La Sardegna non crei illusioni

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Le elezioni in Sardegna sono state vinte dal centrosinistra o perse dal centrodestra? La domanda ha un senso perché nel primo caso, può significare l’inizio di un nuovo periodo senza più un monopolio esclusivo di Meloni & C., i quali hanno fatto di tutto per rendersi difficile il cammino, candidando Truzzu, il sindaco più sgradito d’Italia per rimpiazzare Solinas, presidente di regione fra i più sgraditi d’Italia. Anche il centrosinistra ha tentato di autosgambettarsi con la lista Soru, ma alla fine, per pochissimo, ha comunque vinto.

Che sia un modello facilmente esportabile non lo penso perché ci sono ancora troppi antagonismi, protagonismi e rivincite  fra i possibili componenti del ‘Campo largo’.

Calenda, criticando il M5S che definisce ‘populisti e incapaci’, manda loro a dire: “Avete disastrato il bilancio pubblico con provvedimenti vergognosi come il Superbonus. Avete promesso l’abolizione della povertà e avete abolito la dignità. Flirtate con Trump, vi sottomettete alla Cina e vi inchinate alle ragioni di Putin. Non sosteniamo né sosterremo candidati del M5s. Se casualmente al Movimento 5 Stelle capita di sostenere un candidato civico capace, come in Abruzzo, nulla quaestio. Per il resto tenetevi campo largo, campo giusto e il campo russo”. Ma quel che pensa Calenda lo pensano in diversi nel centrosinistra, con qualche ragione e Conte può affermare che il Movimento abbia fatto chiarezza al suo interno, ma fino a ieri è stata una giravolta dopo l’altra. Da quando è nato ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto

Quanto al centrodestra, sta tenendo perché ancora non è finita la luna di miele con la premier Meloni e i travasi fra le forze avvengono all’interno della coalizione; anche l’occupazione a tappe forzate dell’informazione Rai ha dato buoni frutti nel mantenimento del consenso.

Al centrosinistra, quando riesce ad essere un campo ‘praticabile’ se non può diventare ‘largo’, conviene volare basso perché non c’è nulla di acquisito, né di sicuro. Non ci sono regioni da difendere ma ogni volta regioni da riconquistare, pure quelle dove è al governo. La Sardegna ha però insegnato che, giocando al meglio la sua partita e mettendo in campo i giocatori migliori, può farcela.

Quanto al centrodestra ha bisogno, coma dimostra la Sardegna e non solo, di una classe dirigente capace perché fra governare e distribuire volantini, darsi da fare nelle sezioni, c’è una sostanziale differenza. La Meloni sta scoprendo che non basta essere suo amici e/o parenti per diventare politici di rango.

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