La protesta di un fannullone

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Ebbene sì, da sette anni sono uno dei tanti (troppi?) dipendenti pubblici, quel vasto parco di lavoratori a tempo indeterminato sul quale si sta scatenando la caccia al fannullone.

Come ci sono capitato? Dopo quasi trent’anni di lavoro presso aziende private, dopo fallimenti e ristrutturazioni aziendali, dopo contratti precari, sono stato ripescato dagli ammortizzatori sociali e ammesso ad un concorso, che ho vinto, per impiegato tecnico amministrativo presso l’Ateneo bolognese. Sono al Front Office, non nel chiuso di un ufficio, a navigare sul computer con la tazzina del caffè fumante e il giornale sportivo aperto sulla scrivania. Certo che l’amministrazione pubblica è fatta di tanti uomini e di ancor più numerose donne, certo che alcuni/e di loro non si attivano più di tanto ma la stragrande maggioranza, almeno qui a Bologna per quel che vedo, fanno il loro lavoro con cura a fronte di stipendi risicati, con possibilità di avanzamenti di categoria vicine allo zero. Adesso che la caccia è aperta sarà dura riuscire a sfatare i falsi miti sui “”fannulloni”” che si annidano nelle pieghe della Pubblica Amministrazione, perchè i mass media e gli altri lavoratori hanno bisogno di vedere teste che cadono, come all’Atc di Milano, invocano a gran voce un repulisti generale in nome dell’efficienza: efficienza che nella nostra regione è sempre stata al top delle realtà più efficaci nei servizi. Il fenomeno degli scansafatiche è prevalentemente colpa di una politica invadente, di un sistema politico pletorico che ha creato a sua volta un sistema burocratico a propria immagine e somiglianza, pachidermico e poco funzionale. La Francia, ad esempio, ha cinque milioni di dipendenti pubblici, percentualmente più di quelli italiani, eppure il Presidente Sarkosy ne parla con orgoglio. E anche l’Emilia, dicevo, funziona bene: si potrà migliorare certamente e non pretendo sia una zona franca, al riparo dall’inchiesta del Ministro Brunetta, ma ci sono realtà regionali ben più eclatanti dove intervenire! E mi riferisco alla Sicilia, regione a statuto autonomo e speciale, dove quasi l’intero bilancio viene speso per la pletora dei propri dipendenti pubblici, tra l’altro strapagati rispetto a noi emiliani. In Sicilia, alle ultime regionali, il centro-destra ha vinto con il 70% dei voti, riconfermati alle politiche, l’esatto opposto che nella nostra regione. Questo governo allora si impegni a riformare l’elefantiasi della burocrazia dell’isola, per dare il buon esempio, invece di lanciarsi in crociate nazionali aprendo un fronte troppo vasto per i suoi stessi inquisitori: cominci da dove ha maggiori consensi e dove ci sono davvero problemi irrisolti da tempo. Se ci sono sacche di fannulloni e se sono solo il frutto di clientele politiche allora costituiscono un problema. Ma un problema della Politica, non dei singoli lavoratori.

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