La ‘media’ al nord è sempre più bassa

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La classe media scivola verso il basso perché perde potere d’acquisto reale: paga più medicine, più servizi scolastici, più servizi energetici, più tasse, deve mantenere i figli più tempo, deve farsi carico del costo dei genitori, i suoi risparmi non riescono più a ricapitalizzarsi. 

 


Riccardo Illy, imprenditore ed ex governatore del Friuli Venezia Giulia, parlando a La Repubblica dell’area progressista che ha rappresentato nelle istituzioni, pur da indipendente, ribalta una concezione diffusa: “”Le fratture non sono la causa, ma l’effetto dell’eclissi progressista. Il problema è l’incapacità di diagnosi precoce di crisi e sfide. Il Nord è l’area più colpita dalla globalizzazione. Resta l’ultimo, precario Occidente italiano. Per questo, scosso dalle migrazioni e dalla robotizzazione che travolgono lavoro e salari, non decodifica più il linguaggio di una sinistra novecentesca. Non mi pare che i dirigenti del centrosinistra siano concentrati sulle disuguaglianze e sulle povertà prodotte dalle diverse globalizzazioni sul neo-proletariato di giovani e classe media. Se non capisci cos’è il Nord, il Nord non può capire te””.

Non so quante volte ho scritto, qui nell’appuntamento settimanale con Dabicesidice o in quello quotidiano del ‘Pensierino del mattino’ nel mio profilo Facebook, che la narrazione di Renzi e del suo Pd non corrisponde alla realtà, alterata dalla volontà di mostrare miglioramenti quando invece le misure adottate stanno strutturalmente distruggendo il futuro dei giovani con un lavoro sempre meno tutelato; la sinistra che gli si oppone si è rinchiusa in una alternativa di palazzo, tutta incentrata sul potere, altrettanto sterile, inutile e incomprensibile.

La classe media, quella su cui si basava lo sviluppo Italiano, solida base su cui cresceva l’elite e a cui si aggrappavano le classi popolari, sta diminuendo per numero e influenza sociale, destinata ad essere trascinata verso il basso, pur con qualche rara eccezione. Del resto i mercati hanno abbandonato da molto tempo la fascia media, concentrandosi su prodotti popolari o di lusso.

La classe media scivola verso il basso perché perde potere d’acquisto reale: paga più medicine, più servizi scolastici, più servizi energetici, più tasse, deve mantenere i figli più tempo, deve farsi carico del costo dei genitori, i suoi risparmi non riescono più a ricapitalizzarsi. La classe media scivola verso il basso perché la perdita del lavoro, ipotizzabile per tutti, basta a precipitare la condizione famigliare.

Se così è come credo che sia, non trovando risposte alla sua necessità di sicurezza nelle politiche progressiste, quelle storicamente più attente alle fasce medio e medio basse, ad una distribuzione dei redditi basata anche sul bisogno, l’Italiano ricerca alternative di sistema: ecco la voglia autonomista di fronte a uno stato che non gli garantisce diritti e legalità. Come dice Illy, se è impossibile governare lo stato, è ancora possibile governare le regioni e per questo cresce la richiesta di autonomia: “Il risveglio della voglia autonomista  nasce dal bisogno di un potere pubblico governante”, dovendo però ammettere poi che senza un Paese, anche i territori soccombono” e comunque l’autonomia  si coniuga solo in una Europa degli stati federati: “Se si confonde l’autonomia con l’egoismo, primo quello fiscale, i limiti superano le opportunità””.

Come altra reazione, gli Italiani si chiudono nella paura: “”Paura e violenza – spiega Illy -grazie all’ignoranza, restano marginali quando le istituzioni collettive, oltre che lobbismo economico, producono cultura e giustizia. Europa e Italia scontano la crisi del potere esecutivo e di quello legislativo. Si affidano al solo potere giudiziario-repressivo”.

Va a finire che le analisi del tetragono Landini non sono soltanto rigurgiti ideologici.

 

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