La rete invisibile di Vulcano

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Approfitto anche per rispondere a due domande ricevute da gentili lettori nelle scorse settimane.Articolo di Maria

Tediata fino allo sfinimento, come la  maggioranza degli italiani, immagino, anch’io vorrei non sentire più, né parlare più,  del “Noemigate” e della sua eroina. Se ora lo faccio  è solo per rispondere  alle domande dirette, ricevute nelle scorse settimane da due gentili Lettori ( Una manovra inventata dalla sinistra      29/04/2009  16.57 Federica  e Notizie infondate sul premier      05/06/2009 08.50 Luca )

Non  mi sembrava opportuno farlo nei giorni immediatamente precedenti le elezioni.

Ribadisco che mi documento esclusivamente dalla stampa: agenzie, dichiarazioni, interviste e quant’altro. Le eventuali considerazioni, che posso avere il diritto ovviamente di fare, non le ho mai esternate.Mi spiace, piuttosto,  che la mia ricerca dell’imparzialità, che non mi fa assolvere d’ufficio,  possa essere in qualche modo essere scambiata per ostilità, un giudizio questo sommario e sbagliato.

Non faccio mistero delle mie idee politiche, ma non ho una concezione teocratica del potere. Per me riconoscere la leadership di un uomo politico non significa fare dello stesso un capo assoluto, facendo rientrare dalla finestra quel culto della personalità [1] buttato (a parole) fuori dalla porta. Ciò che deve a mio parere essere comunque rifiutato  è l’asservimento totale, al volere, alle idee, alle azioni, del capo, chiunque esso sia, acriticamente osannato e scusato comunque.

Io credo che avere un incarico politico, o essere un portaborse, o un potenziale candidato, o essere semplicemente un elettore, dovrebbe  lasciarci la facoltà di essere liberi. Senza necessariamente portare, come ho già detto, il cervello all’ammasso, diventando pedine asservite, più o meno utili, più o meno importanti, di un gioco che vede comunque perdenti la libertà e  il diritto alla critica.

Il danno nell’immediato è una democrazia monca, il danno  a lungo termine,  più grave, è l’assuefazione codarda al volere di chi, grazie al potere, o al denaro, viene ritenuto invincibile e  onnipotente. Di fronte a questi pericoli, trovo assolutamente irrilevante e trascurabile, una vera buffonata,  la storiella del “Noemigate”.

 Collegata alla quale, comunque,  è la tempestiva sortita della Santanchè, la quale,  quando si tratta di saltare sul carro dei potenti, o tentare di ingraziarsene qualcuno, dimentica  il suo femminismo di destra nonché la solidarietà femminile. Dopo essersi autopromossa portavoce, ha pensato bene di renderci edotti, non da un giornaletto di gossip, ma dalle pagine di Libero, sulla love story della moglie del premier. Speriamo che sia solo una discutibile iniziativa personale e non la prosecuzione di un ben preordinato disegno, iniziato con quell’ingeneroso “velina ingrata” e il refrain  sulla via Canonica,[2] disegno volto allo scopo di togliere dignità e attendibilità alla signora Berlusconi…Se fossimo in un altro regime, e in altri tempi,  assai bui, da qui si potrebbe passare all’accusa di scarso equilibrio mentale, ventilando, chissà, una comoda Psikhushka[3] per la dissidente Veronica. Per fortuna siamo in una solida democrazia, e questi attacchi a sua moglie credo che, anziché compiacerlo,  dispiacciano molto anche a Berlusconi.

Un gentiluomo non sarebbe mai così ingeneroso con chi l’ha amato.

Concludendo, io credo che sia ingiusto trarre conclusioni maliziose sul “Noemigate” come pure sia ingiusto associare, legandoli addirittura sentimentalmente, un personaggio pubblico come Veronica Lario  e colui che si occupa della sua sicurezza, il quale non  ha a disposizione strumenti mediatici  per dire le sue ragioni e nemmeno può contare sulla collaborazione di  un giornalista, che qualcuno ha definito la sola Vespa che non punge, lecca.

Forse per questo poco si parla  della smentita di Alberto Orlandi, il body guard,  il quale afferma di provare grande amarezza e di essere preoccupato per la sua immagine professionale: anche queste  smentite sdegnate dovrebbero essere prese nella debita considerazione, come quelle pervenute, a più riprese, dall’altro fronte.

Quantomeno, per la par condicio,  mi piacerebbe che lo stesso indulgente possibilismo, sul fatto che sia tutta una montatura la storiella di Noemi, valesse anche per la presunta liason della signora Veronica con l’aitante guardia del corpo.

E’ pur vero che, nella vita, mai dire mai…E, soprattutto, mai mettere la mano sul fuoco, per nessuno…E allora dico che, per quanto possibili, entrambe, sia la storiella  di Noemi, sia la  liason  (salvo verifica o ammissione spontanea delle parti in causa) sono però tutte da dimostrare.

E allora, poiché su ammissioni spontanee c’è poco da sperare, non rimane che fare la verifica, magari commissionando a Vulcano un paio di reti invisibili, simili a quella che, tempo addietro, molto addietro, scoprì gli altarini, mettendo nei guai  Venere e Marte.

Adottando, per semplificare,  quelli che, nella mitologia romana, sono i nomi corrispondenti ad Afrodite, Ares ed Efesto,  riassumo il delizioso  episodio della “rete invisibile”, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi e immortalato in moltissime opere pittoriche.

Venere e Marte, travolti dalla passione, si davano al buon tempo nella casa di lei, o meglio del marito di lei, Vulcano, sempre occupatissimo  nelle sue fucine…Ma Febo, il Sole,  dall’alto, li vide  e subito corse a riferirlo a Vulcano, che meditò la vendetta.

Fabbricò sottilissime catene di bronzo, con esse fece una rete invisibile, che non poteva essere sciolta né spezzata e la fissò ai sostegni del letto, in modo che sarebbe bastato il  minimo movimento per farla cadere sui due tipi. Poi finse di partire per Lemno e così, quando i due, sicuri di essere soli, si ritrovarono per un altro torrido rendez-vous, rimasero intrappolati e non riuscirono più a liberarsi. Allora, abbassando la testa, dalla porta  entrò Vulcano, accompagnato dagli  dei dell’Olimpo, e tutti risero, schernendo gli amanti sorpresi in atteggiamento inequivocabile.[4][5] .Se può interessare questa rete prodigiosa, per consuetudine nel commercio, commissionandone più d’una, o un intero stock…Vulcano farà un prezzo stracciato J .

Mi auguro di aver risposto ai gentili lettori Federica e Luca, che ringrazio comunque per l’attenzione riservata a Bice. E ora spero  in  una salutare amnesia, che  ci faccia dimenticare tutto e parlare d’altro.


[1] Ne sono  oggetto personaggi come Stalin, Mao Zedong, Fidel Castro, tanto per fare qualche  esempio. Il  culto della personalità caratterizzano di norma gli stati totalitari o le nazioni che hanno sperimentato di recente una rivoluzione. La reputazione di un singolo capo, spesso caratterizzato come “”liberatore”” o “”salvatore”” del popolo, eleva questi a un livello quasi divino. Le immagini del capo appaiono ovunque, così come statue e altri monumenti innalzati alla grandezza e alla saggezza del capo. Slogan del capo ricoprono enormi cartelloni, e libri contenenti i discorsi e gli scritti del capo riempiono le biblioteche e le librerie. Il livello di adulazione può raggiungere vette che appaiono assurde. Ad esempio, durante la Rivoluzione culturale cinese, tutte le pubblicazioni, comprese quelle scientifiche, avevano una citazione di Mao Zedong, e tutte le citazioni di Mao apparivano in grassetto e in rosso .

[2]   Vecchia canzone di Enzo Jannacci, dove le gesta di una tale Veronica, che abitava in via Canonica,  vengono rievocate con nostalgia.

[3] Psikhushka (manicomio), trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici.

[4] Al di là dell’episodio, che rende questi dei antropomorfi così simili e vicini a noi disgraziati mortali, dominati dalle passioni, inclini alle tresche e soggetti ad essere scoperti, ho sempre trovato molto interessante la teoria di Luciano di Samosata  il quale osservò tutto ciò che non doveva essere frutto di pura fantasia, ma faceva  riferimento alla congiunzione di Marte e Venere nelle Pleiadi.

[5] Luciano di Samosata ( in latino: Lucianus Samosatensis; Samosata, 120 circa – Atene, tra il 180 e il 192) è stato uno scrittore e retore greco antico di origine siriana, celebre per la natura arguta e irriverente dei suoi scritti satirici.

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