La lunga malattia di Telemodena

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Dai ‘rumours’ alla cruda realtà. Vi proponiamo un approfondimento sul tema redatto dall’ing. Giuseppe Venturi : una fotografia della situazione con una sapiente ‘messa a fuoco’ di un problema serio per tutti gli uomini che vogliono essere liberi

Da almeno due mesi si sentivano ‘rumours’, vaghi sospetti, timori apparentemente ingiustificati, sfiducia nelle strategie economico-editoriali dell’ennesimo acquirente dei due canali Telemodena e Mantova TV, ma nulla di concreto cui appoggiarsi. I fatti non suffragavano i timori diffusi ad arte, secondo qualcuno, da qualche malalingua.

Ma non ci volle molto per capire che i timorosi non avevano avuto tutti i torti. E’ il caso di dire che chi pensava male magari faceva peccato, e rischiava anche una querela, ma non aveva avuto del tutto torto. E i fatti di questi giorni paiono dare ragione ai timorosi.

Quali fatti?

Facciamo qualche passo indietro. A mio parere le prime avvisaglie di crisi ci furono già qualche anno fa quando il fondatore Nicolini cominciò a ridurre le spese per lo staff redazionale e giornalistico. Memorabile fu quando la redazione del TG perse il dott. Eli Benedetti che ora è vicecapoufficio stampa al Senato della Repubblica a Roma.

Sin da allora il malato fu curato con la medicina sbagliata. Una televisione locale non può fare concorrenza ai grandi network, ma deve sapersi trovare una sua nicchia di lavoro sviluppando quanto i grandi networks trascurano: la copertura del territorio con servizi giornalistici dedicati ed efficienti. Coprendo sia gli aspetti della cronaca rosa e nera dei vari centri della provincia, che la vita delle aziende, delle istituzioni, della scuola e della università, il colore locale, il turismo e l’ambiente e gli spettacoli nella provincia, le istanze della gente e le risposte degli amministratori. Per fare questo ci vogliono due o tre gruppi con tecnico audio e video ed una auto di servizio, e un paio di giornalisti nello studio per dirigere e leggere le notizie e commentare le riprese. Poi una cabina di regia per il montaggio rapido, e una messa in onda capace di mandare rapidamente in antenna questi servizi.

Poi qualche talk show per analizzare fatti e problemi del territorio, eventi sportivi e politici. Ecco che lo spettatore interessato alla vita della provincia segue fedelmente il canale locale che poi fa da traino a pubblicità di aziende anch’esse locali. Sembrerebbe logico. Invece sin da allora si scelse la strada della economia a breve, foriera di danni strategici a lungo termine. Si sguarnì il gruppo di giornalisti, si usarono sempre più giovani apprendisti di belle speranze, ma di zero esperienza, assunti con contratti a termine. E la qualità del TG cominciò a soffrire nonostante i tenaci sforzi del direttore Smerieri che, alla fine, dovette amaramente gettare la spugna dando le dimissioni. Dimissioni che furono prontamente accettate.

Telemodena senza un vero TG locale avrà vita ancor più difficile. Innanzitutto non so se potrà ancora beneficiare dei sussidi statali all’editoria, dell’ordine di quasi mille euro al giorno, e riservati solo ai canali locali che fanno almeno due ore giornaliere di cronache locali. Poi abbiamo letto che le istituzioni locali, vecchi clienti di Telemodena, potrebbero rinunciare ad acquistare il tempo di trasmissione che viene usato per illustrare le cronache politiche del Consiglio Provinciale e del Consiglio Comunale.

Altre trasmissioni autoprodotte non ve ne potranno essere perchè richiedono sempre il contributo di giornalisti e della cabina di regia. Cosa resta? Basta vedere. Abbiamo avuto ore di schermo nero, qualche ora notturna per sexomaniaci dal telefono facile, ma costosissimo, il giorno  viene dedicato troppo spesso a maghi, imbonitori, lettori delle carte, venditori di numeri al lotto, ‘ciocapiatt’ e cose varie che a mio modo di vedere rappresentano truffe potenziali alle classi deboli che abboccano all’amo. Anche se pare rappresentino una miniera d’oro per l’antenna che li trasmette. In sostanza Telemodena si sta avviando sulla strada di MantovaTV, allineandosi alle altre TV dell’editore attuale, TV che vanno dal Piemonte al Veneto passando per l’Emilia. Altre avvisaglie le avemmo alcuni mesi fa, quando il precedente proprietario chiuse Mantova Notizie e TG Modena unificandoli sotto l’unico marchio ‘Notizie in punto’. La produzione sia della parte modenese che della mantovana però restava sempre collegata con ponte radio all’antenna di Serramazzoni, quella che trasmette anche Telemodena sull’analogico terrestre.

E sin qua il pubblico modenese non reagì troppo. Poi la redazione mantovana delle notizie fu chiusa nel silenzio generale, mentre il lavoro per i giornalisti e per i tecnici di regia e produzione di via Salvemini continuava a ridursi nonostante rimanesse solo la gestione delle notizie modenesi. ‘Faremo la fine di MantovaTV e del suo staff?’ si chiedono i tecnici ed i giornalisti rimasti. Perchè il desiderato e necessario risanamento economico di Telemodena continuava a percorrere una strada sbagliata riducendo sempre di più la quantità e la qualità dello staff tecnico e giornalistico fino alla situazione odierna: schermo nero, staff demotivato ed inerte in attesa del peggio.

 Gli studi di via Salvemini sono morti. Come fare a resuscitarli? Io penso che la cosa dovrebbe essere messa sotto osservazione non soltanto dalle istituzioni locali che comunque hanno già altri canali cui appoggiarsi, ma anche dalle associazioni di categoria modenesi.

Perchè Telemodena rappresentava la sola voce indipendente e lontana dai gruppi di potere locali.

Che non sia per questo che ora sta agonizzando nell’indifferenza generale?

 

 

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