La Rai è un’azienda laica

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E’ vero, la Rai è un’azienda “laica” . Lo ha affermato ieri Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, in risposta alle polemiche seguite alla richiesta di alcuni telespettatori che chiedevano semplicemente di spostare, e non come ha scritto qualcuno di censurare, in seconda serata la programmazione della fiction “Il padre delle spose”.

E’ vero, la Rai è un’azienda “laica” . Lo è al punto tale che, con un’operazione spudoratamente ideologica, decide di mandare in onda in prima serata una fiction in cui ai telespettatori, quindi anche ai bambini che dinnanzi al tubo catodico spesso risultano culturalmente indifesi, viene proposta una visione distorta della famiglia e del matrimonio. Operazione rischiosa dal punto di vista culturale, ma politicamente assai corretta che i vertici Rai hanno pensato bene di edulcorare ulteriormente facendo ricorso al volto pacioso e bonario dell’ormai melenso Lino Banfi.

E’ vero, la Rai è un’azienda “laica” . Lo è perché un’azienda pubblica non può non esserlo e perché tutti “laicamente” devono avere la possibilità di esprimere le proprie idee. Tutti, tranne i cattolici ovviamente. “Integralisti” e “antimoderni” come sono, i cattolici non devono avere diritto di parola nemmeno se ciò che viene propalato alla gente coincide con quell’astio anticattolico che si sta tentando di imporre alla nostra società attraverso ogni mezzo.

E’ vero, la Rai è un’azienda “laica” . E il messaggio che vuole farci giungere è chiaro: l’atteggiamento che si ha nei confronti del fenomeno gay è frutto del pregiudizio, cattolico ovviamente, ma anche un paese culturalmente retrogrado come l’Italia, se lo vuole, può cambiare. Del resto il protagonista de “Il padre delle spose” è un contadino meridionale “”di sani principi”” morali che si reca in Spagna per far visita alla propria figlia. Giunto nella terra dove il sole della modernità e del progresso splende ogni giorno di più, il contadino meridionale scopre che la figlia è lesbica, “”sposata”” e che con loro vive pure la bimba che una delle due donne ha avuto da un precedente rapporto. Dinnanzi a tale situazione come credete reagisca il contadino meridionale cattolico e di “sani principi” interpretato da Lino Banfi? Dopo l’iniziale diffidenza accoglierà di “”buon grado l’omosessualità della ragazza, facendo prevalere l’affetto sul pregiudizio””, cattolico ovviamente.

E’ vero, la Rai è un’azienda “laica”. E definendosi “laico” anche lo Stato italiano è ad una sana laicità che esso vuole educarci. Ma nel momento in cui vigliaccamente si oscura un sito, come accaduto a CulturaCattolica.it, per non permettere che su un tema delicato come la questione gay si esprima un giudizio diverso da quello imposto dalla mentalità dominante cosa significa? In questo caso i “fondamentalisti” e gli “integralisti” sono i cattolici che liberamente esprimono la loro opinione o coloro che tentano di zittirli? Forse val la pena ricordare che essere laici significa dare a tutti, senza distinzione di razza, censo, religione o cultura gli stessi diritti di cittadinanza, libertà ed espressione.

E’ vero, la Rai è un’azienda “laica”. Ma stando a quanto riportato nel Decimo rapporto annuale sulle abitudini e sugli stili di vita dei ragazzi”presentato dall’”Osservatorio adolescenti della Societa’ Italiana di Pediatria” pare che sia il crescente consumo di televisione a stimolare nei ragazzi lo sviluppo di comportamenti aggressivi fino a farli sfociare nel bullismo.

Tutto ciò che la Rai e gli altri mezzi di comunicazione ci propinano, quindi, è “laicamente” vero, ma altrettanto vero è anche quanto scriveva Marco Lodoli su Repubblica già nel 2002: “a me sembra che sia in corso un genocidio di cui pochi si stanno rendendo conto. A essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti, il bene più prezioso di ogni società che vuole distendersi verso il futuro. […] Crescono rintronati dalla televisione, dalla pubblicità e da miti bugiardi, da una promessa di felicità a buon mercato, da mille sirene che cantano a squarciagola, e accanto a loro non c’è altro che riesca a farsi spazio. E così, poco alla volta, perdono ogni facoltà intellettiva, fino a diventare totalmente ottusi. […] Il nostro mondo è in pericolo non solo per l’inquinamento, la violenza, l’ingiustizia, il prosciugamento delle risorse prime. La nostra civiltà rischia grosso soprattutto perché la confusione sta producendo esseri disadattati, creature che non saranno in grado di cavarsela, milioni di giovani infelici che strada facendo – la strada che noi adulti abbiamo disegnato – hanno perduto il pensiero”.

Nella home page del Corriere trionfalisticamente si riporta la notizia che “Il padre delle spose” è stato visto da 7 milioni di spettatori. Come già è stato scritto, nella fiction una delle “spose” è anche madre di una bimba. Sarebbe opportuno che il Corriere, per completezza d’informazione, ai propri lettori consigliasse anche la lettura del libro “”Ho due mamme”” scritto da Claire Breton, nel quale l’autrice, oltre a raccontare le storie di adolescenti che come lei hanno vissuto in famiglie composte da omosessuali, spiega anche che ognuno di loro, raggiunta la maturità, nutre il profondo desiderio di “creare la famiglia che mi è mancata”.

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