La quadratura del cerchio

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Una acuta analisi della situazione politica e dei nuovi scenari possibili, con una nuova concezione della Destra art. del Sen. Paolo Danieli

 

Qualche settimana fa Marcello Veneziani, uno dei più brillanti intellettuali italiani, ha lanciato un appello a tutti gli uomini di destra di buona volontà affinché, abbandonati particolarismi, personalismi, egoismi e rancori, diano vita ad un nuovo, unico contenitore della destra politica nazionale.

 

L’appello, proprio perché lanciato da un profondo conoscitore di quel mondo, ma soprattutto da una persona assolutamente disinteressata e per il bene di quella comunità ideale e politica cui egli stesso sente di appartenere, è uno di quegli atti nobili destinati a rimanere, se non nella storia, nella memoria di coloro che continueranno a riconoscersi in essa.

Ma l’appello di Veneziani è anche un atto politico che mette davanti alle proprie responsabilità tutti coloro che a vario titolo sono i referenti di almeno un pezzetto di quel mondo che oggi si trova diviso e paralizzato. Le responsabilità sono note, ma non è questo il momento per discuterne. E poi riguardano il passato, anche se recente. Adesso è il momento di guardare al futuro. E, se si è capaci, di costruirlo.

Il popolo della destra sente l’esigenza di ricostruire una casa comune. Non tanto per ragioni affettive, ma per pesare di più. E il momento, dato che tutti i partiti sono messi in discussione e che tutto è in movimento, sarebbe anche il più propizio. Ci sono però due ostacoli.

 

Il primo è l’inveterato individualismo che caratterizza l’ambiente: troppi galli, ognuno interessato al proprio pollaio più che a costruire qualcosa di serio. E’ un ostacolo destinato ad essere rimosso quando si accorgeranno che i loro pollai non contano niente. Allora si rassegneranno ad accettare la logica dell’aggregazione, a stare insieme, per amore o per forza. Finora per farglielo capire non sono bastate le leggi e le batoste elettorali. Si spera che il rapido evolversi del quadro politico possa fare il miracolo.

 

Il secondo è l’allocazione di buona parte della destra nel contenitore berlusconiano, che però comincia a stare stretta a qualcuno. In un sistema bipolare fare la destra del centrodestra era un’ottima soluzione, com’è in parecchie democrazie occidentali. Inoltre questa situazione garantisce una certa tranquillità a diversi esponenti della destra. Entrambi questi elementi determinano una forza d’inerzia che gioca al mantenimento dello status quo.

 

Ora però con il Pdl che scricchiola e con l’appannamento del suo leader si potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di un centrodestra federato che, in un momento di oggettiva difficoltà, per prendere più voti decide consensualmente di scomporsi nelle sue componenti, in modo da differenziare l’offerta politica. Questo, ovviamente dipenderà molto dalla nuova legge elettorale. Ma se essa lo consentisse si potrebbe verificare la quadratura del cerchio: la ricostruzione della casa comune della destra e al tempo stesso l’alleanza con il centro moderato che garantisce il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza.

 

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