La sfida del secolo: Energia

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E’ fresco di stampa l’ultimo bel libro di Piero Angela che ha poi risposto, con la cortesia che lo caratterizza, a tre domande che gli abbiamo posto

La sfida del secolo: Energia

 

E’ fresco di stampa l’ultimo bel libro di Piero Angela che ha poi risposto, con la cortesia che lo caratterizza, a tre domande che gli abbiamo posto

 

“La sfida del secolo. Energia. 200 domande sul futuro dei nostri figli”, appena pubblicato dalla “Arnoldo Mondadori Editore”, è un libro utile, prezioso, anzi fondamentale per capire il presente, per assimilare la velocità con cui sta cambiando il nostro mondo, senza che ce ne accorgiamo (un demografo, diceva : la politica si muove velocemente come le lancette di un orologio, l’economia si muove come le lancette dei minuti, quindi più lentamente, mentre la demografia si muove come le lancette delle ore: apparentemente sembra ferma. Invece, anche la lancetta delle ore sta correndo veloce. Nel Settecento, gli abitanti della Terra erano solo 800 milioni, nel 1973, quando si è avuta la prima crisi petrolifera, la popolazione mondiale era di 3,5 miliardi, oggi si avvicina ai 6,5 miliardi e, nel 2050, sarà di 9 miliardi).

E’ un libro fondamentale, soprattutto, per capire cosa fare, come intervenire per dare un futuro ai nostri figli, alle nuove generazioni.

Per capire cosa fare, come intervenire, occorre capire l’energia, che è e sarà sempre più il motore di cambiamento e la chiave di lettura della nostra vita sociale, politica e privata.

Piero Angela, da sempre grande, intelligente divulgatore delle scienze, dell’economia e della tecnologia, con la collaborazione del giornalista-scrittore Lorenzo Pinna –che fa parte delle redazioni di “Quark” e di “SuperQuark” dalle prime edizioni- ha scritto, in modo chiaro, esaustivo, scorrevole questo nuovo libro che, con documenti scientifici inappuntabili, entra nel vivo dei problemi dell’energia: il “picco” del petrolio (purtroppo, molto vicino), l’esplosione dei consumi e dei consumatori nel mondo, la dipendenza dal Medio Oriente, i grandi giochi dietro il barile del greggio, le riserve di gas, le nuove prospettive. Questo libro, di forte impronta civile, socio-economica e culturale, è una lunga, documentata traversata nel mondo dell’energia.

Analizza, presenta, documenta e prevede i costi, i vantaggi e gli svantaggi di tutti i tipi di energia: dalle quattro fonti energetiche prevalenti (petrolio, gas, carbone e nucleare) alle altre cosiddette fonti alternative (petrolio “sporco”),  a quelle cosiddette “rinnovabili” (idroelettrico e geotermico; e , soprattutto, l’eolico; il solare, con centrali con specchi orientabili, con i pannelli fotovoltaici, che può essere una carta vincente per il futuro; le biomasse , che è un’energia di tipo solare rinnovabile; l’idrogeno, che non esiste in natura, non è una fonte energetica, ma è il sottoprodotto di altre energie).

Analizza, presenta, documenta anche quello che è il mondo, molto variegato, dell’ottimizzazione e del risparmio (il capitolo “Una questione di bilance” illustra-documenta quello che può essere lo “sviluppo sostenibile” e come potere migliorare l’efficienza energetica, anche attraverso una calibrata politica dei risparmi e del contenimento degli sprechi)

Molte pagine delle 190 del libro sono dedicate all’Italia e al nostro futuro, con la denuncia delle grandi occasioni perdute (dal 1960 ad oggi, dal momento in cui c’erano le premesse per uno sviluppo in settori energetici con la Olivetti e la Montecatini – l’Italia primeggiava in due settori di grande futuro come la microelettronica e la chimica) ai “treni perduti” con la tecnologia dei reattori nucleari, nella farmaceutica, nell’aeronautica, nell’elettronica di consumo, nelle telecomunicazioni.  Per cui  il nostro Paese non è assolutamente competitivo, deve importare dall’estero  l’83% dell’energia che serve e, nella competizione globale, si è ridotto ad alcuni punti di forza in settori a bassa e media tecnologia e, a forte creatività- come le calzature, l’abbigliamento, i mobili design, la meccanica, settori che, per il momento, resistono alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo.

Attraverso molti esempi concreti, aneddoti, curiosità ed anche racconti che sembrano rifarsi alle favole popolari ( un esempio, il paragrafo “L’elefante, la gazzella e la formica”), il libro denuncia i ritardi, le inefficienze, le carenze politiche e culturali, ma ipotizza, prevede e documenta anche le possibili vie d’uscita, le soluzioni che di più e meglio possono aiutare il sistema Italia ad affrontare con speranza, con ottimismo, il futuro.

Che è e sarà sempre più caratterizzato dall’energia e dalla competitività globale con Paesi , che sono già esplosi e si sono affermati (oltre gli Stati Uniti e il Giappone) come la Cina e l’India. A questi Paesi, si aggiungeranno oltre un miliardo di persone, sparse in una ventina di paesi del mondo, con una capacità di consumi paragonabile a quella dei paesi avanzati.

Il volume analizza e documenta anche tutto il campo dell’informazione, suggerendo che cosa deve fare la televisione (oltre ad occuparsi degli eventi emotivi, dell’attualità, delle polemiche, degli scandali, dei piccoli piaceri della vita come la cucina, lo sport “pulito”, la moda e lo spettacolo) per far sì che il problema energia possa affacciarsi alla ribalta ed arrivare all’opinione pubblica, in modo adeguato alla sua importanza.

Questo lungo viaggio nel mondo dell’energia vuole lanciare un appello ai politici, ai mezzi d’informazione, agli
economisti, agli imprenditori, ma anche ai cittadini perchè affrontino, con un’urgenza prioritaria, una questione che è strettamente legata anche al destino della nostra economia, che è fondamentale per il futuro nostro e delle nuove generazioni.

Come sempre, Piero Angela, con il suo collaboratore Lorenzo Pinna, analizza, approfondisce, documenta, denuncia e suggerisce le soluzioni possibili, con un linguaggio chiaro, concreto, comprensibile a tutti.  Con un libro, che è “un vero classico della divulgazione. Uno strumento necessario per comprendere a fondo il presente e il futuro prossimo”

Piero Angela, venerdì 16 febbraio sarà a Reggio Emilia (salone riunioni della GIR LAPAM Federimpresa) e sabato 17 febbraio,  sarà a Bologna (Aula Magna di Santa Lucia) per presiedere un Convegno internazionale sull’energia e per ricevere la nona laurea “honoris causa”

 

Gli abbiamo rivolto tre domande. Con la cortesia che lo caratterizza, ci ha così risposto

 

 “Quello del’energia è il problema fondamentale per l’oggi e il futuro. Quale è la situazione energetica, oggi, a breve e a medio termine ?”

 

“Va premesso  e sottolineato che senza energia si ferma tutto. Senza energia si tornerebbe a una società contadina arcaica, quando le industrie non esistevano, gli oggetti erano fabbricati a mano, e ci si spostava solo a piedi o con un traino animale. Va anche detto che il petrolio è, oggi, di gran lunga, la forma di energia più utilizzata. Grosso modo ben il 35 per cento dell’energia impiegata nel mondo per i vari usi, deriva dal petrolio: solo il 24 per cento dal carbone, il 21 per cento dal gas, il 20 per cento dalle altre fonti (biomasse, nucleare, idroelettrico, rinnovabili).

Naturalmente esistono molte differenze all’interno dei vari paesi: in Italia, per esempio, il petrolio rappresenta addirittura il 54 per cento dei consumi energetici ( e ben il 94 per cento di questo petrolio dobbiamo comperarlo dall’estero).

Ma il petrolio, si prevede raggiunga il suo “picco” intorno al 2050. Attualmente i giacimenti di petrolio , gas e carbone, sono ancora ricchi. C’è qualche divergenza sul periodo di durata del petrolio. Per alcuni si sta raggiungendo il “picco” del petrolio. Per altri, ci sono ancora 30-40 anni , ma molto dipenderà dall’aumento dei consumi. Non sono aumentati solo i consumatori, ma anche i consumi, soprattutto in seguito allo sviluppo prorompente dei paesi asiatici. Per ora, il petrolio è ancora abbondante e ancor più sono il gas e il carbone. Per il carbone si parla addirittura di riserve per 200 anni, al ritmo attuale dei consumi. Quindi nel breve termine non avremo problemi di risorse. Ma le varie fonti energetiche non sono  facilmente intercambiabili. A medio termine, gli scenari potrebbero essere molti. Ma petrolio e gas continueranno a fare la parte del leone. A quel punto, avremo risposte più precise, anche sull’entità reale delle riserve esistenti, per capire di quanto si debba spostare in avanti, o indietro, il “picco”. Il carbone potrebbe offrire nuove soluzioni. Oltre ad essere molto abbondante, meno costoso e reperibile in paesi non a rischio, potrebbe fornire benzina sintetica e, soprattutto, ridurre i suoi prodotti inquinanti, grazie a nuovi sistemi di depurazione.

In ogni caso, occorrono tempi lunghi. Il problema dell’energia non si può gestire giorno per giorno: occorrono politiche che guardino al di là del breve termine.”

 

“E il nucleare ?”

 

“Il nucleare è certamente la fonte energetica che ha, accanto ai rischi ben noti, il vantaggio di non produrre gas serra. Per questo, molti lo vedono come una risorsa utile, in questo sforzo per proteggere il clima. Il nucleare ha anche tanti altri vantaggi: la materia prima, l’uranio, è rinvenibile in aree diverse, non crea quindi vulnerabilità politica. Le centrali costano di più, ma la resa del “carburante” fa sì che, alla lunga, il costo dell’energia prodotta sia nettamente competitivo. Il problema è la disponibilità di uranio: una cinquantina d’anni , probabilmente, ai consumi attuali. Ma la situazione potrebbe rovesciarsi con le centrali autofertilizzanti, che utilizzano l’uranio 238, abbondantissimo, renderebbero questa energia quasi illimitata.

A fronte di questi vantaggi, ci sono però i rischi. Chernobyl ha avuto un impatto emotivo fortissimo. Quello del nucleare sarà un dibattito molto importante, per stabilire o meno la sua accettabilità, di fronte ai gravi problemi energetici che si profilano.

Noi tutti vogliamo un mondo fatto di energie pulite e rinnovabili. Per ora, però, esse non fanno il peso. Siamo molto lontani, purtroppo, dal riuscire a fare girare le nostre società industriali con nuove tecnologie sostitutive , in tempi brevi. Proprio per questo, occorre un enorme sforzo di ricerca, in modo da farle crescere il più possibile. Occorre spingere al massimo per ottimizzare, risparmiare, inventare, applicare tutte le soluzioni più creative e innovatrici “.

 

“E l’Italia ?”

 

“Le situazioni sono diverse , nei vari paesi. Ma in Italia, c’è moltissimo da fare. Il nostro “meccano”, cioè i pezzi da comporre per affrontare e risolvere il problema, l’emergenza energia, è in gran parte ancora nella scatola, a causa di ritardi, inefficienze, carenze politiche e culturali.

Specialmente in campi strategici come la ricerca, l’industria, la scuola, l’informazione. Anche questi, infatti, sono “pezzi” importanti, se si vuole costruire qualcosa in grado di affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Dipende da noi.

O meglio, dipenderà da come e quanto la politica, l’economia, l’informazione e tutti coloro che contano nel nostro paese si impegneranno in questa grande sfida”

                                                                                                                         

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