La protesta incanalata

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""...una grande messinscena, messa in piedi per addomesticare la protesta ed incanalarla in un movimento politicamente innocuo ..."" art. del Sen. Paolo Danieli

 

La rosa dei candidati alla presidenza della repubblica proposta dai grillini chiarisce una volta per tutte l’equivoco sul quale Grillo ha giocato per raccogliere il maggior numero dei voti possibile: il Movimento 5 Stelle non è qualcosa di nuovo, al di fuori degli schemi e della logica destra/sinistra, come volevano dare ad intendere, ma è un movimento di sinistra.

Lo dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, il fatto che tutti e i suoi candidati sono di sinistra: Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Gabanelli, Gustavo Zagrebelesky, Gino Strada, Romano Prodi, Stefano Rodotà e Ferdinando Imposimato.


Di questo devono prendere atto tutti quegli elettori “di destra” che per protesta hanno dato il voto a Grillo autogiustificandosi col fatto che non sarebbe né di destra né di sinistra. Un bel par di palle! Quello era un escamotage propagandistico dell’abile imbonitore per attrarre voti anche da destra. Ma a tutti gli effetti quel voto è stato consegnato nelle mani di personaggi che per storia, posizioni e obiettivi sono di sinistra. Ma c’è di più.


Se poi si considera che il vero candidato del M5S è Romano Prodi, allora cade anche l’equivoco, ancora più grave, che egli vorrebbe rappresentare il cambiamento. Candidando Prodi in un sol colpo Grillo ha smentito sé stesso e tutta la messinscena dei “vaffa…”, della protesta gridata nelle piazze, della volontà di spazzare via la classe politica attuale per sostituirla con forze fresche e capaci. Circa la loro capacità ne abbiamo avuto un saggio in questo primo scorcio di legislatura. Sulla volontà di rinnovare…beh se questa ha il faccione di Prodi, s’è capito tutto.

Anche da parte di chi non voleva capire.


Insomma una grande messinscena, messa in piedi per addomesticare la protesta ed incanalarla in un movimento politicamente innocuo e pronto, all’occorrenza, ad essere usato per mettere al vertice dello stato un simbolo della sinistra e della vecchia politica. 

 

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