La sinistra della destra

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""Pennacchi dice che il fascismo era di sinistra, perché toglieva ai ricchi per dare ai poveri. E per questo passa per fascio-comunista. Termine che può anche suonare come un ossimoro. Ma neanche troppo""art. del Sen. Paolo Danieli

 

 

 

Pennacchi, premiato autore di “Canale Mussolini”, buca il video.

Il suo essere comunista e allo stesso tempo aver scritto un libro di successo che riconosce al fascismo il merito di aver bonificato l’Agro Pontino con una coraggiosa politica di opere pubbliche, ne fa un animale raro in un’epoca di rinnegati e contorsionisti.

Perciò si fa notare.

Non rinnega il suo comunismo un po’ vetero. Col berrettino alla Lenin e la sciarpetta rossa, lui che è di Littoria (che in antifascista si pronuncia Latina), fondata per volontà del duce, risalta nel conformismo generale perché dà del ventennio un giudizio oggettivo. Dice che nessuno era riuscito, prima, in un’opera tanto grande. Nessuno era riuscito a risanare quelle terre abbandonate alla malaria, creando lavoro e benessere. Mussolini lo ha fatto. E chi, prima o dopo di lui, sarebbe riuscito a far trasferire volontariamente migliaia di famiglie di contadini dal Veneto per andare a bonificare le paludi laziali?

Pennacchi dice anche che il fascismo era di sinistra, perché toglieva ai ricchi per dare ai poveri. E per questo passa per fascio-comunista. Termine che può anche suonare come un ossimoro. Ma neanche troppo. Nell’ebollizione politico-culturale del ‘900 fascismo e comunismo si sono scontrati sanguinosamente, raccogliendo l’adesione di tanti che in buonafede volevano un mondo migliore e per questo si sono battuti e sono anche morti.

In tal senso questi due grandi movimenti si sfiorano. Soprattutto nelle vicende di alcuni uomini che sono stati fascisti e poi comunisti o viceversa.

Vale per tutti la storia di Nicola Bombacci, tra i fondatori del Partito comunista, che nel ’43 diventa fascista aderendo alla Repubblica Sociale quando tutto era perduto e viene fucilato assieme a Mussolini. O di tanti fascisti che diventarono comunisti come Pietro Ingrao, Roberto Rossellini, Concetto Marchesi.

 Si sa che nelle conversioni, specie in quelle vantaggiose, c’è spesso una componente di interesse, ma bisogna riconoscere che è possibile un’osmosi anche tra due movimenti opposti, ma con alcuni elementi in comune. Tanto che in certi intellettuali fascisti, come Berto Ricci, Ugo Spirito, Beppe Niccolai, Giano Accame, Ernesto Massi, Giorgio Bacchi, sono rinvenibili elementi qualificabili di sinistra, che riguardano soprattutto la parte sociale della dottrina del fascismo. Nella destra italiana esiste tutt’ora quest’anima che ad alcuni piace definire di sinistra.

In realtà la socialità della destra italiana nasce dalla concezione dello stato etico, dal concetto di nazione come tutt’uno organico e dal corporativismo, mentre quella di matrice marxista è legata al materialismo, alla lotta di classe ed alla negazione della proprietà. Ci sono insomma dei presupposti filosofici diversi che comunque non impediscono, specie oggi che sono cadute certe barriere, di trovare dei punti di convergenza per il bene comune. Senza confusioni però. E mantenendo le rispettive identità.

 

 

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