La ricchezza della cultura

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La Cultura, come valore e come fonte di ricchezza, non ci manca.""Per cui da noi, non è il soldo che manca. E' l'integrità.""art. del dr.Riccardo Pelizzo

Sull’ultimo numero di “alfabeta” Umberto Eco ha scritto un lettera a Tremonti per ricordagli il valore, innanzitutto economico, della cultura.

In realtà poi del valore economico della cultura dice poco perché discetta più che altro del suo valore simbolico.

Sul fatto che cultura, musei e monumenti abbiano valore sia economico che simbolico siamo d’accordo. Il punto in cui Eco è meno convincente è dove dice che,ahinoi, in Italia soldi per fare le Harvard (grande università americana) o il MoMA (bel museo newyorkese) non ci sono, per cui noi non possiamo neanche permetterci di sognare di avere università e musei del genere.

Eco sbaglia su vari punti.

In primis perché Harvard è Harvard non solo perché ha più soldi di tutte le altre università del mondo, ma anche e soprattutto perché ha mantenuto uno standard alto nei processi di selezione del personale.

Eco, che le miserie concorsuali italiane dovrebbe conoscerle bene, dovrebbe anche sapere che l’eccellenza della ricerca non è sempre il fattore fondamentale per le carriere accademiche nel bel paese.

Secondo, Negli Stati Uniti ci sono tante università di eccellenza che sono straordinariamente meno ricche di Harvard, e che pure da sole hanno vinto più Nobel dell’Italia intera. Università che hanno per endowment un capitale che, volendo, potrebbe esser trovato anche in Italia.

Per cui da noi, non è il soldo che manca. E’ l’integrità.

Terzo, Eco sbaglia perché ritiene, o quanto meno fa supporre, che il pubblico, cioè lo stato, non possa permettersi di creare e di gestire realtà come Harvard e MoMA.

Tralasciando che lo stato italiano un MoMA se lo potrebbe permettere benissimo, ciò che ha fatto grande in America università e musei è stato il ruolo dei privati, che hanno donato collezioni e soldi e che sono intervenuti nella gestione di queste istituzioni. Forse anche da noi, se si cominciasse a far interagire virtuosamente pubblico e privato, se si trovassero delle soluzioni per incentivare i privati a far quello che da tempo, e ottimamente, hanno fatto gli Americani, le istituzioni culturali funzionerebbero molto, ma molto meglio.

 

L’immagine di copertina è tratta dal sito

www.settemuse.it

 

 

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