la battaglia per la verità sarà super ostacolata in modo sovrumano “. Aggiunge ancora “alla vigilia del 2 agosto assisteremo a tentativi di tutti i tipi per confondere l’opinione pubblica” .”La cosa importante, prosegue Bolognesi, è che ci sono personaggi collegati ai servizi e siccome le false dichiarazioni e i depistaggi sono del 2019, questo vuol dire che il centro di potere che gestiva queste cose è vivo, vegeto e lotta contro di noi, lotta ancora contro la verita’”. Per questo, “oggi siamo molto contenti, ma anche consapevoli che i tempi che verranno saranno durissimi”.Da uomo della strada mi chiedo : ma questi benedetti servizi segreti devono rispondere a qualcuno delle istituzioni democratiche o non rispondono a nessuno, se non a se stessi ?O non sono per caso uno Stato nello Stato o peggio contro lo Stato, avendo piena libertà d’azione e non rispondendo a nessuno ?In linea teorica dovrebbero rispondere , in base alla legge n.124/2007, al Premier cui spetta, in via esclusiva, l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse pubblico generale.. Ma si sente parlare da quasi mezzo secolo di servizi segreti deviati , al punto tale che la devianza sembra essere diventata la regola non l’eccezione.
    E tutto ciò che ruota intorno alla strage di Bologna da oltre quaranta anni ormai è dimostrazione patente della prassi inveterata della devianza.Non schegge impazzite quindi ma sistema operativo consolidato.E se in pratica non rispondono a nessuno a cosa servono ?
    Che fine fa il fiume di danaro che viene assorbito senza obbligo di rendiconto, al netto dei soldi che servono per pagare il riscatto di cooperanti volontarie o pasionarie, riscatto che viene pagato ma negato sistematicamente e spudoratamente da Ministri degli esteri vecchi e nuovi , sempre a loro insaputa?
    Da decenni si discute sulla trattativa Stato Mafia nella quale erano implicati anche Napolitano, Mancino e tanti altri politici della prima repubblica.Ricordo che la trattativa fu una vera e propria negoziazione tra politici, importanti funzionari dello Stato italiano e rappresentanti di Cosa nostra portata avanti nel periodo successivo alla cosiddetta “stagione stragista”, avvenuta all’inizio dell’ultimo decennio del secondo millennio e finalizzata ad impedire altre stragi. Ricordo che sulla cosiddetta trattativa Stato Mafia è stata messa dall’ex Capo dello Stato Napolitano una pietra tombale grazie al conflitto di attribuzione da lui sollevato che portò alla distruzione delle intercettazioni telefoniche tra lui e Nicola Mancino, all’epoca Ministro dell’Interno. Ricordo ancora che, grazie anche alle tante ignominiose coperture , per la strage di Bologna e per tante altre stragi si attende ancora di conoscere il nome dei mandanti. In conclusione sono convinto che sarà difficile debellare in tempi brevi il COVID 19 ma di certo ne verremo a capo prima o dopo sempre che si riesca ad essere responsabili da parte di tutti.Ritengo invece obiettivamente impossibile debellare la mafia, che è un cancro nato con la nascita della Repubblica o addirittura preesistente , che non si è riusciti ( o voluto ? ) a debellare sino ad oggi .E per la Mafia a quanto pare non c’è antidoto o vaccino che tenga perché temo che sia contenuto nel DNA , se non proprio di tutti gli italiani, certamente nella gran parte di quelli che arrivano ad occupare seggi nel parlamento nazionale o nei parlamentini regionali, rimanendovi spesso sino alla pensione od al vitalizio. Per debellare la mafia non basta sciogliere amministrazioni comunali e mandarvi il Commissario Prefettizio. Non esiste la bacchetta magica che possa mettere fine a questo cancro. La legalità, la civiltà, l’etica non si calano dall’alto e non si possono imporre.
    Non so quanto ci vorrà, sempre che lo si voglia, ma sarà necessario che il processo educativo inizi dalla famiglia, prosegua con la scuola, con la chiesa , con le istituzioni pubbliche e con tutte le altre forme di aggregazione sociale.
    Altrimenti non estirperemo mai questo cancro e le metastasi continueranno a diffondersi ovunque, sempre.
    Ho paura che Falcone e Borsellino e tutti gli altri morti di mafia siano morti invano. Continuiamo a calpestare la storia ed a far finta di niente..

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