La Sanità oltre il pensiero unico

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Ci sono settori, la Sanità in primis, in cui non dovrebbe esistere ‘il guadagno ’, ma soltanto la giusta mercede per chi vi lavora ed ogni altra risorsa dovrebbe essere destinata a garantire e migliorare il servizio. Non si può ridurre l’umanità a una compravendita; ci sono aspetti, momenti, diritti fondamentali nel determinare la dignità delle donne e degli uomini, per i quali non si fa mercato.

 


Ce lo sentiamo dire ogni giorno e lo sperimentiamo: la sanità privata è più veloce e più efficiente di quella pubblica, talvolta con costi praticamente uguali. Lo dice anche uno studio commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, ma ha riguardato soltanto le prestazioni non urgenti perché il privato opera soltanto in quei settori dove il rapporto costi-benefici è il più conveniente.

 

Lo studio della Cgil arriva a sostenere che “l a sanità privata ha trovato un suo specifico posizionamento derivante dalle inefficienze del pubblicoè vero solo parzialmente perché la sanità sceglie il campo di gioco. C’è in effetti un “un disallineamento tra le aspettative dei cittadini e i tempi di attesa dell’offerta pubblica, così come tra i costi e il valore di mercato delle prestazioni”, eppure è altrettanto vero che un giudizio è possibile soltanto se paragoniamo tutte le voci che lo determinano.

 

Se il pubblico è meno efficiente, ciò dipende da cause individuabili e risolvibili con interventi legislativi e manager legati a bilanci economici e di efficacia. Non esiste alcuna legge naturale che renda il pubblico inferiore al privato; è il sistema Italia a determinare le differenze, ma si potrebbe correggere

 

Report, questa settimana, ci ha informati di come i grandi gruppi privati, sempre più protagonisti della sanità, in questi anni abbiamo aumentato in modo esponenziale i ricavi e abbiano prodotto guadagni fino al 10%, con dividendi dirottati verso nazioni come l’Olanda, perché tassati molto meno (e qui ci sarebbe da precisare che la Fiat, come tante altre imprese con sede all’estero, continua a pagare la tasse in Italia, però i suoi proprietari no. Se questo non significa pagare meno tasse all’Italia, ditemi voi cos’è).

 

E qui arrivo al centro della questione, provando a uscire dal pensiero unico nel quale siamo sempre più imprigionati, per cui tutto è monetizzabile e tutto può diventare fonte di guadagno. Ci sono invece settori, la sanità in primis, in cui non dovrebbe esistere ‘il guadagno ’, ma soltanto la giusta mercede per chi vi lavora ed ogni altra risorsa dovrebbe essere destinata a garantire e migliorare il servizio. Non si può ridurre l’umanità a una compravendita; ci sono aspetti, momenti, diritti fondamentali nel determinare la dignità delle donne e degli uomini, per i quali non si fa mercato.

 

Dovrebbe essere impegno delle pubbliche istituzioni intervenire per togliere gradualmente gli spazi vuoti o mal gestiti, nei quali si è intrufolata l’intraprendenza privata, che non ritengo nemica, ma semplicemente una supplenza che vorrei vedere superata.

 

Quel 10% del suo guadagno lo paghiamo noi e non ci ritorna come servizio. Però l’ho premesso, è una questione di pensiero unico. O proviamo a guardare oltre il capitalismo, o gradualmente – come sta avvenendo – tutto diventerà privato e noi da cittadini diventeremo clienti, poi clientes.

 

Per un privato il servizio svolto è un mezzo, non il fine.

 

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