La politica e la partecipazione

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Siamo andati a salutare Bruno Rinaldi, esponente dell’opposizione nel consiglio comunale di Castelvetro, per sapere del clima politico che si respira nei nostri paesi della provincia…

Signor Bruno che notizie ci porta da Castelvetro?

 

La notizia bella è che Castelvetro ha avuto la fortuna di avere avi lungimiranti che ci hanno consegnato bei monumenti, un bel centro storico, un bel castello a Levizzano, un bel oratorio romanico, ha pure avuto una natura magnanima che ci contorna con colline lussureggianti coltivate in modo magistrale da agricoltori che lavorano con il cuore, poi abbiamo il rovescio della medaglia, un’amministrazione che non fa l’amministrazione, ossia, impoverisce il tessuto economico del paese facendo fuggire la imprese, e si lascia andare a piani regolatori fatti senza calcolare compiutamente gli effetti, risultato è che ad esempio a Levizzano Rangone sta nascendo un palazzone stile periferia di Modena…… una vera schifezza!

 

Fare politica in un paese dove è più facile conoscersi e parlarsi e mantenere vivi i rapporti interpersonali come viene vissuto il rapporto cittadino – partiti politici o cittadino- Palazzo Municipale?

 

Metto sempre al primo posto il rapporto personale ed umano, sia con le persone politicamente a me vicine sia con quelle che non la pensano come me.

La gente ti ferma per la strada, ti saluta, ti chiede informazioni, ti fa presente disagi sociali purtroppo sempre maggiori, il mio compito è quello di dar seguito a tutto ciò, e lo faccio come le mie capacità mi consentono.

Purtroppo però manca una cosa, comune certamente a tutta la provincia di Modena e oltre, manca la partecipazione ai consigli comunali, sembrerà una sciocchezza, ma io ritengo grave che l’organo di governo del paese sia pochissimo frequentato dalla cittadinanza che viceversa si dovrebbe interessare, ma non è  evidentemente colpa dei cittadini, noi a Castelvetro stiamo facendo una grande campagna di sensibilizzazione proprio relativamente a questa questione, oggi le presenze in consiglio sono circa di una ventina di persone, ma la sinistra preferisce forse non divulgare troppo le scelte spesso molto criticabili che vengono adottate nei consigli  comunali, da cui la situazione desolante.

Questa sinistra parla tanto di partecipazione, ma la auspica solo dove gli conviene e soprattutto solo dove non gli fa danno.

Il rapporto tra cittadino e palazzo municipale, è spesso di sudditanza e si svolge quasi esclusivamente sul piano tecnico, sarebbe necessaria una maggiore volontà anche dell’amministrazione di coinvolgere il cittadino nei processi decisionali ed informativi, ma per quanto detto prima lo trovo abbastanza improbabile, infatti non sono mai stati approvati nostri ordini del giorno che chiedevano consigli comunali aperti, ossia dove i cittadini possono dire la loro, una grande tristezza!

 

Oggi, la partecipazione del cittadino alle decisioni o alle proposte della  politica mi pare venga attualizzata attraverso i sondaggi, la raccolta delle firme, i gazebo e le petizioni: quindi più una ricerca di sottoscrizioni  e adesioni che volontà di acquisire proposte o confronto dialettico.

 

Quale è il suo giudizio in proposito?

 

Relativamente la partecipazione sono stato abbastanza chiaro nella precedente risposta, ma relativamente al confronto in generale e a quello dialettico in particolare, la mia opinione è che esso è assolutamente insufficiente per non dire assente.

Sarebbero assolutamente da incentivare incontri pubblici periodici tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione, sarebbero grandi occasione di apertura verso la cosiddetta società civile che in buona sostanza è poi costituita  dalle persone che ci hanno eletto e che non dovrebbero essere dimenticate così velocemente.

 

Lei come esponente politico eletto direttamente dalla gente, nella pratica, che tipo di comunicazione interattiva riesce a mantenere con i suoi elettori o  quali vorrebbe instaurare avendone gli strumenti?

 

La comunicazione è fondamentalmente verbale e scritta, ossia per la strada, nei bar, nei locali c’è sempre l’occasione di incontrare un cittadino che ti saluta e che conversa con te dei più svariati problemi, dai più banali ai più complessi, poi esiste il giornalino comunale che almeno a Castelvetro è parecchio letto e che io sfrutto il più possibile, infine i locali quotidiani, mi riservano s
empre dello spazio e quindi mi si da l’opportunità di far apprendere al cittadino molti fatti che altrimenti rimarrebbero nel palazzo comunale.

Vorrei la possibilità di confronti pubblici periodici, sono certo che anche noi del centro destra avremmo qualcosa da dire e da proporre avendo dall’inizio della legislatura proposto in consiglio comunale 84 Interrogazioni e 139 Ordini del giorno, numeri notevoli per chi ha esperienza amministrativa.

 

Nel suo comune esiste una scuola o un dopo scuola dove si fa o si può apprendere rudimenti elementari di politica?

 

Purtroppo no, ma se ci fosse sarebbe con ogni probabilità non particolarmente obiettiva.

 

I “comitati” per-pro- contro-anti- sono più lo sbocco inevitabile  di una democrazia matura o la sconfitta dei movimenti e partiti politici come momenti di sintesi al di sopra dei particolarismi?

 

Non amo i comitati e li reputo il fallimento della politica nel migliore dei casi, oppure uno stratagemma spesso messo in atto dalla sinistra per far protesta, sfamando quindi gli appetiti protestatoli di certi settori della società, e così facendo mantenere sia il voto che i “contenuti”.

 

Il rapporto cittadino /politica a volte ricorda quello tra Genitori / spinello: un rassegnato “speriamo” mentre il disvalore cresce. C’è un rimedio a questo baratro fatto di rassegnazione che inghiotte tutto?

 

Si, tornare tra la gente, ma non in modo populista e stile “sinistra”, ma tornando tra la gente anche culturalmente, comprendendo compiutamente i problemi e fornendo un progetto per una società a misura d’uomo senza utopie ma con pragmatismo e praticità.

La classe politica Italiana è certamente in crisi, ha gli anticorpi per saltare fuori dallo stallo, occorre però una cura forte non priva di controindicazioni, ma in questo caso la bugia pietosa al medico non è concessa, occorre comprendere la gente e sapere ad esempio cosa costa un chilo di pane e un litro di latte, chissà se lo sanno tutti…

 

L’on.  Giovanardi approda nel PPL e invita UDC e AN a fare altrettanto: Lei cosa ne pensa?

 

Penso che AN e UDC hanno alle loro spalle una storia che implica meccanismi decisionali un po’ differenti rispetto quelli di F.I, credo che essi vogliano rispettati, ma tornando alla domanda penso fermamente che occorra dare inizio al più presto ad un processo federativo, senza tentennamenti e senza troppe riserve, ponendo l’Italia in posizione centrale, tutto il resto conta meno e  “le poltrone ,le sedie e gli sgabelli” rispetto al bene della nazione non devono contare nulla.

 

Anche nelle migliori famiglie c’è differenza di opinioni e di comportamenti. A soluzione qualcuno adotta il decisionismo altri il pluralismo delle opzioni. Se si conviene di “semplificare” le diversità o le opinioni dell’elettorato con due soli partiti, semplifichiamo per legge anche la composizioni dei diversi governi locali? Perché no?

 

Beh è ovvio che la semplificazione amministrativa deve pervadere ogni ambiente di governo da quello centrale a quello locale, ma non deve in alcuno modo risolversi in una semplificazione delle idee e delle opinioni, sarebbe un ulteriore impoverimento culturale e davvero non ne abbiamo il bisogno.

 

 

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