La Sinistra maestra nell’indottrinamento

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Per insegnare la storia dell’emigrazione, la scuola di “sinistra” parte dalla fine e non dall’inizio. Possibile che non ci sia stato un professore che si sia ribellato a una simile corbelleria? Purtroppo, come sempre, vale il detto:-Tengo famiglia -.

 


Lo vado ripetendo da sempre: io non mi fido della sinistra, sia essa l’estrema, sia essa la sua più docile, quella dal volto umano e, infine, quella cattocomunista. Essere di sinistra non è un reato, è un modo di vedere il mondo sotto un’ottica diversa e una prospettiva che può essere condivisa anche da altre persone che sono lontani anni luce dal pensiero totalitario rosso.

Tuttavia, la storia insegna che la prima citata sopra ha sempre fagocitato la più conciliante, e sempre con sistemi cruenti, che andavano dalle fucilazioni di massa al più semplice colpo alla nuca. E’ nel loro DNA. In questo sono confortato, dalla recente risoluzione votata dal Parlamento Europeo sull’importanza della memoria sul futuro dell’Europa. In pratica, la decisione equipara il regime totalitario comunista russo a un’altra dittatura ugualmente sanguinaria che fu quella del regime nazista. Per chi ne vuole sapere di più, l’invito è a recarsi in edicola e acquistare il numero speciale di novembre di Storia in rete per avere più ragguagli.

Fatto questa doverosa apertura per inquadrare il problema, si passa al fatto, lasciando fuori dal percorso le esternazioni politiche che variano da chi governa a chi sta all’opposizione, che si possono riassumere in tal modo. Per i primi: – Se voi non controllate, noi facciamo quello che ci pare -. Per i secondi: – Ma guarda un po’ cosa va a capitare nella scuola -, basandoci solo su quanto accaduto. Nei giorni scorsi si è svolta l’ennesima puntata del Festival delle migrazioni. Però, che si voglia coinvolgere gli studenti di una classe superiore in una – ricostruzione sensoriale del viaggio compiuto verso l’Italia da parte dei migranti del mare -, con tanto di spruzzi d’acqua, rumori e onde artificiali, questo no. Mi sorgono alcune riflessioni. Si sa, il mondo non si ferma, specialmente nella scuola (oddio, così dovrebbe essere, ma non sempre lo è). Pertanto, si è passato dalla classica bacchettata sul dorso della mano, data dal severo professore al recalcitrante studente, al sonoro schiaffo dato dal genitore al professore che non capisce che il figlio è un genio.

Altra riflessione è quella se i genitori erano informati di quale nuovo elemento istruttivo, i professori avrebbero dovuto usare, e non indottrinare, su un argomento che dovrebbe essere spiegato dall’inizio e non dalla fine. A memoria non ricordo di docenti che abbiano fatto lo stesso ai tempi dei khmer rossi, o nei confronti dei boat people vietnamiti, e più recentemente, la polizia di Hong Kong con lo spray al peperoncino sul viso degli studenti che, giustamente, si preoccupano della loro futura libertà. Dico questo perché non vorrei parlare prossimamente di un’altra emigrazione per mare della popolazione dell’ex colonia britannica. Però, e mi sembra giusto e ovvio (per i sinistroidi), che qui si parla di una “provincia” cinese acquisita da poco e non sottoposta alla rivoluzione culturale del libretto rosso di Mao, sventolato con orgoglio nelle nostre università, aggiungo io. Siamo al capolinea della libertà di pensiero? Questo tipo d’indottrinamento è venuto alla luce per caso. Ma non è un caso, se guardiamo i tempi. Già da qualche mese si parla di abbassare l’età del voto, e quelli dell’istituto modenese sono per età, gli studenti giusti. Viene quindi spontanea la domanda: cosa sta effettivamente succedendo nelle aule scolastiche? Che tipo d’istruzione storica hanno questi ragazzi? E qui sta il problema. Non c’è controllo, né tanto meno ci si può aspettare qualche denuncia perché non conviene allo studente e di conseguenza alla famiglia. A pensare male si fa peccato, ma come già detto, ci si azzecca. Un cinque e mezzo, può diventare un sei, oppure, rimanere cinque. Ora vedremo la reazione dei genitori che, presumo, sarà blanda o inesistente per le ragioni sopra espresse.

Quello che resta di questa storia è che la sinistra sta mettendo in campo tutto quello che ha. Dall’intellighenzia raffinata dei salotti buoni, all’informazione spicciola. Eppure lo fa da anni e chi ne contesta il sistema, è emarginato. Il problema non si risolve con l’accoglienza in Europa, ma con una politica seria nei paesi d’origine di questa emigrazione. Ma, come dice la frase attribuita a Nicolò Macchiavelli – Il fine giustifica i mezzi -, la sinistra sta raschiando il fondo del barile e arruola nuove reclute. Reclute, volenti o non volenti, che dopo questa esperienza si saranno fatte un’idea sbagliata del problema.  

Chiudiamo questa spiacevole pagina d’informazione con un auspicio. Vorrei leggere di un insegnante che raduna i suoi allievi e i loro genitori portandoli nel nostro Appennino e facendo provare loro “l’ebbrezza” di spingere a piedi nudi i genitori per impervi sentieri con qualche calcio in c…. Sarebbe d’obbligo il calcio di un fucile (ma accontentiamoci). I khmer rossi hanno indottrinato, così, tanti ragazzini.

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