La mia giornata tipo del cavolo

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Sveglia alle 5.40, un sonno mostruoso. Mi lavo la faccia ad occhi chiusi: dormirei quì, piegato sul lavabo. Ieri sera ho fatto tardi davanti alla TV. Colpa mia, tra una pausa e l’altra dell’Adriano mi sono addormentato sul divano. Alle due di notte la Paola è venuta a svegliarmi con la scusa che a letto da sola aveva freddo ai piedi: non ho più ripreso sonno, solo un dormiveglia agitato, nel quale bofonchiavo “”..c’è..lentano..tano…ano””. Ora, mentre guardo la rassegna stampa e le previsioni del tempo, mi sento tremendamente “”lento””, inadeguato ad affrontare il venerdì che è “”rock””. Aaahhh…una tazzuriella ‘o caffé! Ooohh..via, adesso il rito della vestizione, con la mia lei che mi suggerisce gli abbinamenti tra calze, camice, pantaloni e giacche. E’ vietato sbagliare: l’essere eleganti e ben sbarbati è la prima omologazione giornaliera. Apro il cellulare. Uhhhh, com’è pure il PIN ?..1288, 892 oppure 1299 ? Maledetta pubblicità, mi ha confuso le idee, ma come faccio, mica posso odiare Megan Gale! Presto, presto che è tardi, un bacetto alla Paola e sono in strada. Volo e parcheggio. Radio accesa, è ancora presto, assaporo questi pochi minuti cercando sulle frequenze una canzone che mi piaccia: la fischietterò fino alla stazione lasciando affiorare i ricordi. Non riuscirei a spararmi direttamente su per le trombe di eustachio la musica, come fanno i ragazzini con i loro lettori-CD o con quelle figate degli HI-POD, sono sicuro che, con un organo di senso in un’altra dimensione, finirei per perdere o sbagliare treno. La donna di colore che lava il sottopasso è sicuramente slow, lenta. Infagottata nella tuta di servizio non alza neppure gli occhi dal suo lavoro, incurante della gente che le sfreccia attorno trascinando rumorose trolley: lei è un punto fermo, noi meteoriti. Deve essere così che è nata l’idea della relatività. Ore 6.35, il quotidiano all’edicola me lo porge “”Lampados””, sempre paonazzo di raggi U.V.A. Parla in continuazione di viaggi esotici, di spiagge bollenti e di gnocche da vertigine: non gli do corda, dico che ho fretta e, d’altronde, che potrei raccontargli, delle mie rare vacanze a Marina di Ravenna ? Deprimente. Salgo sul treno, è in ritardo anche stamattina. L’abbiamo aspettato in silenzio, tutti, pure le famiglie meridionali plurivaligiate. Non abbiamo più la forza di protestare, le FS ci hanno vinto per sfinimento. Mentre apro il giornale che parla, guarda caso, di guerre e disordini, penso che, in fondo, alla gente importi poco di ciò che accade lontano da noi: siamo troppo impegnati a combattere la nostra guerra personale contro il caro prezzi che umilia il tuo stipendio anoressico, con le conseguenti tensioni familiari che ti creano il vuoto attorno, mentre soffochi nella strozza le tue ragioni. C’è voglia di urlare nell’aria, ma si tira avanti per rispetto del dovere, attingendo ad una nostra grande forza morale, forza che, ahimé, scarseggia visibilmente nei palinsesti televisivi  che allietano (?) le nostre serate, zeppi di reality show inquietanti che calamitano le attenzioni morbose di milioni di italiane/i. Ore 7.35, arrivo a Bologna, è ancora buio. Le torme di pendolari migrano lungo i sottopassaggi, sigarette finalmente accese da avidi boccate, volti cupi, passo svelto e sguardi fissi in avanti: sembriamo tutti afflitti dalla sindrome del martirio, della serie “”tiremm innanz !””. Allucinante. All’uscita della stazione ferroviaria ci vengono incontro gli strilloni dei giornali gratuiti. City, Leggo, Metro, nomi accattivanti e “”gratis””, te li ficcano in mano, te li portano persino sull’autobus che sta per partire, ovunque in stazione ne trovi dispenser pieni: ma se arrivi con il treno delle 8.40 non ne trovi più manco uno. E poi dicono che siamo un paese che legge poco! Corro alla fermata dell’autobus. Davanti a me ragazzine che camminano guardando fisso il cellulare come fosse un navigatore satellitare vanno a sbattere nella ressa ma continuano a cliccare rapite: livide in volto battono i denti, ma la maglietta corta di misura mostra ombellico e reni come impone la moda. O.K. baby, your body is beatiful ! Arriva il bus che porta in centro storico: pieno murato, ma non ho scelta,sono già in ritardo quindi getto i miei cento kili x 1.85 nella mischia..Avete presente un bus dell’Atc, linea 25 ? Posti a sedere nr. 22, posti in piedi nr. 85 : a sedere tutto occupato, chiaro, mentre in piedi stipati come sardine in vasetto l’equivalente di otto squadre di calcio con relativi zaini e borsoni. Noi sventurati sappiamo come dovevano sentirsi i deportati in Germania dentro ai vagoni ferroviari..Il centro di Bologna è bellissimo nel risveglio mattutino. I portici, costellati di Bar e pasticcerie, ti risucchiano che è un piacere, effimero, purtroppo breve ma improcrastinabile, come un rito al dio sole. Le studentesse universitarie entrano in Facoltà impettite, abitini firmati e tacchi alti sembrano sfilare incontro al dottorato che le eleverà di rango, come vuole la mamma, lustrando continuamente il video-telefonino manco fosse la lampada di Aladino. Ore 10.45, consegna e ritiro della posta. Sbocconcellando un panozzo percorro le storiche vie, transito in piazza Aldrovandi, con il suo mercatino permanente di frutta e verdure, strada Maggiore, via San Vitale, via Petroni, con le loro botteghe centenarie. Eccomi in Piazza Verdi, che si fonde con via Zamboni, il centro universitario bolognese per antonomasia. Tutto parte e finisce da questo luogo, okkupazioni comprese, come testimonia la sede della Facoltà di Lettere e Filosofia: occupata di recente, è tutta un graffito di protesta, portici e scaloni interni. Oggi c’erano le lauree e bastava osservare le facce dei parenti dei laureati per capire il loro disagio, mentre i punkkabbestia di via del Guasto intonavano il coro di “” Dottoreee, dottoree, dottore del buco del c…, va ‘ffa …””, goliardici pure loro all’occasione.. Sapreste distinguere un turista da un bolognese residente? Io sì. I turisti passeggiano occhieggiando vetrine e splendori architettonici, mentre i residenti camminano a testa bassa per non calpestare incautamente le deiezioni canine, innumerevoli nonostante il Comune abbia istituito un buffo mezzo di ..intervento, una moto speciale con aspiratore incorporato: l’addetto percorre in moto vie e porticati, si ferma in prossimità del corpo del reato, estrae dalla..””fondina”” l’aspiratore et ..voilà, il gioco è fatto! Ma come si fa a mettere in croce un sindaco come Cofferati, ditemelo, un sindaco che si batte contro il degrado della città al punto di far ..aspirare le cacche dei cani! E poi si lamentano che non c’è più democrazia! Basta, basta, io non ci casco più: il prossimo giovedì poi quel ciarlatano di Celentano se lo guardano gli altri, magari i centri sociali, che sono la sua platea preferita. Io vado a letto prima, a scaldare i piedi alla Paola e, magari, anche il resto..

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