La minestra rancida e la favola per i bambini scemi o insonnoliti.

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Da qualche tempo Prissy sembra avere perso smalto. È nervosa, aggressiva: evidentemente qualcosa la disturba. Renzo invece mantiene tutto sommato la sua agreste pacatezza, salvo infuriarsi quando sente o assiste a qualcosa che urta il suo buon senso.

La cronaca non ha risparmiato argomenti a Prissy e la vicenda del difficile arresto di un delinquentello a Sassuolo la rinvigorisce.

Quando i vari Tg mostrano le sequenze dell’arresto, filmate con un cellulare da uno degli astanti, si rende conto di avere un asso vincente in mano e sferra il primo attacco:

          Certo non hanno dato prova di civiltà i tuoi beneamati carabinieri. Sono atteggiamenti che fanno pensare alla Germania nazista. Poi non ci si deve lamentare se, quando capita, i ragazzi per difendersi, commettono qualche violenza.

Renzo assiste sconcertato alla sorprendente sequenza e assorbe in silenzio l’ingiuriosa similitudine con la Germania nazista, ma non riesce a tacere circa l’accenno sgradevole e perfido ai fatti di Genova. E ribatte:

          La tua improntitudine è fuori luogo. A Genova, quelli che tu chiami amorevolmente “ragazzi”, hanno commesso azioni ignobili e non hanno avuto ciò che avrebbero meritato. Quanto all’episodio che è stato mostrato ben dieci giorni dopo che è accaduto, episodio ripreso da un cellulare “amico”, io aspetterei a tranciare giudizi. In fondo non sempre ciò che …

Prissy, sfoderando la voce stridula russo-iervolinista, lo interrompe:

          … non negare l’evidenza! I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Come si fa a saltare con gli anfibi ai piedi, con tanta violenza e con tutto il peso su un poveretto steso a terra, inerme, seminudo? Un atto inqualificabile. La gente di Sassuolo, di solida e antica fede marxista, saprà stigmatizzare e condannare con forza una simile vergogna.

È ormai paonazza Prissy e, dimentica di avere di fronte il consorte, strilla come un’invasata, certa com’è di avere nel pugno sinistro l’odiato avversario. Renzo invece, un po’ per quieto vivere, un po’ per prudenza, ribatte borbottando con un semplice:

          Staremo a vedere.

Il mattino successivo girovagando in piazza, Renzo incontra amici e conoscenti e ascolta commenti di tutt’altra musica. La gente ha aperto gli occhi e manifesta tutta la simpatia possibile verso i due Carabinieri. Costoro, nel frattempo, con un provvedimento di chiaro stampo disciplinare, sono stati allontanati dalla sede di Sassuolo.

Addirittura sembra si stiano raccogliendo delle firme per evitare che i due militari siano puniti e perché siano immediatamente reintegrati al loro posto. La stampa nazionale e i Tg nel frattempo si scatenano. Ognuno dice la sua e s’imbandiscono tavole rotonde, ovali e quadrate.

Quando Renzo rientra, all’ora di pranzo, trova sul divano, opportunamente squadernato alla pagina giusta, il quotidiano indipendente ed akkültürato per eccellenza. Il titolo è eloquente: Inciviltà con la divisa.

Prissy lascia che Renzo si sieda ed esordisce:

          C’è un articolo di Giorgio Bocca su Repubblica che vorrei che tu leggessi: esprime con chiarezza il pensiero della gente, del popolo.

Renzo si guarda bene dal dire a Prissy ciò che ha ascoltato in giro e l’umore che ha colto parlando con la gente in piazza. E finge interesse per l’articolo.


Dopo un breve “cappello”, la penna tanto amante dell’obiettività e della verità, si scaglia sui due reietti: “…
in questo caso (i carabinieri ndr ) devono far cessare gli schiamazzi e le minacce che un uomo seminudo, ubriaco, probabilmente violento e psichicamente disturbato lancia da una strada di Sassuolo. Ma è un uomo inerme, e ormai innocuo: nulla giustifica che gli piombino addosso e lo riempiano di botte, alla faccia, al ventre, alle gambe mentre urla come una bestia ferita.

M a è impensabile rassegnarsi a questa inciviltà: vedere tre signori in divisa avventarsi su un poveraccio, saltargli addosso di peso, farlo rimbalzare a pugni da uno all’altro. È mai possibile? Eppure accade a Sassuolo, di domenica, all’ora della Santa Messa, dello stracotto che sfrigola sul fuoco, dell’Olimpiade in televisione.”

 

Renzo termina la lettura. Il pensiero torna indietro nel tempo, a quando l’illustre giornalista-scrittore firmò per  Il Giorno, nel febbraio del ’75, un gioiello di intelligenza, di equilibrio e di verità, intitolato: «L’eterna favola delle Brigate Rosse», in cui scriveva, fra l’altro:

«A me queste Br fanno un curioso effetto, di favola per bambini scemi o insonnoliti; e quando i magistrati e gli ufficiali dei Carabinieri e i Prefetti cominciano a narrarla, mi viene come un’ondata di tenerezza, perché la favola è vecchia, sgangherata, puerile, ma viene raccontata con tanta buona volontà che proprio non si sa come contraddirla.

Questa storia è penosa al punto da dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro: perché nessun militante di sinistra si comporterebbe, per libera scelta, in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra».

È interessante constatare il cumulo di idiozie che già allora l’intellighenzia, costituita per l’appunto dagli “utili idioti”, scriveva e propagandava, trattando gli avversari da “bambini scemi o insonnoliti”.

Tuttavia Renzo tace. Inutile far notare che la descrizione dei fatti è volutamente alterata, faziosa, monca di parti importanti. Inutile dire a Prassede queste cose. È abituata da una scuola ferrea, quando serve alla causa, a negare l’evidenza, sempre. E la faziosità è la sua minestra rancida quotidiana.

Il giorno successivo, 1° marzo, su un giornale locale imparentato con il quotidiano akkültürato per eccellenza, appare un editorialino del direttore, Antonio Mascolo, ove si ricalcano, seppur con prosa diversa,  i medesimi concetti derivati da profonda, acuta, veritiera e documentata analisi: Ma non credo nemmeno si è compito di un tutore dell’ordine saltare a due piedi, con gli anfibi, su un cittadino come fosse un tappeto elastico. Anche nell’arresto più problematico e difficoltoso (e comunque a Sassuolo erano tre contro uno, mezzo ammanettato), si deve capire chi rappresenta la legge che chi le sue violazioni.

riflettiamo bene, carabinieri e polizia sono forze dell’ordine non perché premono il grilletto più non posso.”

E poi prosegue :

“Quando abbiamo deciso di pubblicare su Internet il video dell’arresto lo abbiamo fatto per fornire a tutti un documento; e la prima regola del giornalismo è non nascondere notizie e documenti. La reazione è stata superiore ad ogni aspettativa: migliaia e migliaia di accessi e interventi, migliaia di messaggi di solidarietà alle forze dell’ordine.

Il video del pestaggio di Sassuolo ha fatto emergere umori – modenesi e italiani – non inediti, ma che di certo non venivano più scandagliati e intercettati da tempo. Telefona un collega della radio della “civile” Svizzera e mi chiede come sia possibile questa reazione dura nella “civile” Emilia rossa”.

In quest’ultima frase emerge il vero motivo dell’eco conquistata dall’episodio: come spiegare una reazione come quella che c’è stata, in un contesto politico com’è quello di Sassuolo, rossa cittadina di un’Emilia ancora più rossa?

Si coglie un certo disorientamento, sorgono dei dubbi nelle menti degli strateghi con o senza cachemire, con o senza barca, ma più evoluti:

          M a noi che cosa abbiamo saputo cogliere degli umori, del pensiero della gente?

          Siamo sicuri di averli educati ben bene all’accoglienza, alla solidarietà, all’essere tolleranti e buonisti?

          Siamo sicuri che in quelle zucche si siano radicati ben bene i concetti di cultura multietnica, di apertura, di tolleranza religiosa, di equiparazione a tutto campo?

E poi, ancora più in alto, nella gerarkia del comintern:

          Se questi ci sfuggono di mano e si schierano dalla parte sbagliata, come potremo portare a termine il progetto di allargare il serbatoio dei voti?

          Come potremo continuare ad attingere agli “aiuti internazionali” che ci elargiscono i nostri alleati islamici, grazie ai proventi del petrolio, per sostenere il partito, nella perfetta logica di scambio di favori, se non proseguiremo nella politica delle porte aperte?

Intanto la popolazione di Sassuolo si schiera sempre più apertamente a favore dei Carabinieri, verso le Forze dell’ordine.

Emergono particolari ed episodi del passato che la libera e gloriosa stampa indipendente, così come la libera e gloriosa TV indipendente, avevano lasciato transitare sotto silenzio.

Renzo, continua a tacere.

Il seguito alla prossima puntata.

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