La scoperta dell’alba

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di Walter Veltroni ,

L’autore ,attualmente Sindaco di Roma, è stato direttore de “L’Unità”, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Segretario nazionale dei Democratici di sinistra. Domenica 1 ottobre 2006 sarà a Sassuolo alle presentazioni dei Suoi ultimi due libri, bellissmi tra cui”La scoperta dell’alba” che è il suo primo romanzo.

Come scrive Sergio Zavoli (che ha avuto la fortuna, il privilegio di fare parte , negli anni Cinquanta, della famosa  redazione “Radiocronache”, inventata e diretta, per oltre dieci anni, dal padre di Walter Veltroni, Vittorio , che è stato il primo direttore del Telegiornale RAI. Vittorio Veltroni, è prematuramente morto quando il figlio Walter aveva un anno) “è un bel libro, sotto molteplici aspetti: della scrittura, dell’immaginazione, del senso umano, civile, etico di quanto vi si racconta”, è un libro che “si farà ricordare”

“LA SCOPERTA DELL’ALBA” (Rizzoli Editore) è un breve, ma intenso, poetico, commovente (che come tutte le pagine di vera letteratura, dà emozioni) , coinvolgente libro , dedicato alla madre Jvanka “che sorrideva alla vita” ( e che è uno dei protagonisti della raccolta di racconti “Senza Patricio”). Il titolo è ricavato dalle mappe delle albe di Italo Calvino, uno degli autori più amati da Walter Veltroni, più volte citato nel romanzo come uomo e attraverso i suoi libri, dalle “Fiabe italiane” a “Le lezioni americane” , a “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, al “Castello dei destini incrociati”, con personaggi come Marcovaldo e con la sua scrittura che è geometria e fantasia, “costruzioni perfette, combinazioni matematiche, incastri laboriosi. Ma attraversati dalla fantasia pura. Matematica del sogno”.

Altri scrittori e poeti amati da Veltroni e presenti in questo suo primo romanzo sono Leopardi (“Le ricordanze”), Melville (“Moby Dick”), Queneau (“Suburbio e fuga”)

Questo romanzo è una storia, in parte autobiografica (tranne che nel finale, a sorpresa, imprevedibile). Ricostruisce e racconta la storia, la vita di Giovanni Astengo, che , da anni, all’Archivio di Stato, raccoglie, cataloga, legge, riassume i diari che i suoi contemporanei non smettono di scrivere, “piccole opere, stampate spesso a spese degli stessi autori, nelle quali ciascuno, arrivato a una stazione della vita, sente il bisogno di raccontare al mondo la sua esistenza. Di renderla, così, eterna. Sono storie di piccoli eroi, di illusioni perdute, di sogni inseguiti inutilmente. Sono storie piccole nella grande storia”. Questi diari, queste storie piccole, consentono a Giovanni Astengo di “vivere molte vite. Vite vere, non inventate come quelle dei romanzi”, così che il nostro archivista ha conosciuto migliaia di persone, ha sofferto e gioito con loro” Ha vissuto migliaia di vite come nelle opere di Pirandello, alla ricerca della sua identità, cercando la sua vita. Che è una vita alla ricerca del padre perduto, scavando negli anni di piombo, del terrorismo italiano.

Così Giovanni, a 50 anni, fa un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio (come nel cinema, attraverso i flash back) per scoprire chi era suo padre e perchè, come , improvvisamente, è scomparso.

Giovanni Astengo è sposato con Giulia, donna in carriera, spesso assente come moglie e come madre (forse per fuggire il senso di colpa per avere generato Stella, una bambina down) fino al riscatto finale, quando si riscopre madre e va a New York in aiuto della “bambina rotta” e del figlio Lorenzo .

Giovanni e Giulia , hanno, appunto, due figli Lorenzo, che è fin troppo maturo e serio, padre più che fratello della sorella down. Al punto che , quando apprende della diversità della sorella, rassicura il padre, dicendo che “se Stella era in ritardo, lui, che le era più vicino, l’avrebbe aspettata” E per tutto il romanzo, Lorenzo aspetta , assiste, aiuta , soprattutto ama, la sorella, che è “innamorata di questo fratello che si illumina solo per lei”. Lorenzo si pone al suo servizio, come un padre, più che un fratello. Perchè questo bellissimo, commovente libro, è il romanzo dei padri , con le sue quattro storie di padri : Giovanni che cerca suo padre Giacomo improvvisamente scomparso, è padre di se stesso, poi, è padre di Stella e di suo figlio Lorenzo, che fa da padre alla sorella “diversa” . Lorenzo ha poche passioni: la sorella (e , come Veltroni), Italo Calvino, Michael Jordan e il basket. Già quando aveva otto anni, era un bambino saggio, equilibrato, “sembrava assetato di senso”

Dicevamo che Giovanni, a 50 anni, fa un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio per ricercare suo padre, l’architetto Giacomo Astengo, preside della Facoltà di Architettura, che, improvvisamente , il 13 marzo 1977, sparisce, senza lasciare alcuna traccia di sè. Sono gli anni terribili del terrorismo in Italia, che assassina anche il Professor Tessandori (le affinità con Bachelet, sono evidenti) , amico del padre di Giovanni, che gli succede nella carica di preside di facoltà.

Giovanni Astengo, a 50 anni, dopo 30 anni,  ritorna nella Casa del Sertao, dove era vissuto felice con il padre Giacomo. Trova un vecchio telefono di bachelite nera, ancora (stranamente, magicamente) funzionante e (questa è la magia, il soprannaturale) fingendosi lo zio Giorgio, che era sempre in giro per il mondo, telefona a se stesso bambino e ,nelle diverse telefonate che si susseguono, giorno dopo giorno, invita se stesso bambino a frugare nelle tasche delle giacche del padre lasciate a casa, ad andare all’Università dove era docente per rovistare tra le carte e nei cassetti. Alla fine ricostruisce e sopre le ragioni dell’improvvisa scomparsa del padre. Sono ragioni drammatiche, che si inquadrano nel terrorismo di quegli anni di piombo, con la paura che dominava e atterriva.

Il libro non è solo una parziale autobiografia, è anche un giallo, un noir, un thriller psicologico, è un bellissimo , partecipato, tenero e drammatico insieme romanzo sul terrorismo degli anni 70.

In questo romanzo, c’è tutto Walter Veltroni, con i suoi interessi, con l’amore per il jazz (ricordo, in proposito il bel libro “Vita breve di Luca Flores, musicista”), per la musica, per il tango, per il cinema, per i fumetti, per i cartoni animati, per il calcio e per il basket. Non manca neppure il Veltroni organizzatore di viaggi ad Auschwitz, per non dimenticare, e in Africa, per solidarietà

C’è l’America magica e straordinaria. C’è l’amore per la lettura, per i libri, per la scrittura (“forse un giorno, scriverò anch’io un diario, dice G
iovanni Astengo, e qualcuno lo leggerà e la mia vita sarà grande , perchè non sarà più solo mia”; “la più grande delle possibilità umane: il raccontare”, e, nel finale, “io c’ero, ora. Avevo una storia. E, dunque, non ero più solo”; “si stamperà questa storia. Qualcuno la leggerà, la riassumerà, la archivierà. E così, finalmente, avrò vissuto davvero”)

C’è l’ossessione di Walter Veltroni per la fotografia. Nella raccolta di racconti “Senza Patricio”, lamenta il fatto di non avere alcuna foto con il padre prematuramente morto. In questo romanzo, attraverso le fotografie, il protagonista Giovanni  Astengo, ricostruisce, ricorda, rivive i momenti della sua vita: la famiglia a quattro, raccolta felice e serena; l’inaugurazione della casa di campagna, con le ragazze con strane acconciature, metà anni Sessanta e metà rivolta studentesca”; una foto degli anni Ottanta; le foto nel centro del libro di Patrizia Salvetti, figlia del professor Tessandori, assassinato dai terroristi, nel 1977.  C’è la foto mancata del momento in cui Stella, in partenza per gli Stati Unitii, con il fratello-padre Lorenzo, si gira e ha un meraviglioso, luminoso  sorriso negli occhi, “i suoi occhi già distanti da tutto ciò che c’era prima, la sua mano piccola e paffuta, che salutava con un gesto quasi meccanico” E’ anche un libro edificante che capisce e, addirittura, esalta la diversità, i diversamente abili, che, come si legge anche nel libro di Candido Cannavò , “E li chiamano disabili”- che ha una toccante prefazione di Walter Veltroni (che è l’unico Sindaco in Italia ad avere creato un Consigliere delegato ai diversamente abili), sono risorse umane, positive, attive, preziose per la comunità.

 

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